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| Dagli adolescenti gay ai monsignori. Scene di doppia vita |
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| Nelle dichiarazioni della Chiesa l’omosessualità è disordine. Questo apre la porta alla morbosità e al desiderio |
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| Martedì 13 Luglio 2010 |
| di l'Unità |
| in Focus |
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Quando un ragazzo o una ragazza si innamorano di un coetaneo del loro stesso sesso imparano a mimetizzarsi. Conoscono gli insulti. Bisogna stare attenti. I sentimenti però traboccano, le attrazioni sono calamite. A 15 anni la via impervia dell’astuzia è lontana. Magari si innamorano a scuola. E nel percorso da scuola a casa alimentano il totem del primo amore. Gli sguardi, i rossori, l’eccitazione: sono acqua che sa dissetare. L’amore li fa vaghi, stralunati. Che fare? Aperta la porta di casa schermano lo sguardo.
Se i loro amori fossero del sesso opposto, potrebbero non vestirsi di indifferenza. Alla fine la domanda arriva. A un ragazzo si chiede: ma hai la fidanzata? In quella «a» c’è il colpo che secca le labbra. La saracinesca del dialogo abbassata. Come fare a spiegare ciò che gli altri non prevedono? Come dire che è un lui? Silenzio, occhi bassi, cambiare discorso. E il sentimento va in apnea. In classe nessuno deve capire. Altrimenti vedi i compagni toccarsi il lobo dell’orecchio, mimare scene di sesso etero per dare una lezione.
Una lezione di violenza. Può l’amore restare nudo? Meglio inabissare. Si chiama doppia vita, dissociazione nei casi gravi e frequentissimi. Vuol dire frenare le emozioni, diffidarne, il che è peggio. Filtrare gli entusiasmi, ingrigirsi dinanzi agli altri. Vivere secondo il come tu mi vuoi. Con dubbi atroci: chi sono io? Quello che ama? O quello presentabile? Può durare per tutta la vita. In famiglia non funziona come nel caso dei neri. Non c’è un genitore pronto a comprendere l’offesa perché la sperimenta sulla propria pelle. Gli adolescenti gay e lesbiche sono quasi sempre figli di coppie etero. E spesso in casa indossano una maschera.
Non sono i soli. Ci sono ambienti dove la sessuofobia è una tenaglia. Le dichiarazioni delle gerarchie ecclesiastiche non lasciano dubbi. L’omosessualità è disordine. Una Natura umana della quale i capi della Chiesa credono di avere la chiave avrebbe inciso nella “carne” il cartellino con il sesso dell’oggetto da amare. Sei donna? Devi unirti a un uomo e solo per procreare. E viceversa. Il sesso non è messaggio, né gioia. E’ strumento. Molti credenti gay si sentono cani in Chiesa. Ce ne sono a migliaia, pochissimi a viso aperto.
E i preti? Nei gruppi di omosessuali che hanno fede sono mosche bianche. Vivono la notte dei desideri. Cercano incontri furtivi. Facile ammalarsi di morbosità. Non si può desiderare solo nello spazio asfittico di una chat. C’è chi di loro si toglie l’abito e chi accetta la doppia vita. Fatta di ossessioni, di macigni, di abissi interiori, di masochismi. Di inferno in terra e di bizzarre espiazioni. Di orari: alle 17 incontro lui, alle 18 servo messa. (di Delia Vaccarello - 12 luglio 2010) Questo articolo ha ricevuto 612 visite.
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