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| Gay ed Elezioni. Quella sfida lanciata ai vertici dei DS |
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| Una riflessione approfondita dei fatti, mentre si attende la risposta sulla candidatura di Franco Grillini |
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| Lunedì 19 Marzo 2001 |
| di Aurelio Mancuso |
| in Focus |
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Sulla questione ormai pubblica dell’elezione di Franco Grillino nelle liste DS nel prossimo Parlamento si gioca qualcosa di più di una vicenda personale, e qualcosa di più del rapporto fra un partito e l’elettorato gay. Si gioca l’identità dei DS in materia di politica dei diritti e di laicità delle istituzioni. La maggior parte dell’elettorato consapevolmente omosessuale e la maggior parte del movimento gay organizzato ha “naturalmente” militato, negli ultimi trent’anni nella sinistra: in quella radicale prima (il Pr era e si considerava negli anni settanta parte integrante della sinistra), anche in quella estrema subito dopo, soprattutto nella sinistra tradizionale a partire dagli anni ottanta. “Naturalmente”, si diceva, perché, in Italia come nel resto dell’Occidente, e nonostante i pessimi precedenti in materia di tutta la tradizione comunista ortodossa, la destra era tradizionalista (“Dio, patria e famiglia”) e la sinistra era progressista in materia di costumi e di diritti. Così è ancor, oggi in tutto il resto dell’Occidente. Vogliamo fare l’elenco? Sostengono tendenzialmente le rivendicazioni del movimento gay, in maggiore o minore misura, promuovendo una legislazione antidiscriminatoria e il riconoscimento (pieno o almeno parziale) delle unioni fra omosessuali, di fronte a schieramenti di destra (anche moderata) decisamente meno o per nulla propensi a farlo: il Partito laburista britannico, il Partito laburista irlandese, tutti i partiti socialdemocratici scandinavi, il Partito socialdemocratico olandese, il Partito socialista spagnolo (meno ricattabile dai vescovi italiani?), il Partito socialista portoghese, il Partito socialdemocratico tedesco e, inoltre, il Partito democratico americano, il Partito liberale canadese, i partiti laburisti australiano e neozelandese. Eccetera. Merita in questo contesto, una menzione speciale il Partito socialista francese che, dopo aver mantenuto la promessa fatta agli elettori gay, facendo approvare il Pacs, ha eletto a sindaco di Parigi Delanoe, primo cittadino socialista dopo quasi un secolo, e gay dichiarato. Le entusiastiche reazioni pubbliche di molti dirigenti dei Democratici di Sinistra, dovrebbero quindi farci sperare che la partita che stiamo giocando in Italia sia vinta…. Ma dopo sei anni di governo del centrosinistra, in Italia non una sola iniziativa legislativa in materia di diritti dei cittadini omosessuali è stata approvata. Certo il razzismo talvolta isterico che si manifesta protervamente contro gli omosessuali nella destra italiana, soprattutto da un anno a questa parte, è motivo di vivo allarme, non solo per gli omosessuali, ma per la stessa democrazia italiana e per il buon nome del paese. Ma questo razzismo ha avuto campo sostanzialmente libero, anche perché gli si è risposto spesso con reticenza, basso profilo e insufficiente indignazione. Se si escludono alcune prese di posizioni di Veltroni in difesa del World Pride la sinistra riformista e moderata non ha colto con necessaria sensibilità le minacce per la libertà che prevedevano questi attacchi. Non è un caso che l’Unione delle Comunità Ebraiche, ha avuto antenne ben più ricettive nel cogliere ciò che stava accadendo. Non avere soggiaciuto all’inaudita pretesa vaticana di sospendere per un anno intero nella capitale del paese l’esercizio di un diritto costituzionale fondamentale come la libertà di riunione non può essere un vanto, è stato solo un elementare dovere civico e giuridico. A differenza di quel che la stampa ha detto, sull’ormai vitatissimo sondaggio di gay.it, emerge che la larga maggioranza dei gay italiani continuerà a votare a sinistra (o per i radicali), comunque vadano le cose; sinistra tradizionale, verdi, sinistra d’opposizione e radicali assieme superano, secondo quel sondaggio di larghissima misura le intenzioni di voto del resto della popolazione. Per tornare alla discussione in atto in queste ore all’interno dei DS, questo partito deve sapere che la posta in gioco è alta e non riguarda solo il rapporto con il movimento gay, ma con l’Italia laica e con tutti i cittadini per le quali i diritti civili non sono un accessorio opzionale, ma un elemento intrinseco dell’identità di una sinistra moderna e liberale. Colpisce in questo senso il silenzio delle aree politiche e culturali interne ai DS, che in questi anni si sono spese di più su questo terreno: dalle donne, alla sinistra interna, dall’area laica e socialista a quella repubblicana. Ognuno pensa per se e, affida a una indistinta decisione collegiale, una vicenda che avrebbe invece meritato una battaglia politica forte e autorevole. Se si scorrono le firme in calce all’appello di sostegno alla candidatura di Grillini, si comprende come il corpo del partito sia maturo a recepire la contraddizione omosessuale al suo interno, mentre il gruppo nazionale, almeno quello che decide, sia paralizzato dai veti incrociati, dagli equilibri interni di area e di territorio. Tutto ciò è comprensibile, e fa parte della struttura stessa di un grande partito nazionale che deve tenere conto della pluralità dei soggetti e interessi a cui si deve rivolgere. L’elezione di un parlamentare espressione sostanziale del movimento gay rientra però a pieno titolo nella necessità di rappresentare un elemento intrinseco dell’identità di una sinistra moderna e liberale. I DS non si precluderebbero di certo il rapporto con il mondo cattolico: quanti candidati cattolici, e spesso clericali, che l’elettorato laico dovrà comunque sorbirsi in nome della paura dei barbari che avanzano nell’altro schieramento? Turarsi il naso è spesso opportuno e anche necessario in una democrazia, ma è proponibile solo se non è un esercizio sempre e strettamente unilaterale. Con i gay e più in generale con i laici, invece, pare che si possa prendere in considerazione anche qualcosa che sembrava estraneo a tutti i codici della politica italiana: il rifiuto totale di qualunque rapporto politico serio con una componente della società italiana. Dopo l’inerzia legislativa degli ultimi anni e dopo tante candidature di bandiera mai andate a buon fine, credo che non potrebbe essere, questa volta, ancora una volta, una scelta priva di conseguenze irreparabili.
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