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Edizione di Mercoledì 23 Maggio 2012
Spiaggia di Capocotta: tra ricordi lontani ed un incerto futuro
Spiaggia di Capocotta: tra ricordi lontani ed un incerto futuro
E' come se ci avessero rinchiuso in un ghetto di 200m tanto che gli stranieri abituati agli spazi che ci sono per la pratica naturista in Francia, Corsica e Croazia restano allibiti
Mercoledì 20 Luglio 2011
di Il Messaggero
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Roma - Una repubblica autonoma tra le dune e la macchia mediterranea, Capocotta resiste al mare che in alcuni punti si è divorato un pezzo di arenile, ma non rinuncia a situarsi sulla latitudine di spiaggia-feticcio della cultura alternativa con l’oasi naturista e l’orgoglio della mescolanza anche se non è più il lido in grado di incarnare uno stile di vita, e di pensiero, come ai tempi dei falò con Lawrence Ferlinghetti e Allen Ginsberg e delle poesie beat sotto le stelle.

Un paesaggio dell’anima in cui la libertà di ognuno trova il suo completamento nel rispetto di tutti, Capocotta cerca di non smarrire il suo tratto libertario, se non trasgressivo, che l’ha portata ad essere un palcoscenico musicale e cinematografico. Tra le dune in cui gli U2 hanno girato parte della clip di All I Want is You, oggi si trovano massaggiatrici particolari, prostituzione maschile, racket, spaccio, degrado. La litoranea davanti a quella spiaggia in cui Nanni Moretti aspettava l’alba in Ecce Bombo è una lunga teoria di bottiglie, cartacce, rifiuti ai margini della vegetazione, mentre una fila di parcheggiatori abusivi che chiedono fino a cinque euro per un posto dà testimonianza di un presidio capillare della zona. Anche se poi, come si dice nei chioschi, «le mele marce» non vanno confuse con i parcheggiatori fidati che nelle giornate più calde sono dei veri e propri «gestori della mobilità»: se vanno via loro, il traffico, infatti, si paralizza. Lungo quasi quattro chilometri di costa, ci sono sei baracchine in legno, tra cui il Mecs Village dove Alessandro Terzi, uno dei gestori della struttura, si gode i suoi 40 metri di spiaggia: «Due anni fa, eravamo rimasti quasi senza, poi abbiamo messo delle barriere protettive, si è accumulata tanta sabbia e oggi non possiamo lamentarci. Il fine settimana arrivano più di mille persone». Il mare è «pulito, la mattina presto, addirittura, cristallino» mentre a prendere il sole «non ci trovi più i culturisti» come accadeva anni fa «quando Er Piotta veniva a girare il video di una sua canzone» ma molti ragazzi, studenti stranieri, soprattutto inglesi, e qualche famiglia. Paolo Quircio ci viene spesso con la moglie Roshny: «Si sta bene, sono tutti molto gentili. Se vuoi, paghi e usufruisci dei loro servizi, altrimenti stendi il tuo asciugamano e prendi il sole come succede in tutto il resto del mondo». È questa la caratteristica di una spiaggia che, secondo Terzi, rappresenta «un’ alternativa» allo stabilimento tradizionale: «C’è spazio per tutti. Ciascuno può scegliere il modo di stare al mare che preferisce nel rispetto delle regole e del prossimo».

Il rapporto è ottimo anche con i venditori ambulanti seduti sotto un gazebo in attesa di iniziare il loro giro. Sono in cinque, ciascuno di loro ha un carretto di vestiti e occhiali da sole «che spingono da soli per 200 metri prima di fermarsi cinque minuti», vengono tutti dal Marocco e guadagnano al mese quasi 500 euro «anche se quest’anno va male, c’è poca gente e in alcune giornate non riusciamo a vendere nulla». La loro fortuna – dicono in coro - sono i gestori dei chioschi «che qualche volta non ci fanno nemmeno pagare il caffè e l’acqua».

