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Edizione di Mercoledì 23 Maggio 2012
Terme di Caracalla - Stagione Lirica Estiva 2005
Terme di Caracalla - Stagione Lirica Estiva 2005
A Roma dal 5 luglio – 14 agosto
Martedì 05 Luglio 2005
di Comunicato stampa
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Il Teatro dell’Opera torna alle Terme di Caracalla per la stagione lirica estiva 2005 dal 5 luglio al 14 agosto: Romeo e Giulietta con Les Ballets de Monte-Carlo 5 - 6 luglio, Madama Butterfly dal 9 al 15 luglio, Aida diretta da Placido Domingo dal 23 luglio al 4 agosto e in chiusura Il lago dei cigni dal 10 al 14 agosto.



Martedì 5 luglio, alle ore 21.00 e mercoledì 6 luglio, alle ore 21.00, ROMEO E GIULIETTA, balletto in tre atti da William Shakespeare, su musica di Sergej Prokof’ev, Coreografia di Jean-Christophe Maillot e interpretato dalla Compagnia Les Ballet de Monte-Carlo. Rappresentato per al prima volta il 23 dicembre 1996 all’Opera di Monte-Carlo, con l’orchestra filarmonica di Monte-Carlo diretta da David Garforth.

Direttamente ispirato alla struttura musicale dell’opera di Prokof’ev che Jean-Christophe Maillot decifra come una sceneggiatura cinematografica, questo Romeo e Giulietta evidenzia, contrariamente alla tradizionale opposizione politico-sociale di due clan nemici, la dualità e l’ambiguità caratteristiche dell’adolescenza dilaniata tra pulsioni contraddittorie, violenza e tenerezza, timore e orgoglio. La tragedia dei due amanti è quella che, più generalmente, colpisce l’età preda degli estremi e dei conflitti intimi, l’età in cui le emozioni, le passioni e gli ideali hanno a volte delle conseguenze smisurate, persino fatali. Una fragilità che il pittore Ernest Pignon-Ernest ha voluto rendere ponendo la scena sotto il segno della trasparenza e della leggerezza, attribuendo alla leggerezza delle forme forza rilevatrice della complessità del senso

La Compagnia Les ballet de Monte-Carlo nasce dopo il successo delle stagioni primaverili a Parigi di Diaghilev, che presentò per la prima volta nel 1909 a Parigi una compagnia di balletti che comprendevano alcuni fra i migliori ballerini di San Pietroburgo e di Mosca. Era la prima volta che una rappresentazione coreografica veniva riconosciuta come spettacolo autonomo, poichè gli interventi danzati erano stati in precedenza ridotti a semplice animazione di opere o operette. Nel 1911 il corpo di ballo fu presentato con il nome dello stesso Diaghilev in una rappresentazione a Londra. Da quel momento stabilì la popria residenza a Monte-Carlo. Anche se continuavano le stagioni e le tournée parigine, la compagnia si imbarcò per una visita in America nel 1916-1917. Per venti anni Diaghilev e i suoi collaboratori, fra i quali alcuni importanti scrittori, compositori, pittori, coreografi e ballerini dell'epoca, lanciarono la moda del "balletto internazionale". Con la sua perfetta estetica di integrazione, egli riformò il balletto dei suoi tempi in tutte le sue forme. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1929, la compagnia si sciolse. Nel gennaio 1932 la compagnia rinacque grazie ad una fusione dei Balletti dell'Opera di Monte-Carlo e del Balletto dell'Opera russo a Parigi, con il nome di Balletti Russi di Monte-Carlo. Venne diretta dal Colonnello De Basil, con René Blum in veste di direttore artistico. Ma una divergenza fra Basil e Blum nel 1936 fece sì che quest'ultimo fondasse i Ballets de Monte-Carlo, mentre Basil ribattezzava la sua compagnia les Ballets Russes du Colonel De Basil. Nel 1938, quando Massine divenne direttore artistico, la compagnia cambiò ancora nome per diventare Ballet Russe de Monte-Carlo e riparò negli Stati Uniti nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. Massine vi restò fino al 1945, con l'intento di continuare il principio dei Balletti Russi originari. Nel 1942 la prima di Rodeo di Agnes De Mille ebbe uno straordinario successo, come le Danze Concertanti e il Borghese Gentiluomo di Balanchine nel 1946.

