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Edizione di Mercoledì 23 Maggio 2012
Giovanardi come anello di Saturno: tutti sanno che esiste, ma nessuno sa a cosa serve
Giovanardi come anello di Saturno: tutti sanno che esiste, ma nessuno sa a cosa serve
«L’allergia di Carlo Giovanardi ai gay, tuttavia, non è stata scatenata dal tagliente spot dell’Ikea. Infatti lo avevamo già sentito 'intimare ai gay di non scambiarsi effusioni in pubblico'»
Martedì 26 Aprile 2011
di Enrico Oliari
in Focus

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Roma – L’ultima di Carlo Giovanardi: “Lo spot Ikea è incostituzionale” -, in perfetto stile da auguri di Buona Pasqua, è l’ennesimo altolà del loquace sottosegretario a tutela della famiglia tradizionale italiana, rigorosamente eterosessuale, possibilmente cattolica e auspicabilmente osservante.

Lo spunto gliel’ha fornito nientepopodimenoche il colosso svedese Ikea, reo di una coraggiosa campagna pubblicitaria che ritrae di spalle due uomini mano nella mano, a cui si rivolge l’invito: ‘Siamo aperti a tutte le famiglie’. Io l’ho sempre detto: due gay che si rispettino un pellegrinaggio all’Ikea lo devono fare, ma forse la stessa scelta pubblicitaria è stata dettata dal fatto che fra i mille mobili assemblabili e trasformabili a seconda della creatività circolano più omosessuali che devoti al Popolo delle Libertà di Giovanardi.

D’altro canto in Svezia, come nel resto dell’Europa occidentale, lo Stato non si prende il disturbo di classificare il rapporto d’amore dei propri cittadini ed è quindi del tutto normale trovare nei negozi gli asciugamani lui/lei, lui/lui, lei/lei. Solo la teocratica Italia, quella per intenderci dei Giovanardi che strillano da mattino a sera sui gay ma che si guardano bene dall’aprire bocca sui bunga bunga del loro capo, si ostina a non considerare l’evidente realtà delle coppie dello stesso sesso, palese al punto che il mondo del commercio e del turismo, fatti i conti in soldoni, si sta adeguando senza problemi alle nuove esigenze del mercato.

L’allergia di Carlo Giovanardi ai gay, tuttavia, non è stata scatenata dal tagliente spot dell’Ikea. Infatti lo avevamo già sentito: intimare ai gay di non scambiarsi effusioni in pubblico e di non organizzare Gay Pride “sguaiati”; dire no alle adozioni ai gay, che darebbero il via alla compravendita di bambini; proporre il bando dall’esercito per i militanti omosessuali; accusare di tendenze culturali para-naziste le associazioni che difendono la paternità di Elton John, cavillare sui teorici rischi di incesto col padre della figlia di Gianna Nannini… e si potrebbe continuare a lungo sulle sparate del sottosegretario alla Famiglia. Già, il sottosegretario alla Famiglia. Che in un paese come il nostro dove le famiglie annaspano e non fanno figli a causa dell’alto costo della vita e del caro-casa (e non per colpa dei gay), è un po’ come gli anelli di Saturno, che tutti sanno esserci ma che nessuno ha ancora capito a cosa servano: stanno lì, ruotano attorno al loro capo, sospesi nel vuoto e nient’altro

Si fa roboante il Giovanardi-pensiero sullo spot Ikea: non solo è offensivo e di cattivo gusto, ma contrasta – addirittura – con la Costituzione. Davvero non si sa a quale Carta fondamentale il sottosegretario spaziale si riferisca, dal momento che in nessuna parte della Costituzione repubblicana sta scritto che il matrimonio debba essere necessariamente fra uomo e donna. Lo sanno bene i gay che, come nel caso mio e del mio compagno, l’anno scorso sono ricorsi alla Corte costituzionale: con la sentenza n. 138/2010 i quindici giudici della Corte non hanno affatto stabilito che il matrimonio gay sia incostituzionale, bensì che non spetti alla Consulta, bensì al Parlamento individuare, nell’ambito applicativo dell’art. 2 della Costituzione,

le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette (intesa come “stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso”, ndr) restando riservata alla Corte costituzionale la possibilità d’intervenire a tutela di specifiche situazioni (come è avvenuto per le convivenze more uxorio: sentenze n. 559 del 1989 e n. 404 del 1988). Può accadere, infatti, che, in relazione ad ipotesi particolari, sia riscontrabile la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale, trattamento che questa Corte può garantire con il controllo di ragionevolezza.

L’articolo 29 della Carta costituzionale, al quale Giovanardi è tanto legato, recita infatti che “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”, ma non si esprime sul sesso dei coniugi. Esiste poi anche un articolo 3, sempre della stessa Carta: “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione”. Ma lì, Giovanardi, sembra proprio non aver letto.

La palla è passata quindi nuovamente al Parlamento, il quale, se non fosse pieno di anelli di Saturno, si sarebbe già allineato agli altri paesi dell’Europa occidentale ed avrebbe così dato risposta alle molte Risoluzioni del Parlamento di Strasburgo. Ma, si sa, l’Europa va bene solo quando ci sono i tunisini da sistemare…

Resta invece curiosa la tempistica dell’intervento anti-Ikea di Carlo Giovanardi: tutte, dico tutte, le agenzie avevano riportato dello spot l’11 marzo scorso: possibile che da qui a Saturno le notizie ci mettano un mese e mezzo? Ah, già, l’altro ieri era Pasqua… (Libertiamo.it)

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