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| OMOFOBIA: IL «MURO» DEL RISVEGLIO FELICE |
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| di Vittorio Lingiardi |
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| Sabato 05 Settembre 2009 |
| di l'Unità |
| in Focus |
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Se, in passato, lo «scandalo» era la devianza omosessuale, oggi ciò che preoccupa e spaventa, fino all’odio, è la possibilità di una normalità omosessuale e della sua realizzazione affettiva, persino familiare. Cerchiamole qui, in questo arco che unisce diversità e uguaglianza, le radici dell’omofobia (come recita il titolo del bell’articolo di Adriano Sofri sulla Repubblica di ieri), e capiremo perché l’avversione contro le persone omosessuali (che oggi, dopo un percorso individuale e collettivo di riconoscimento psicologico e sociale, chiamiamo gay e lesbiche) non ha mai conosciuto tregua, esprimendosi in modi diversi a seconda del momento storico. Quando riconosciuti, e dunque quando colpevoli della loro visibilità, gli omosessuali sono stati bruciati, rinchiusi nei lager o mandati al confino. Oggi, si dirà, di che cosa si lamentano? Sono celebrati dal cinema e dalla letteratura, potenti costruttori di estetiche di massa, padroni di riviste, di locali, perfino di strade, del suolo «pubblico».
Ma tutto questo non basta ad attenuare l’odio. Anzi, sicuramente lo fomenta. Quindi, nonostante i doni politicamente corretti della postmodernità, siamo costretti a domandarci che cosa c’è di nuovo in questa omofobia dal cuore antico. Perché, come scrive Sofri, «si può anche paventare un futuro che non abbia più un cuore, ma ce l’abbia decrepito».
Senz’altro, interrogandoci spaventati e perplessi di fronte a questa nuova-vecchia omofobia, troveremo le sue radici nella paura ancestrale di un mondo che non si riproduce (sillogismo menzognero, come se le lesbiche e i gay non fossero fecondi, e madri e padri), nei fantasmi intollerabili, già riconosciuti dall’ultimo Freud, della passività maschile e dell’attività femminile («versatile» è la nuova parola inquietante delle sessualità), e naturalmente nella paura trasformata in odio (spesso affascinato, forse invidioso) per ciò che viene percepito come diverso e/o straniero. Ma di sicuro, e a questo pensavo guardando i ragazzi e le ragazze che senza vergogna e paura si abbracciano a pochi passi dal Colosseo, ciò che gli omofobi (siano essi balordi da strada o intellettuali a modo) non possono sopportare è quel sapore di felicità che nell’ormai lontanissimo 1978, Michel Foucault notava quasi incidentalmente in un’intervista: «Se si vedono due omosessuali, o meglio due ragazzi che se ne vanno insieme a dormire nello stesso letto, in fondo li si tollera, ma se la mattina dopo si risvegliano col sorriso sulle labbra, si tengono per mano, si abbracciano teneramente, e affermano così la loro felicità, questo non glielo si perdona. Non è la prima mossa verso il piacere ad essere insopportabile, ma il risveglio felice».
Vittorio Lingiardi
Professore Straordinario Facoltà di Psicologia 1, «Sapienza» - Università di Roma Questo articolo ha ricevuto 304 visite.
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