Ma la compagnia fu sciolta all'inizio degli Anni Cinquanta. Rifondata nel 1954, non riuscì a eguagliare la notorietà iniziale e scomparve con la stagione 1962-1963. Grazie all'intervento di SAR la Principessa di Hannover, la compagnia dei Ballets de Monte-Carlo nacque di nuovo nel Principato nel 1985, realizzando così un desiderio caro a SAS la Principessa Grace di Monaco. Il primo spettacolo ebbe luogo il 21 dicembre 1985 grazie alla presenza di numerosi artisti invitati dall'Opera di Parigi. La compagnia, diretta da Ghislaine Thesmar e Pierre Lacotte, si insediò di nuovo nello studio di Diaghilev nel Casinò. Si produsse sulla scena della Salle Garnier all'Opera di Montecarlo e cominciò ben presto una serie di tournée. Al programma c'erano le opere del repertorio dei Balletti Russi ma anche creazioni contemporanee di coreografi invitati come Kevin Haigen, John Clifford, Jean-Christophe Maillot, Dieter Amman, Uwe Scholz. Nel 1988 Pierre Lacotte lasciò la compagnia un anno dopo Ghislaine Thesmar. Nel 1989 Jean Yves Esquerre venne nominato direttore artistico.

Date delle rappresentazioni¬:

martedì 5 e mercoledì 6 luglio ore 21.00





Da sabato 9 luglio, alle ore 21.00 alle Terme di Caracalla, MADAMA BUTTERFLY di Giacomo Puccini. Tragedia giapponese in tre atti con musiche di Giacomo Puccini, su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa. Direttore d’Orchestra è il Maestro Donato Renzetti, realizzazione visiva a cura di Renzo Giacchieri, interpreti principali: Maria Pia Ionata / Marta Abako (Cio-Cio-San), Roberto Aronica / Roberto Costi (Pinkerton), Giovanni Meoni (Sharpless), Orchestra e Coro sono del Teatro dell’Opera. La prima rappresentazione di Madama Butterfly al Teatro dell’Opera risale al 25 marzo del 1908, Arturo Toscanini la diresse nel 1914, Aureliano Pertile fu uno dei protagonisti nell’edizione del 1916, Rosina Storchio nel 1919, Gilda Dalla Rizza nell’edizione del 1920, nel 1939 la Madama Butterfly fu diretta da Victor De Sabata; Toti Dal Monte, Tito Gobbi e Giuseppe Taddei la interpretarono nel 1940; Antonino Votto la diresse nel 1947; Magda Olivero la cantò nel 1955; Renata Tebaldi nel 1959; Gavazzeni nel 1961 con Antonietta Stella; nel 1975 Renata Scotto; Daniel Oren la diresse nel 1990 con Raina Kabaivanska; il grande Direttore Ahronovitch, da poco scomparso, la diresse nel 1995; nel 2002 l’ultima edizione al Teatro dell’Opera diretta dal Maestro Marcello Panni.

Puccini nel 1900 vide a Londra il dramma che Belasco aveva tratto da una novella dell’americano John Luther Long, mutandone in tragedia il convenzionale lieto fine e ne parlò con Luigi Illica e Giulio Ricordi con la certezza di aver trovato un nuovo soggetto e un personaggio affascinante (Cio-Cio-San).

La prima rappresentazione a Milano il 17 febbraio 1904 fu un insuccesso, ripresentata a Brescia il 28 maggio dello stesso anno con diversi rimaneggiamenti ebbe un enorme successo.

Cio-Cio-San è realmente esistita, la verità di questa sposa bambina rende questa rappresentazione la più compiuta che il melodramma è stato capace di creare sul tema.