Poco lontano, Adelina Covuccia interrompe il rito della tintarella per mostrare un cimitero di mozziconi di sigarette ammucchiati: «Succede solo in Italia, molte volte sono stata anche costretta a litigare con i fumatori a cui costa fatica riempire un bicchiere o una lattina con un po’ di acqua per spegnere la cicca. I gestori dello stabilimento non c’entrano nulla, anzi, ci sono secchi ogni dieci metri». Grande attenzione alla pulizia, «abbiamo anche l’idro-pulitrice per igienizzare i lettini», spiega Terzi che ha scelto di tenere i prezzi bloccati: «Un lettino costa sei euro, mentre dopo le 14, il prezzo scende a cinque, abbiamo anche una tavola calda con il primo a cinque euro, un secondo e un contorno a sette. Così con meno di 20 euro una persona riesce a farsi una giornata di mare». La sera, invece, aperitivo e musica dal vivo, al massimo, qualche festa a tema ché «la discoteca in spiaggia ce l’hanno vietata a causa dei problemi di viabilità e per la vicinanza con la riserva presidenziale di Castelporziano. Dopo le notti ruggenti di Onelove con migliaia di persone e il «caos assoluto» sulla litoranea, «si è chiusa la stagione degli happening musicali e dei party itineranti con migliaia di persone sulla spiaggia» tra il porto di Enea e il Settimo cielo, oggi Gay Village, ricorda Alessandro Lauri, che gestisce con la moglie, il chiosco nell’ oasi naturista: «Negli anni Sessanta si chiamava il buco, era una spiaggia con uno spirito libero, anche spregiudicato, in cui era tutto mischiato e si potevano trovare insieme gay, lesbiche e famiglie mentre adesso è come se ci avessero rinchiuso in un ghetto di duecento metri tanto che gli stranieri abituati agli spazi che ci sono per la pratica naturista in Francia, Corsica e Croazia quando vengono da noi restano allibiti».

All’entrata c’è un cartello con la delibera del comune datata 1999 e un regolamento che invita a mantenere comportamenti civili e corretti, ad evitare ogni forma di esibizionismo e di riproduzione video-fotografica oltre a garantire un servizio di sorveglianza. «Ma tra un chiosco e un altro, nei posti in cui ci sono meno controlli, fanno di tutto – attacca Lauri - in mezzo alle dune esiste un giro di prostituzione maschile e femminile, tanto che anche di inverno si può trovare la fila di macchine». Nulla di nuovo sotto il sole di una spiaggia che restituì cadavere il corpo di Wilma Montesi e vide furoreggiare i marchesi Casati Stampa alla ricerca di aitanti giovanottoni per i loro sollazzi erotici. «Non ci può essere libero accesso a tutti quanti – riprende il filo Lauri- ogni tanto siamo costretti a cacciare via qualcuno. La salvezza per Capocotta sarebbe la bonifica delle dune». Luciano che in questa oasi ci viene da 25 anni con la moglie, ammette «il disagio per il traffico continuo di gente che viene a curiosare, scatta foto a noi che siamo nudi, senza contare quelli che si mettono proprio a far sesso. Ci sono i divieti, è vero, ma come succede spesso vengono elusi: ci deve essere più controllo anche perché il posto è bellissimo e l’acqua è pulita».

Ma rispetto a qualche anno fa, a causa dell’erosione, la spiaggia non esiste quasi più, ne sono rimasti giusto dieci metri mentre le presenze sono calate del 50 per cento. «Se non ci riprendiamo la sabbia che il mare si è portato via, non so quanto riusciremo ancora a reggere», il grido di dolore lanciato da Lauri che si dice convinto che «uno sforzo minimo» basterebbe per avere una spiaggia di cui si parli in tutto il mondo: «Ma senza la possibilità di fare investimenti, non c’è futuro, le onde tra poco arriveranno sulla litoranea e sarà la fine. La verità è che Capocotta sta scomparendo». (di Francesco Persili)

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