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Edizione di Mercoledì 23 Maggio 2012
Gay Pride a Roma. Sabato tutti in piazza
Gay Pride a Roma. Sabato tutti in piazza
Pubblichiamo il programma e il manifesto politico della manifestazione
Giovedì 07 Luglio 2005
di La redazione di Gaynews
in Appuntamenti

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Programma di Sabato



- Concentramento ore 16 a

Piazza della Repubblica, partenza del

corteo alle ore 17.00

- Via Einaudi

- Piazza dei Cinquecento

- Via Cavour

- Via Merulana

- Viale Manzoni

- Via Emanuele Filiberto

- Piazza di Porta San Giovanni



Per la prima volta il percorso del Gay Pride termina a Piazza San Giovanni, piazza simbolo delle maggiori manifestazioni che toccano il tema dei

diritti civili e della Pace.

Esprimiamo grande soddisfazione per la soluzione trovata con la collaborazione pronta e fattiva con la Questura e il Comune di Roma.



Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli



La Presidente

Rossana Praitano

---

Habemus Pride

Roma, 3 luglio 2005





Il Circolo Mario Mieli sente la necessità di inviare questi appunti alle associazioni glbtq italiane e a singoli esponenti del movimento a pochi giorni dal Pride di Roma del 9 luglio. Molti di voi sapranno già dell’appuntamento, ma può essere utile un “memento” collettivo. Tutte le associazioni romane partecipano al Pride, hanno sottoscritto insieme un documento politico e saranno presenti alle iniziative, nonché chiaramente alla marcia conclusiva. Il tema proposto dal Mieli, prontamente condiviso dagli altri “romani” (e non solo loro), è quello di una richiesta di una legge contro le discriminazioni per identità di genere ed orientamento sessuale, supportata anche da una raccolta firme (sotto forma di petizione), che parte in questi giorni, proseguirà anche dopo il Pride e ci auguriamo possa espandersi anche in altre città.



La scelta del tema è stata pensata come secondo punto focale, dopo quello del Pride di Milano; è l’altra grande richiesta normativa insieme a quella sulle unioni civili, poste non in contrapposizione, ma come mete di un lavoro in parallelo.

Il 28 giugno, ad aprir le danze, ci sarà “Te la do io la patente”: un sit-in a Piazza della Croce Rossa (vicino Porta Pia), alle ore 12, per distribuire fac-simile di patenti ritirate per omosessualità o transessualismo dinanzi al Ministero dei Trasporti, ricordando il simpatico e recente caso di discriminazione avvenuto a Catania.

Qui finisce il riassunto. Per altre informazioni e per il documento politico rimandiamo ai siti internet delle varie associazioni. Inoltre in quanto organizzatori, e chiaramente a nome anche delle altre associazioni di Roma, vi chiediamo le adesioni.



Esaurite le notizie, cogliamo l’occasione per fare qualche considerazione con qualche goccia d’ironia.

Notevole la mazzata del referendum… E’ grazioso vedere la marea di ubriacatura religiosa che monta e si espande senza grande spendita di coscienza critica, marea rafforzata dal prevedibile fallimento referendario. Tutti abbiamo supportato la battaglia, non si poteva fare altrimenti… ma la vera questione è un’altra. Aveva senso la scelta partitica su questo tipo di battaglia? Come si fa a far vincere le staminali e gli ovociti dinanzi all’immediatezza del valore della vita? Persino il correttore automatico del computer si interroga su cosa siano, evidenziando un possibile errore.