Atto primo: a Nagasaki, in epoca presente. In una casa in collina il tenente della marina americana, Pinkerton, attende il corteo nuziale della sua sposa, la geisha Cio-cio-san. Durante l’attesa Goro, giunge con Goro, con lo scopo di leggerle la lettera in cui si annuncia l’arrivo del tenente e il suo nuovo sensale di matrimoni, gli mostra la casa, magnificandone gli accessori, poi gli presenta i servitori e Suzuki, cameriera di Cio-cio-san. Giunge il console americano Sharpless. Pinkerton gli rivela la sua morale libertina e cinica e infine non tralascia di descrivere i pregi della futura consorte , dichiarando di volerla sposare secondo la legge giapponese, con il diritto di ripudiarla anche dopo un mese. Intanto la giovane donna, ignara e innamorata, esprime la sua gioia alle amiche e, appena entrata in scena, presenta i parenti al futuro marito. Terminata la cerimonia nuziale, irrompe lo zio bonzo, maledicendo la nipote per aver rinnegato la religione degli avi. Pinkerton lo scaccia e rimane finalmente solo con Butterfly. Atto secondo: in una stanza della casa, Butterfly discorre con Suzuki: Pinkerton è partito, promettendo di tornare in primavera, ma da tre anni non dà notizie di sé. Nonostante i dubbi dell’ancella, Butterfly, forte di un amore ardente e tenace, è convinta di non essere stata abbandonata dal proprio marito e fiduciosa l’attende. Sharpless matrimonio con un’americana , ma dopo inutili tentativi non osa riferire tale messaggio. Intanto Goro propone a Butterfly nuovi facoltosi pretendenti, dal momento che, per la legge giapponese, la donna abbandonata è considerata di nuovo libera, ma perfino il nobile e ricco Yamadori viene respinto: ella dichiara ostinatamente di ritenersi sempre maritata. Quando Sharpless tenta di prepararla alla notizia dell’abbandono, Butterfly gli mostra il figlio di cui Pinkerton ignora l’esistenza. Intanto al porto sta approdando una nave americana, ed è proprio quella di Pinkerton; Butterfly la identifica col cannocchiale e, commossa, corre felice sul terrazzo seguita dalla sua ancella, adorna la casa di fiori, indossa per la particolare occasione le vesti nuziali e veglia tutta la notte in attesa dell’amato. Atto terzo: è l’alba. Butterfly, dopo aver aspettato inutilmente, si allontana dalla stanza col bimbo addormentato e sale a riposare. Poco dopo Pinkerton, accompagnato da una giovane donna, Kate, da lui sposata negli Stati Uniti, giunge con l’intento di prendersi il bambino – della cui esistenza è stato messo al corrente dal console Sharpless –, portarlo in patria ed educarlo secondo gli usi occidentali. Egli contempla la casa con grande rimpianto e preso dal rimorso si allontana, proprio nel momento in cui Cio-cio-san fa il suo ingresso con il figlio. Sharpless le consiglia di affidare il bambino ai Pinkerton ed ella a malincuore acconsente; tuttavia, ormai privata di tutti gli affetti più cari, decide di togliersi la vita. In silenzio, senza clamori, dopo aver abbracciato disperatamente il figlio, si uccide con un pugnale; quando Pinkerton entrerà nella casa di Butterfly per chiedere il suo perdono, sarà ormai troppo tardi.

Date delle rappresentazioni:

sabato 9, domenica 10, mercoledì 13, venerdì 15 luglio ore 21.00







Da sabato 23 luglio, alle ore 21.00, AIDA, opera in quattro atti. Musica di Giuseppe Verdi, su libretto di Antonio Ghislanzoni, che sviluppa una trama abbozzata in francese da C. du Locle, in collaborazione con lo stesso musicista. Commissionata da Ismail Pascià, vicerè d’Egitto, per festeggiare l’apertura del Canale di Suez nel 1870, l’opera fu invece rappresentata l’anno dopo, avendo la guerra franco-prussiana ritardato l’apprestamento degli scenari e dei costumi in Francia. Prima rappresentazione: Il Cairo, Teatro dell’Opera, 24 dicembre 1871. La prima italiana si svolse sei settimane dopo, a Milano, Teatro alla Scala.

Già apparsa alle Terme di Caracalla nel 1938 e 1939, l’opera verdiana inaugurò il 12 luglio 1945 la prima stagione estiva del dopoguerra. Direttore Gabriele Santini ed interpreti Maria Caniglia, Fedora Barbieri, Galliano Masini, Raffaele De Falchi e Giulio Neri. Da allora, quasi ogni anno fino alla forzosa chiusura del 1993, l’Aida ha costituito l’appuntamento più atteso dell’estate romana tanto che lo scrittore Giorgio Vigolo suggerì di chiamare il teatro delle Terme di Caracalla, l’Aideo.

