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| Gli avvocati gay freindly: negare il risarcimento al superstite di una coppia omosessuale tecnicamente improbabile |
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| Promuovere il livello di conoscenza delle questioni giuridiche connesse all’identità di genere e all’orientamento sessuale |
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| Lunedì 04 Agosto 2008 |
| di Francesco Bilotta |
| in Focus |
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Caro Direttore,
in questi giorni la tua pagina di informazione sulle questioni LGBT ha dato ampio risalto a due notizie, riguardanti i risarcimenti riconosciuti ai conviventi superstiti di due coppie omosessuali.
Premetto che mi rallegro con loro e con i Colleghi Avvocati e Avvocate che hanno reso possibile, con la loro mediazione, questo risultato. Ciò posto e viste le dichiarazioni rilasciate ai media nazionali e le lettere indirizzate al tuo sito di responsabili del movimento LGBT italiano, mi permetto qualche riflessione solo apparentemente tecnica, ma dal forte contenuto politico, come potrà accorgersi chi avrà la pazienza di arrivare in fondo a queste poche righe.
Come ben sai, nel disegno di legge sul Patto civile di solidarietà e unioni di fatto, presentato il 21 ottobre 2002, XIV Legislatura, A. C. n. 3296, non c'è una norma sul risarcimento del danno per la morte del convivente a seguito di un illecito. Il motivo è che tale regola è talmente sedimentata nella giurisprudenza che non ritenemmo necessario inserire una norma ad hoc. In altre parole, ci sembrava superflua. Così come era ed è superfluo sottolineare che, laddove vi sia una regola di tutela per le convivenze eterosessuali, per il rispetto del principio di uguaglianza, essa vada estesa alle coppie omosessuali.
Sfido chiunque a dimostrare il contrario o a trovare un giudice che la pensi diversamente. Certo, tutto è possibile, ma tecnicamente negare il risarcimento al superstite di una coppia omosessuale sarebbe altamente improbabile.
Spero che fatti tali chiarimenti, si comprenda meglio il perchè degli esiti positivi delle due vicende. Le compagnie assicurative coinvolte erano perfettamente coscienti che avrebbero avuto una posizione processuale pessima. In altri termini, avrebbero quasi sicuramente perso. Oltre al risarcimento del danno avrebbero dovuto anche sopportare le spese legali. Mi auguro che il risarcimento sia stato congruo e che l'accettazione della somma offerta non sia stata suggerita dal dubbio di una vittoria in tribunale.
Non capisco, quindi, su quale base ancora leggo e ascolto affermazioni meravigliate dinanzi a tali episodi. L'unica meraviglia è che questi cittadini e cittadine omosessuali abbiano fatto sapere al grande pubblico quello che è avvenuto e non si siano barricati/e dietro ad una (ai miei occhi) incomprensibile riservatezza.
Non c'entra nulla il fatto che una delle due coppie fosse legata da un PaCS, dal momento che questo vincolo giuridico non è la causa della risposta positiva dell'assicurazione, ma solo uno strumento di prova della esistenza e della durata della convivenza. Chi afferma che il problema sia l'intrascrivibilità del PaCS in Italia, ignora: a) che il PaCS non fa sorgere alcun vincolo di parentela tra le parti; b) che il PaCS e il matrimonio sono talmente cose dissimili che solo il secondo sarebbe (giustamente) trascrivibile nel nostro Paese. Chi, invece, continua con aria mesta a dire che il nostro Paese non tutela casi del genere perchè non c'è il PaCS, non solo si sbaglia, ma inculca nelle persone un messaggio sbagliato, ossia che in Italia senza il PaCS una coppia convivente di cittadini omosessuali non abbia nessun diritto. Ciò semplicemente non è vero.
Tali opinioni sono solo frutto della poca conoscenza del diritto? Se fosse così, non mi darei pensiero. Con Avvocatura per i diritti LGBT - Rete Lenford stiamo cercando di innalzare il livello di conoscenza delle questioni giuridiche connesse all’identità di genere e all’orientamento sessuale. E ciò non solo tra gli operatori del diritto, ma anche tra quanti svolgono attività di militanza nel mondo LGBT. Quindi, non mi basterebbe che invitarli ad un nostro corso di formazione. Quello che invece davvero mi inquieta è che chi dovrebbe informare correttamente i cittadini LGBT non lo faccia, anzi li induca a pensare di essere del tutto inermi di fronte allo Stato. La diretta conseguenza di tutto ciò è che anche quel minimo di tutela giuridica che i cittadini omosessuali potrebbero reclamare con pieno diritto non viene richiesta nelle sedi opportune, cioè i tribunali.
Le cose in Italia non cambiano perché la rivendicazione dei diritti rimane sempre su un piano simbolico. Non dico che i “matrimoni finti” non servano a sensibilizzare la società, dico che non bastano. Non bastano prima di tutto a far capire che la lotta per la legittimazione sociale e giuridica delle coppie omosessuali non è una velleità, ma un’esigenza sentita dai cittadini e dalle cittadine omosessuali e non. Non bastano perché non ci fanno riflettere sul tipo di società che vogliamo. Il rispetto del diritto di autodeterminazione è fondato sulla Costituzione. E ciò vale per ogni cittadino che sia o meno omosessuale. Mettere in discussione questo principio per uno significa metterlo in discussione per tutti.
Per questo considero meritoria e importante l’iniziativa di affermazione civile dell’Associazione radicale Certi diritti, che sta portando avanti una campagna nazionale per le pubblicazioni di matrimonio e per l’impugnazione dei dinieghi dinanzi ai tribunali competenti.
Per questo trovo che sia grave il silenzio intorno all’inopinata scelta del nostro Parlamento di aprire il conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale sul caso Englaro. E’ un fatto di una gravità inaudita, perché significa sovvertire la tradizione giuridica occidentale e i principi su cui abbiamo costruito il nostro diritto negli ultimi 200 anni. Il caso Englaro riguarda tutti, anche i cittadini e le cittadine omosessuali, perché l’obiettivo è espropriare l’individuo della libertà di decidere sul suo corpo e sulla sua vita. Oggi riguarda l’accanimento terapeutico, domani riguarderà il rispetto dei diritti delle coppie omosessuali.
La gente è impaurita ogni volta in cui si ha a che fare con la giustizia e questo non fa bene ad uno Stato democratico. Si può ben comprendere che lo sia ancora di più se si sente parte di una minoranza vilipesa e discriminata. Al posto di fomentare queste paure, sarebbe bene dire alle persone come stanno davvero le cose. Mi sembra che ciò sia prioritario per chiunque si batta per i diritti delle persone LGBT, diritti che sono innanzitutto diritti di cittadinanza.
Colgo l'occasione per ringraziarti dell'ospitalità, sperando di avere presto occasione di parlare di persona di tutto ciò. Chi non si informa di come stanno le cose è perchè non lo vuole fare, non perchè gliene manchi l'occasione. A fine settembre so che a Piacenza nell'ambito del festival del diritto, che ha come responsabile scientifico Stefano Rodotà, si parlerà di nuove famiglie e quindi anche delle famiglie composte da persone dello stesso sesso. Speriamo di vedere tutti coloro che in questi giorni si sono impegnati in dichiarazioni di carattere giuridico senza avere la più pallida idea di cosa dicevano.
Francesco Bilotta
Avvocatura per i diritti LGBT – Rete Lenford Questo articolo ha ricevuto 305 visite.
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