Come si fa a sentire D’Alema che con tranquillità dichiara che i promotori erano consapevoli che il referendum non si poteva vincere, ma che un 40% di consensi (nella sconfitta!) si sarebbe ottenuto il successo sperato, per poi avere la forza di far modificare la legge? Perché D’Alema continua a giocare a Risiko, sicuramente con successo, mentre il centro e la destra giocano le guerre vere e le vincono? Commovente la vocazione al suicidio della sinistra, guidata con tanta lungimiranza…Del resto cosa è la Fed se non un sogno da congresso, che un Rutellino qualsiasi può smontare con la facilità e la soddisfazione che ha un bimbo dinanzi alle formine di sabbia? Perché scegliere la via tortuosa del referendum, sgradevole in generale ai cittadini, anziché impegnarsi per inserire nel programma di governo delle elezioni del 2006 la riforma della legge sulla procreazione? Perché non si poteva convincere la Margherita? Ora con una sconfitta-sconfitta, anziché con una sconfitta semplice, è forse più facile? Al contrario ora avvampano sempre più schiere di novelle Bernadette ex-laiche (Pera, Ferrara etc), che hanno visto la luce della rivelazione: i Valori Cristiani. I puri si arrendono facilmente alla sconfitta delle regionali. Se non si possono ribaltare una crisi economica e i fallimenti del Governo (la gente ha capito), meglio spostare l’opinione pubblica dai problemi pratici e dalla disillusione verso valori più alti da difendere. Ed ecco Alleanza Nazionale che ci informa che bisogna capire i bisogni della gente: ritrovare e difendere i valori universali di Dio, Patria e Famiglia. Così scorgiamo tutti la marea mistico-nazionalista che ingrossa ad arte, affinché tale appaia: massa.



Del resto la televisione ci informa minuziosamente sul Ruini pensiero, quasi fosse il detentore di un neo ministero delle Perdute Opportunità. Del resto la televisione ci ricorda deliziosamente la marea (di nuovo) di manifestanti in Spagna a favore della famiglia (presumo non la “Sagrada” di Gaudì, ma certamente sacra). Se poi ci distraiamo, ecco frotte di delinquenti extracomunitari che violentano italiane, perché hanno ormoni malati da sterilizzare, mentre gli stupratori italiani devono avere solo degli ormoni a palla, perché non meritano la stessa attenzione. Temo che le donne in questione non siano colpite più di tanto dalla differenza razziale della violenza subita. Male che vada, se ci saranno ulteriori conseguenze, potranno ricorrere ancora (per ora) ai famosi piccoli omicidi (cosa altro è un aborto se non la logica conseguenza temporale di un embrione persona?).



Domandiamoci: quanto vogliamo dolcemente naufragare in questo mare? Soprattutto come gay, lesbiche, bisessuali e transessuali?

Momento disgraziato questo per fare un Pride, quando al sol risuonar della parola gay, si scatena un’orticaria collettiva, soprattutto in molta sinistra, data l’offensiva gaudiosa del centro-destra. Del resto l’idea predominante a sinistra in questo momento non è di rielaborare una propria identità, che deve essere e rimanere altra, rispetto a quella che prospetta una società mono-valoriale; l’intuizione geniale, da lamette serrate sui polsi, è invece quella di assecondare l’illusione di un popolo crociato. Di contro il centro-destra si adopera placidamente a costruire questa chimera strumentale.



E’ chiaro che l’ironia non può coprire una certa dose di sconforto che prende un po’ tutti, ma c’è anche uno strisciante e pericoloso momentaneo “farsi da parte” di troppi militanti glbtq, per la paura di essere travolti dal frastuono avverso. Sono intuibili le preoccupazioni da realpolitik, con l’aggravante di un possibile riflesso negativo sulle future candidature gay alle varie prossime elezioni. Per fare un esempio in qualche modo fuori dall’associazionismo è positivo invece l’atteggiamento immutato di Franco Grillini. Al di là di quello che ciascuna realtà può condividere del suo lavoro (meglio pacs o matrimoni per intenderci), ciò che deve convincere tutti come modalità è che tale lavoro continua imperterrito nonostante la delicatezza del momento anche in Parlamento. In breve, come si diceva un tempo, non si può mollare.



Il tatticismo di alcuni, magari non confessato ma palese nei fatti, è sicuramente un generale supporto politico, ma risulta perdente, se non si pone mutevole e capace di coraggiosi scarti in avanti. In momenti difficili come questo attuale, che ci avvolge tutti, “nicchiare” aspettando che la bufera passi è mortale. Anche l’eco del Pride di Milano, salvo per la polemica sul trenino dei bimbi, si è già spenta. E tutti ne siamo danneggiati, a prescindere dalle idee che ognuno può avere su ciascuna NOSTRA manifestazione.

