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| Che male fanno gli omosessuali |
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| Filosofia minima di Armando Massarenti |
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| Lunedì 07 Settembre 2009 |
| di Il Sole 24 ore |
| in Focus |
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I Martha Nussbaum, in un libro di qualche anno fa ( Nascondere l'umanità,
Carocci, 2005), si chiedeva: «È giustificato considerare alcune categorie di cittadini (omosessuali, donne, ebrei, disabili) l'oggetto naturale del nostro disgusto?». Fin dal discorso successivo alla vittoria elettorale, Barack Obama, ha chiarito che la sua risposta è un chiaro e secco «No».
Distinguendosi così da un fiorente filone di pensatori e politici conservatori che, a partire da lord Devlin negli anni Cinquanta, hanno sostenuto che il disgusto provato dai membri medi della società fornisce una forte ragione per dichiarare illegale un certo atto, anche se tale atto non reca danno ad altri, violando con ciò il più classico dei principi liberali.
Idee del genere possono influenzare anche il diritto, come accade nel caso americano di un uomo che ha aggredito due lesbiche sorprese in atteggiamenti erotici, uccidendone una. Il giudice gli ha ridotto la pena considerando come attenuante il personale disgusto che l'imputato provava nei confronti di questo genere di persone e di atti. Vi pare giusto?
Cambiamo scena. Un paio di mesi fa nel Blog di Andrea Tornielli, vaticanista de «il Giornale», leggevo un interessante commento alla scelta di Obama di nominare un credente come il genetista Francis Collins alla guida degli Nih. «Vedete, Obama è assai moderato e nonè antireligioso», grosso modo è il messaggio, inteso a rassicurare i cattolici italiani. Ancor più interessante è la replica di un lettore, Ciro Paoletti, il quale, come cattolico, con Obama non si sente affatto tranquillo. «È in preparazione – lamenta tra l'altro – una legge sulla libertà di parola che impedisce di esprimere giudizi negativi o discriminatori su gruppi e persone.
Apparentemente va bene, in realtà è una legge che impedirebbe di dire apertamente che l'omosessualità è un peccato, mettendosi sulla scia di analoghi provvedimenti già presi in Svezia e Canada, dove anni fa un pastore luterano – in Svezia – e di recente un prete cattolico – in Canada– per averlo esplicitamente detto durante una predica in chiesa, sono stati denunciati, portati in tribunale e condannati». Beh, cari lettori, c'è libertà e libertà. Staa voi decidere, magari alla luce di certi avvenimenti di questi giorni, quale delle due può fare più male. Questo articolo ha ricevuto 338 visite.
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