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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
Parigi. Vince Delanoe, socialista e gay, un risultato epocale
Parigi. Vince Delanoe, socialista e gay, un risultato epocale
Nella città simbolo, una delle grandi capitali del mondo, un omosessuale raccoglie la maggioranza dei consensi popolari
Domenica 18 Marzo 2001
di Franco Grillini
in Focus

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Non credo di esagerare se dico che con la conquista di Parigi da parte di Bertrand Delanoe, socialista e gay, per noi omosessuali si è realizzato una seconda rivoluzione francese. Non è la prima volta che un omosessuale viene eletto in un assemblea istituzionale, ma è sicuramente la prima volta che una sfida così importante sotto il profilo simbolico viene vinta da un omosessuale proprio perché è omosessuale. Viene in tal modo clamorosamente smentita l’idea, cara anche a certi pavidi della sinistra nostrana, che gli omosessuali facciano perdere voti, che, in materia elettorale, siano più i rischi di una candidatura gay che non i probabili successi. Certo, a Parigi la gerarchia cattolica e il suo ricatto non pesano come in Italia, a Parigi c’è una laicità dello Stato e della politica invidiabili. Ma non c’è dubbio che ormai in tutto il mondo occidentale una parte, sempre più maggioritaria, della popolazione si identifica con le istanze di libertà del movimento gay e lesbico sentendole proprie e facendole proprie. La questione omosessuale è un problema di diritti, di diritti individuali. E’ ormai un sentire comune che ogni individuo abbia il sacrosanto diritto di costruire la propria esistenza secondo la propria identità, secondo un proprio piano di vita e non sulla base di una morale esterna imposta magari con la legge anche a chi non la condivide. Ma la lezione di Delanoe è esemplare anche per un altro motivo: la sua visibilità di omosessuale dichiarato e sereno. Il neo sindaco di Parigi ne aveva parlato con tranquillità all’inizio della campagna elettorale suscitando le simpatie dell’opinione pubblica e non certo quel rigetto sul quale qualcuno in odore di razzismo aveva fatto affidamento. In sostanza quella visibilità che tanto da fastidio anche alla destra nostrana (“va bene essere gay, ma perché esserne orgogliosi?”) ha finito per essere una carta vincente. Lo dico non solo per chi nella politica nostrana persevera nella convinzione che la questione omosessuale non sia ormai un fatto politico di primo piano, ma anche per tutti quegli omosessuali che ancora si nascondono pensando alla propria visibilità come a un pericolo per le proprie relazioni o per il proprio posto di lavoro. Dopo Parigi, con Delanoe sindaco, nessuno potrà più dire che la questione omosessuale non sia una un tema centrale di grande popolarità. Voglio quindi sperare che ciò sia di lezione alla sinistra italiana soprattutto per quanto riguarda la coerente gestione di una politica che senza l’affermazione dei diritti, la loro centralità, senza la difesa e il rafforzamento della laicità dello stato non può certamente dirsi progressista o liberale. Queste tematiche saranno al centro dello scontro politico anche nella campagna elettorale italiana, la destra le agiterà come spauracchio. Solo accettando la sfida dell’antirazzismo, della lotta ad ogni discriminazione, del rifiuto dell’omofobia, dell’affermazione dei diritti la sinistra potrà dirsi tale e cercare di fare breccia in una destra arcigna e sessuofobia scoprendone le contraddizioni nel suo rapporto con un elettorato, soprattutto giovanile, che non condivide di certo il razzismo ed l’omofobia.

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