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Edizione di Mercoledì 23 Maggio 2012
28 giugno, un gay pride di visibilità
28 giugno, un gay pride di visibilità
Noi non siamo di serie b, le nostre rivendicazioni non possono venire dopo qualcosa o qualcuno perché hanno l’importanza e la dignità della grande politica.
Giovedì 28 Giugno 2001
di Franco Grillini
in Focus

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Anche quest’anno milioni di persone, lesbiche, omosessuali, transessuali con i loro familiari ed amici, si sono messi in marcia ed hanno manifestato e manifesteranno per le strade del mondo libero. Anche quest’anno milioni di persone hanno assistito alle marce del gay pride ai lati delle strade per lo più condividendo lo spirito di festa e di lotta delle manifestazioni stesse. Protagonista dell’orgoglio omosessuale è stata la “visibilità”, autentica religione civile di ogni comunità glbt. Visibilità di gruppo, di comunità, individuale. Sì perché senza la visibilità, senza la dichiarazione pubblica della propria omosessualità non c’è liberazione possibile e, soprattutto, non c’è cambiamento possibile. La novità di quest’anno è la presenza nel Parlamento italiano, nella Camera dei Deputati, di ben 4 omosessuali dichiarati di cui 2 (Franco Grillini DS, Titti De Simone PRC) diretta espressione delle organizzazioni omosessuali (ovviamente sono molti di più quelli/e non dichiarati). In molte situazioni “dirlo” può essere doloroso per la famiglia e per gli amici. Tuttavia, tranne qualche caso isolato, la “dichiarazione” della propria omosessualità non ha portato che benefici a chi l’ha fatta. Più libertà per sé stessi, più sincerità e onestà nei rapporti con gli altri, più stima da amici e familiari. Essere visibili vuol dire essere sé stessi senza infingimenti, non fare più la doppia vita, non mentire al mondo, non nascondersi più (con tutti i rischi che la clandestinità, questa sì, comporta). I problemi che stanno davanti alla comunità glbt sono ancora tutti sul tappeto: pregiudizi, stereotipi culturali duri a morire, diffamazione e calunnie quotidiane nella stampa e nella tv (vedi il recente e tragico caso di prostituzione minorile a Roma), le discriminazioni verso le coppie omosessuali non riconosciute dalla legge ordinaria, il bullismo scolastico e la violenza verso i giovani omosessuali, la violenza sui gay anziani, le politiche sanitarie del governo che non ci hanno ancora permesso una efficace e radicale campagna di prevenzione alle malattie a trasmissione sessuale, la mancanza di un riconoscimento effettivo da parte del Ministero della Sanità del ruolo e dell’importanza dei telefoni amici e dei consultori per la salute degli omosessuali. La sfida, quindi, per il movimento e la comunità glbt, è quella di costruire una vertenza con il Governo e il Parlamento, utilizzando anche i parlamentari gay, per strappare finalmente risultati concreti, riforme certe, cambiamenti reali al fine di migliorare la qualità della vita di 5 milioni di omosessuali italiani. Si tratta di una battaglia che ha una sua dignità “strutturale”, che non è affatto corporativa come qualcuno da destra e da sinistra sostiene. Gli omosessuali si battono per il diritto universale all’identità. Ma questo diritto non vive astrattamente e non si esprime solo culturalmente. Per renderlo effettivo dobbiamo riuscire a strappare giorno per giorno passi in avanti nella visibilità, nella costruzione della comunità glbt, di un mercato e di servizi finalizzati ai bisogni di milioni di omosessuali, di conquiste sul terreno delle riforme pro gay, della dignità e dell’orgoglio omosessuale. Noi non siamo di serie b, le nostre rivendicazioni non possono venire dopo qualcosa o qualcuno perché hanno l’importanza e la dignità della grande politica. Per secoli abbiamo visto e letto il mondo attraverso le lenti deformanti dell’eterosessualità obbligatoria, ma oggi il mondo si può leggere e vedere “anche” attraverso l’ottica omosessuale. Dobbiamo semplicemente essere fieri di questa nuova opportunità che noi stessi abbiamo contribuito a costruire.

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