Habemus Pride. Un altro certo, a Roma. Non si può perdere l’ultima grande occasione collettiva estiva per far risuonare la nostra voce; facciamo tutti in modo che questa conquista di visibilità abbia vigore e continuità. Dovrebbe essere pleonastico questo appello ad uno sforzo di mobilitazione per il Pride di luglio. A Roma serve esserci, anche se non vi saranno i numeri di Madrid. Del resto in Spagna il confronto sulle posizioni avverse è chiaro e aperto; in Italia è tutto soffocato, tanto più ora con una sinistra rintronata e una destra ringalluzzita, soprattutto sul nostro tema. Noi non possiamo permetterci confusione e tentennamenti.

A Roma… e dopo Roma, avanti ancora.



Rossana Praitano Presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

---

Come tutti gli anni la città di Roma ospita le celebrazioni per la Giornata Mondiale dell'Orgoglio Glbt. Il tema centrale delle manifestazioni di quest'anno è la richiesta alle istituzioni di una legge nazionale che condanni qualsiasi forma di discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere e che sancisca parità di diritti in tutti i campi della vita sociale. Una legge che rimuova anche tutti gli ostacoli, in particolare proprio quelli di natura legislativa, che limitano l’effettiva uguaglianza delle persone omosessuali e transessuali.



La discriminazione delle persone omosessuali e transessuali (nel lavoro, nella vita sociale, nella scuola) è un fenomeno purtroppo ancora presente e ricorrente nella nostra società. Bastano a dimostrarlo gli episodi riportati dalla stampa, solo una piccola parte di quelli che avvengono quasi quotidianamente. Ne riportiamo alcuni, per citare alcuni casi eclatanti, episodi di cronaca, di pubblicazioni e di pubblicazioni normative.



Cronaca.



“Voi gay non potete andare in giro...”. Un ultimatum e poi una scarica di calci e pugni in faccia e in pancia. Così due ragazzi sono stati pestati a sangue, a Roma, solo perché camminavano tenendosi per mano, a via del Corso, nell’aprile 2005.

Il Resto del Carlino di domenica 21/05/05 riporta, nella cronaca di Fano, un grave episodio di discriminazione per orientamento sessuale tanto più grave perché ad esserne vittime sono due bambine di 4 e 7 anni, rifiutate dalla direttrice di un asilo privato perché figlie di una coppia di lesbiche. Perché, come riporta l’articolo, avrebbero “inquinato la natura”.

"Sono ingegnere. Ho fatto un colloquio per ottenere un posto in una grande azienda torinese. Mi avevano scelta. Ho una qualifica speciale e avrei risolto molti dei loro problemi. Ho chiesto loro di risolverne uno per me: sono una persona transessuale, il mio aspetto è da donna, i miei documenti da uomo. Hanno fatto marcia indietro", racconta Isabella Bertoldi.

Marisa e Renata, entrambe trentenni, si incontrano vicino a Modena nella fabbrica di ceramica dove lavoravano. Marisa è single mentre Renata è sposata.

Le donne si innamorano e decidono di condividere una casa. Comprano un appartamento e, sempre insieme, aprono un allevamento industriale di polli.

Nel corso degli anni cambiano diverse attività lavorative che gestiscono in comune, prima una pizzeria, poi un bar e infine una rosticceria. "... ci piacevano le sfide! Eravamo fiere, spavalde, inarrestabili. Sfide, sempre, ma sempre con l’ironia... Sì, siamo due donne... siamo qui, provate a fermarci". Marisa oggi ha sessant’anni, Renata non c’è più. Hanno convissuto più di vent’anni.

Una sera di dieci anni fa, le due donne vengono coinvolte in un incidente stradale e ricoverate in un ospedale.

Marisa si salva. Renata è in terapia intensiva, può ricevere visite limitate e solo una persona per volta. Marisa chiede di vedere la compagna: " Viviamo insieme" dice, ma le visite consentite sono solo quelle dei parenti, "Mi spiace, non si può" è la risposta dell’infermiera di turno.

Renata ha un fratello che vive vicino a Philadelphia (USA) e che nei quattro mesi di ospedalizzazione della sorella non tornerà in Italia, sarà uno zio ad assisterla. “Entrare da lei, tenerle la mano, non mi è permesso” racconta Marisa che in quattro mesi riuscirà a “strappare” solo sette brevi permessi. Si rivolge a diversi avvocati ma non si può fare nulla perché per la legislazione italiana Renata e Marisa non sono coppia. Renata muore sola.