Maestro concertatore e Direttore d’orchestra Placido Domingo / Giovanni Reggioli, Regia e Visualizzazione di Paolo Miccichè, Impianto Scenico di Antonio Mastromattei e Costumi di Antonio Spiazzi, coreografia di Juan de Torres, interpreti principali: Sylvie Valayre / Maria Carola / Virginia Todisco / Isabelle Kabatu (Aida), Marianna Pentcheva / Laura Brioli / Ildiko Komlosi (Amneris), Mario Malagnini / Walter Fraccaro (Radames), Juan Pons / Giovanni Meoni / Franco Giovine (Amonasro), Giacomo Prestia / Alfredo Zanazzo / Armando Caforio (Ramfis). Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera. Nuovo allestimento.

Atto I: Nel palazzo reale di Menfi, il Gran Sacerdote Ramfis interroga gli dei per scegliere il comandante dell'esercito egiziano, il quale dovrà combattere contro gli invasori etiopi che minacciano Tebe. L'oracolo indica Radamès, un giovane guerriero fiero di tanto onore, poiché segretamente ama Aida, una schiava etiope, e vuole mostrarle il suo valore. Ma Radamès è amato da Amneris, la figlia del Faraone. Ella intuisce la passione segreta di Radamès per la schiava, e fingendosene amica medita vendetta. Quando il Faraone giunge ad annunciare che Radamès guiderà l'esercito egizio, Aida rimane sconvolta: ella è la figlia del Re degli Etiopi, Amonasro, che il suo amato Radamès sta andando ad uccidere. Nel Tempio di Vulcano, si tiene una grande cerimonia per onorare Radamès. Atto II: Amneris comunica ad Aida che Radamès è morto, per indurla a scoprire i suoi sentimenti. Aida si dispera, ed Amneris le rivela che Radamès è vivo e che anche lei è innamorata del guerriero. Amneris dichiara che la sua vendetta cadrà su Aida. Radamès sta tornando dopo avere trionfato con le sue truppe: Amneris lo incorona vincitore. Tra i suoi prigionieri c'è Amonasro, che chiede ad Aida di non rivelare la sua identità di Re degli Etiopi. I Sacerdoti suggeriscono di tenere prigioniero solo Amonasro e liberare gli altri: il Faraone accetta. Dopodiché, il Faraone concede in sposa sua figlia Amneris a Radamès. Radamès e Aida sono disperati, ma cercano di nascondere i loro sentimenti. Atto III: matrimonio tra Radames e Amneris è vicino, e Amonasro convince Aida ad utilizzare la sua influenza su Radamès per farsi rivelare la via per ricongiungersi all'esercito etiope. Più tardi Aida e Radames si incontrano, e pianificando la loro fuga da Amneris, Radamès le rivela che il passo di Napata è incustodito. Amonasro esce dal suo nascondiglio e afferma che utilizzerà il passo di Napata con il suo esercito. Radamès si rende conto di avere involontariamente tradito la sua patria e si lancia furioso su Amonasro, ma giunge Amneris ed il Gran Sacerdote. Amonasro si scaglia contro Amneris, ma Radamès la protegge. Egli ammette di aver rivelato l'importante informazione agli etiopi e si lascia arrestare. Atto IV: Amneris, ancora innamorata di Radamès, entra nella cella e cerca di convincerlo a rinunciare ad Aida. Se lo farà, avrà la grazia dal Faraone. Ma egli rifiuta, e riaffermando il suo amore per Aida sceglie di essere giudicato. Il Tribunale dei Sacerdoti lo condanna a morte: sarà sepolto vivo. Sotto il Tempio è situata la cripta dove Radamès dovrà morire. Dopo che l'uscita della cripta è stata sigillata, Radamès si accorge che Aida è nella cripta, per morire con lui. Mentre Amneris piange disperata nel Tempio, Aida e Radamès aspettano insieme la morte, cantando in un ultimo abbraccio, il loro estremo inno all'amore.

Date delle rappresentazioni:

Sabato 23, domenica 24, mercoledì 27, giovedì 28, venerdì 29, sabato 30 luglio, martedì 2, mercoledì 3, giovedì 4 agosto ore 21.00











Da mercoledì 10 agosto, alle ore 21.00, IL LAGO DEI CIGNI, balletto in quattro atti. Musica di Pëtr Il’ič Čaikovskij. Coreografia di Galina Samsova, da Marius Petipa. Scene e Costumi di Aldo Buti. Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera. Allestimento del Teatro dell’Opera. Rappresentato per la prima volta a Mosca, al Teatro Bolscioj, il 4 marzo 1877. Protagonisti: Svetlana Lunkina / Lisa-Maree Cullum / Laura Comi (Odette – Odile), Andrian Fedayev / Igor Yebra / Mario Marozzi (Principe Siegfried) e con Carla Fracci nel ruolo della Regina Madre.

