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Edizione di Mercoledì 23 Maggio 2012
Da Vendola a Cicchitto: in Italia un primo ministro gay
Da Vendola a Cicchitto: in Italia un primo ministro gay
L'ha detto da sinistra Niki Vendola qualche mese fa, l'ha ripetuto da destra Fabrizio Cicchitto qualche giorno fa: l'Italia ha già avuto un primo ministro gay
Martedì 08 Marzo 2011
di Affari Italiani
in Focus

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Un premier che viveva la sua omosessualità di nascosto. Hanno ragione entrambi. Sia nel motivo, sia nel merito. Nel motivo: Vendola ha manifestato la sua avversione verso l'ipocrisia del "si fa ma non si dice": lui ha avuto il coraggio di non nascondere la sua inclinazione sessuale, gliene va dato merito. Primo, perché dimostra che non bisogna vergognarsi di essere gay; secondo, perché così evita eventuali ricatti. Come quello di cui è stato vittima Marrazzo. Mentre Cicchitto ha ragione nel ricordare che fino a qualche anno fa cui i politici erano liberi di andare a letto con chi volevano, uomini o escort che fossero, senza che per questo diventassero bersaglio di gossip.

Hanno ragione anche nel merito: l'Italia ha avuto un primo ministro gay. Lo so per esperienza diretta. Avevo poco più di vent'anni, facevo politica nel movimento giovanile della Democrazia Cristiana e un giorno mi presentarono un ex premier. Un personaggio allora molto potente, molto in vista e molto rispettato. Lui mi chiese il numero telefonico (di casa, allora i cellulari non esistevano). Io, quasi incredulo, glielo diedi: ero emozionato, pensavo che avesse individuato in me chissà quali doti politiche! In realtà pensava a ben altre doti. Una sera mi chiamò e mi fece delle avances. Io mi sentii in grande imbarazzo. Arrossii, mi misi a sudare, a balbettare. Mia madre mi vide e capì che qualcosa non andava. Con chi sei al telefono?, mi chiese preoccupata. Zitta, le sussurrai, è l'Onorevole XY! Lei non ci voleva credere. E anch'io stentavo a credere che lui si facesse avanti in maniera così sfacciata con me.

Lui voleva vedermi. Io lasciai perdere. Perché era un uomo, e a me piacciono le donne; ma anche se fosse stato una donna non me la sarei sentita. Quel tipo di approccio, così diretto e sfacciato, mi mette a disagio. Non gliene faccio una colpa: era il suo modo di corteggiare. Il mio è tutt'altro. Parlai di quell'episodio con alcuni amici di partito, e scoprii che tutti sapevano che lui era gay. Si sapeva, ma non si diceva. Perché in Italia c'era riservatezza sulla vita privata dei politici. Oggi non c'è più. Negli Stati Uniti non c'è da trent'anni a questa parte: un candidato alla presidenza, Gary Hart, sposato, ha dovuto uscire dalla corsa dopo la pubblicazione di sue foto con una modella sulle ginocchia; un presidente, Bill Clinton, ha rischiato l'impeachment per una fellatio con una stagista. Prima di loro i fratelli Kennedy avevano avuto numerose amanti, tra cui Marilyn Monroe, senza che questo avesse creato loro alcun problema. Ma le cose cambiano. Negli Usa e da noi. E quello che ieri restava celato oggi viene portato alla luce del sole. Con relativo scandalo.

Credo che tutti, compresi i personaggi pubblici e i politici, abbiano diritto alla privacy. E ad andare a letto con chi vogliono, uomini o donne, purché maggiorenni e consenzienti. Nessuno ha il diritto di ficcarci il naso: perché non si tratta di trasparenza, ma di violazione del diritto alla riservatezza. Un politico va valutato per la sua vita pubblica, non quella privata. Altra cosa è se il politico utilizza soldi pubblici per i suoi vizietti privati, o crea commistioni tra pubblico e privato cadendo nell'illecito penale. Ma di quello si deve occupare la magistratura. (di Mario Furlan)

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