Il fratello di Philadelphia, morta Renata, torna in Italia e ha diritto alla metà della casa e della rosticceria che Marisa si vede costretta a ricomprare.

Da L’Alto Adige del 7 ottobre 2001 un altro episodio accaduto a Bolzano: "La nostra vita è cambiata. Adesso abbiamo paura anche della nostra ombra". C'è amarezza nelle parole di Stefania e Rita, le due lesbiche pestate selvaggiamente da un "branco" di dieci ragazzi tra i 20 e i 30 anni. «E se è vero" - proseguono - "che abbiamo ricevuto tanti attestati di solidarietà, è altrettanto vero che c'è anche chi dice che ce la siamo cercata, che non dovevamo andare in giro tenendoci per mano. Insomma, la colpa, alla fine, è solo nostra".

"Mi chiamo Gennaro Rizzo. Trentenne residente a Cercola. Il 13 luglio 2004 il mio corpo, in abiti femminili, è stato trovato vicino a un ponte nei pressi di Caserta. Mi avevano pugnalato diverse volte".



Pubblicazioni



A questi esempi si uniscono numerosi casi di disinformazione in testi anche scolastici, come nel libro di scienze per la Scuola Media Avventure nella scienza – l’uomo, autori Roberta Bonnes e Paolo De Re, edito dalla Bulgarini nel 1999, ristampato in tutti i successivi anni e adottato in molte scuole medie. Alla pagina 129, nella scheda in cui si parla di Aids, gli autori scrivono: "Il virus dell’Aids si trasmette da una persona all’altra attraverso il sangue o i rapporti sessuali. Per questo gli individui che maggiormente rischiano di essere contagiati sono i tossicodipendenti,…, gli omosessuali e le prostitute". Tale impostazione è errata, fuorviante e fortunatamente superata da tempo. Parlare ancora di categorie a rischio e non esclusivamente di comportamenti a rischio rappresenta un evidente esempio di disinformazione, ancor più grave perché diffusa da un testo scientifico e scolastico destinato agli adolescenti.

Il 16 giugno 2003 Paola Dall'Orto (Presidente Agedo nazionale) querelò gli autori e i curatori del voluminoso testo intitolato Lexicon, uscito poco più di due mesi prima e curato dal Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia Card. Alfonso Lopez Trujillo. “Lexicon” è una specie di dizionario che comprende 78 voci-chiave per illuminare le persone sui temi "della famiglia e della vita''. Nella voce relativa al bambino, si leggono, fra l'altro, frasi come:

p.216: “I pedofili, seguendo l'esempio degli omosessuali, cominciano segretamente e con fermezza a lottare per i propri diritti, nel tentativo di fare legalizzare le loro azioni attraverso l'abbassamento dell'età del consenso "; p.220: "La parte liberale tace in modo assoluto di fronte al fatto che l'abuso sessuale parta dall'educazione dei bambini nelle cosiddette famiglie composte da una coppia omosessuale. Un figlio adottato da una coppia omosessuale o una figlia adottata da una coppia di lesbiche diventa una facile vittima dei loro bisogni sessuali, diretti verso un partner dello stesso sesso ".

“L'omosessualità non è soggetto di diritti poiché non ha alcun valore sociale.… (essa) resta un intrico psichico che la società non può istituire socialmente..".



Pubblicazioni normative



Un ulteriore e recente caso, sulla Gazzetta Ufficiale N. 128 del 4 Giugno 2005. Decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 10 maggio 2005: Istituzione di un premio “La famiglia, un'immagine per la società”.

"E' annualmente bandito dal Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro delle comunicazioni – recita il testo - "un concorso per il conferimento di distinti premi sul tema ‘La Famiglia, un'immagine per la società’ da conferire, rispettivamente, all'autore di un programma radiofonico ed all'autore di un programma televisivo il quale abbia offerto una immagine positiva della famiglia, come società naturale fondata sul matrimonio tra persone di sesso diverso, ai sensi dell'art. 29 della Costituzione, con un'importante ruolo sociale nell'istruzione ed educazione della prole, prevenzione dal disagio ed assistenza morale e materiale dei giovani e degli anziani“.