Protagonista è la principessa Odette, tramutata in cigno dal mago Rothbart, che tutte le notti a mezzanotte ritrova insieme alle sue compagne umane per alcune ore. Una Una notte incontra il principe Siegfried che si innamora di lei e giura di liberarla. Viene dato un ballo al castello perché Siegfried scelga una fidanzata, ma durante la serata appare Rothbart vestito da cavaliere con la figlia Odile vestita da cigno nero così da apparire in tutto simile ad Odette. Siegfried sedotto la sceglie come sposa ma in quell’istante appare Odette, e lui capisce di essere venuto meno al giuramento e corre via verso il lago dove Odette e le sue compagne piangono per il loro destino. Von Rothbart è trionfante. Ora che la promessa d’amore è rotta, la fanciulla cigno rimarrà sua prigionierà per sempre. Odette medita il suo suicidio, ma è trattenuta dalle sue compagne. Siegfried appare e chiede il perdono di Odette. Quando Von Rothbart ordina alla fanciulla cigno di ritornare al lago, questa decide di suicidarsi per rompere l’incantesimo del mago. Allo spuntare del giorno Odette si getta nel lago. Siegfried la segue, l’incantesimo è rotto e Von Rothbart sconfitto.

Nato dalla elaborazione di una composizione scritta da Čajkovskij nel 1871, in vacanza, per divertire i nipoti e i loro piccoli amici, Il Lago dei Cigni costituisce, dopo il balletto ottocentesco di scarso interesse musicale, l’esempio capostipite della rinascita musicale di questa forma di spettacolo. Le musiche per il balletto vennero commissionate a Čajkovskij dai Teatri Imperiali di Mosca nel giugno del 1875; solo un mese più tardi i primi due atti erano già stati abbozzati e i due seguenti furono composti qualche tempo dopo: la partitura fu compiuta il 22 aprile del 1876. Il debutto de Il Lago dei Cigni, al Teatro Bolscioi di Mosca, il 4 marzo del 1877. La storia prendeva spunto da fiabe popolari russe, dal folclore tedesco e da raccolte varie di fiabe. La prima versione fu un grande insuccesso; la coreografia era stata infatti affidata all’austriaco Wenzel Reisinger che della partitura originale di Čajkovskij abolì un buon terzo, sostituendo con ballabili più o meno in voga. Pochi mesi dopo la morte del musicista (1893), il coreografo del Teatro Mariinsky, il francese Marius Petipa, considerando il successo dell’altro balletto čajkovskijano La bella addormentata nel bosco, pensò di riproporre , con la collaborazione dell’assistente Lev Ivanov, una nuova versione del balletto. I due infatti si divisero la realizzazione degli atti: quelli della realtà ambientati nella reggia, il primo ed il terzo, furono realizzati da Petipa; Ivanov realizzò quelli della fantasia e del sogno, il secondo e il quarto. Il 29 febbraio del 1894, al Teatro Marijinskij di Pietroburgo andava in scena solo il secondo atto, quasi per sondare l’atmosfera, e riscosse un successo indiscusso che decretò la fortuna dell’opera. Il 17 gennaio 1895 la ballerina Pierina Legnani (prima interprete de Il Lago dei Cigni insieme a Pavel Gerdt), con i suoi entusiasmanti fouettés, imponeva sempre a Pietroburgo, l’edizione integrale.

La prima rappresentazione de Il Lago dei Cigni al Teatro dell’Opera risale al 14 dicembre del 1937 mentre la più recente al gennaio 2005.

Date delle rappresentazioni:

mercoledì 10, giovedì 11, venerdì 12, sabato 13, domenica 14 ore 21.00





Prezzi dei biglietti:

poltronissime € 100,00; Settore A € 60,00;

Settore B € 40,00; Settore C € 25,00



- Riduzioni 20% per tutti gli aventi diritto:

- Giovani fino a 25 anni

- Studenti

- Adulti oltre 65 anni

- CRAL associazioni e gruppi aventi diritto (minimo 10 persone)



Sono escluse da tali riduzioni le poltronissime per tutte le rappresentazioni.

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