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| Quelle notti ad alto tasso alcolico nell'isola-mito della trasgressione |
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| Mykonos: da Mick Jagger a Lady Gaga, le notti, le feste esclusive nella villa di Lakis Gavalas e il divertimento democratico nei locali della Chora |
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| Lunedì 01 Agosto 2011 |
| di Corriere della Sera |
| in Focus |
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Milano - «Si andava lì a bere un cocktail, a sentire un po' di musica. Poi a una certa ora uno dei presenti improvvisava qualcosa: una danza, una rappresentazione, si sprigionava un' allegria contagiosa». Nei ricordi degli habituée degli anni Settanta ci sono quei tableaux vivants che si animavano ogni notte da Pierro' s, il locale che ha imposto il gusto gay a Mykonos e che ha costruito il mito della fabbrica del divertimento ad alto tasso di trasgressione. Quasi due volti per una stessa isola: di giorno i bagni nelle insenature della «rossa» (il nome conquistato per il colore rubino delle rocce) e la spiaggia libera ad Aghios Sostis, con il polipo alla brace di Kiki' s, la taverna sotto le tamerici senza neppure la corrente elettrica.
Di sera, un' altra storia, fatta di ouzo e champagne, che scorre generoso nelle feste in piscina. Quelle di Lakis Gavalas, il proprietario di boutique di lusso, sono super-esclusive: per esserci gli imbucati scavalcano siepi e staccionate. Ma il divertimento più rincorso, che attira da ogni parte yacht e bel mondo, è quello democratico delle spiagge e dei locali della chora, la città vecchia. Negli anni d' oro Mick Jagger è ospite fisso dell' aperitivo del Caprice, il locale di Little Venice, un tripudio di «balconcini in legno e colori sfacciati, il rosso sangue, il pistacchio esagerato, il rosa da alcova», secondo i ricordi dello stilista Romeo Gigli, ospite immancabile della Saint Tropez delle Cicladi. Arrivano Yul Brynner, Salvador Dalí, Juan Carlos di Spagna, Jackie Onassis, Lee Radzwill, Brigitte Bardot, Maria Callas, e più tardi Jean Paul Gaultier, Johnny Depp, Lady Gaga.
Fino all' ultimo flash, quello dell' ereditiera Eugenie Niarchos, fotografata l' altro ieri nella sua barca in bikini maculato e piercing all' ombelico, un look simile a quello di tante ragazze che tirano l' alba nei bagni che promettono evasioni dell' altro mondo: Paradise e SuperParadise. Molto più che stabilimenti balneari: «place to be», come li chiamano i frequentatori, posti dove bisogna esserci, scenografie a cielo aperto per feste che iniziano alle cinque del pomeriggio e finiscono la mattina dopo, quando il sole è già alto. I riti dei primi frequentatori dell' isola, gli alfieri del nudismo e dell' orgoglio gay, si tramandano negli anni e l' isola si rinnova con nuovi indirizzi dell' eccesso.
Il sole a Psarou, lettini e ombrelloni per jet setters da spiaggia, la musica classica a volume esagerato del Kastro Bar, lo shopping globalizzato nelle botteghe chic della chora, i ristoranti come Interni e Filippi, da fare invidia a New York. La notte comincia, ogni notte, allo Scandinavian dove - il nome stesso è garanzia - abbondano bellezze nordiche da avvicinare con una birra. Nel groviglio di vie bianche si entra e si esce da un locale all' altro: prima un Cosmopolitan all' Astra Bar, poi un mojito a El Pecado, dove il dress code obbliga tutti a essere «smart». Aspettando che lo Space Dance apra le porte (non prima delle 2) e che la spiaggia notturna di SuperParadise diventi bollente. «A Mykonos un tempo l' estro e l' eccentricità erano principi ispiratori - ricorda lo scenografo Pierpaolo Kos, storico frequentatore -. Ora si rischia solo di finire in vetrina, molto meglio raggiungerla d' inverno». Questo articolo ha ricevuto 3337 visite.
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