Eppure l’articolo 29 della Costituzione non fa riferimento al matrimonio tra persone di sesso diverso ma solo ai coniugi!



La normativa Italiana e quella Europea



Il problema della discriminazione fondata sull’orientamento sessuale rientra nell’ambito della più ampia tematica del rispetto dei diritti umani.

Anche l’art.3 della Costituzione Italiana vieta simili discriminazioni laddove afferma che “1. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. 2. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana …”.

È evidente che la condotta discriminatoria in ambito sociale, lavorativo, scolastico ecc. costituisce un ostacolo al pieno sviluppo della persona umana e costituisce dunque compito dello Stato impedire che simili comportamenti si verifichino.



L’Italia deve provvedere a tutelare ogni persona dai comportamenti discriminatori per motivi di orientamento sessuale. È anche un dovere imposto dall’Europa. Gli Stati membri dell’Unione sono infatti invitati a recepire ed applicare le Raccomandazioni e le Risoluzioni approvate più volte dal Consiglio d’Europa e dal Parlamento Europeo. Il divieto di discriminazioni per orientamento sessuale è anche citato nella Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea, approvata nel 2000 a Nizza.

Il Consiglio d’Europa, sin dal 1981, ha condannato la discriminazione nei confronti degli omosessuali (Raccomandazione n.924 e Risoluzione n.756), fornendo uno strumento alla Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo per la risoluzione di diversi casi, in materia di criminalizzazione delle relazioni sessuali fra persone dello stesso sesso. Con la raccomandazione n.1474 del 2000 gli Stati membri sono stati invitati ad introdurre una completa legislazione antidiscriminatoria e ad includere un divieto esplicito di discriminazioni basate sull’orientamento sessuale nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Il Parlamento Europeo ha affrontato la materia antidiscriminatoria in relazione all’orientamento sessuale sin dal marzo 1984, quando veniva approvata una risoluzione proposta dalla deputata italiana Vera Squarcialupi, e poi ancora, in relazione alla discriminazione antiomosessuale (D’Ancona 11.6.1986, Parodi 26.5.1989; Buron 22.11.1989; Ford 23 luglio 1990).

L’8.2.1994 veniva approvata la Risoluzione per la parità dei diritti degli omosessuali e delle lesbiche nella Comunità europea.

Il Trattato di Amsterdam del 1997 ha modificato il Trattato istitutivo della Comunità Europea introducendo una disposizione sulla produzione di normative comunitarie antidisciminatorie, ove la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale è parificata a quella inerente il sesso, la razza, l’origine etnica, la religione, le opinioni, gli handicap fisici e l’età.

Il 17.9.1998 il Parlamento Europeo ha approvato una nuova Risoluzione “Sulla parità di diritti per gli omosessuali nell’U.E.”.

Infine l’art.21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, proclamata a Nizza il 7.12.2000 contiene un esplicito divieto di discriminazioni fondate, tra l’altro, sull’orientamento sessuale.

Negli ultimi anni si sono susseguite diverse proposte di legge che miravano ad introdurre in Italia un principio di non discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e identità di genere (disegno di legge n. 303 25 giugno 2001 sen. Malabarba, n. 45 del 31 maggio 2001 sen. Cortiana, 12 giugno 2001 On. De Simone, Vendola, 15 maggio 2002 On. Grillini) senza che il Parlamento si sia mai pronunciato in alcun modo.



In Conclusione



Questo è il quadro, desolante, del nostro Paese. Noi diciamo basta! In uno Stato moderno, laico, integrato in Europa, la discriminazione delle persone per orientamento sessuale e identità di genere deve essere perseguita legalmente e condannata. Un cambiamento culturale, per quanto necessario, non può essere sufficiente. Per tutto il mese di giugno abbiamo organizzato una raccolta di firme per sostenere la richiesta di una legge contro le discriminazioni, raccolta che proseguirà anche dopo il Pride.

Invitiamo ancora tutta la comunità Glbt a sostenere questa richiesta, ma rivolgiamo l’appello alla mobilitazione a tutti i cittadini liberi, consapevoli del fatto che una legge che tuteli i diritti delle persone discriminate garantisca comunque più diritti e libertà per tutti.



Coordinamento Roma Pride 2005

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