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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
Se il pride batte il family day
Se il pride batte il family day
di Franco Grillini
Martedì 01 Luglio 2008
di Epolis - Roma
in Focus

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Sabato 28 giugno, una data storica per la comunità lgbt (lesbica, gay, bisessuale e transessuale) di tutto il mondo che in Italia quest’anno è stata celebrata in ben 5 città con manifestazioni a cui hanno partecipato decine di migliaia di persone. Grande, enorme quelle di Roma e di Milano, partecipatissima quella di Biella, gigantesca quella di Bologna di sabato scorso. Politicamente assai rilevante quella di Catania che si terrà il prossimo 5 luglio.



A Bologna una imponente sfilata per le vie della città ha celebrato i 26 anni dall’inaugurazione del cassero di porta Saragozza, la prima sede data in affitto da un Comune ad una organizzazione omosessuale che allora si chiamava “Circolo di cultura omosessuale 28 giugno”.



Erano molti anni che la città felsinea non vedeva una manifestazione di queste dimensioni e. forse, solo la comunità lgbt è rimasta in italia capace di una tale mobilitazione in difesa dei diritti civili e delle libertà individuali e di quelle leggi che hanno modernizzato l’Europa e quella Spagna che è vincente su tutto ormai rispetto all’Italia e non solo nel calcio.



La manifestazione è stata serena, senza il benché minimo incidente, accolta dalla simpatia dei bolognesi e persino dalla collaborazione dei commercianti e degli artigiani come la cooperativa che ha fornito i tir per l’allestimento dei carri dei vari gruppi dei partecipanti. L’esatto contrario di quanto ha detto con pessima impaginazione il principale quotidiano locale che, al solito, ha parlato di “Carnevale gay” dalle locandine delle edicole.



Pochi anche se lodevoli i politici presenti: il presidente della Regione Puglia Vendola, il leader dei Verdi Pecoraro Scanio, l’on Paola Concia, unica lesbica del Parlamento, e l’on Vittoria Franco del Pd, l’on Benedetto della vedova del Pdl e molti politici e amministratori locali. E ciò si spiega facilmente: i temi cosiddetti “eticamente sensibili”, entro i quali sono stati iscritti tutte le rivendicazioni del movimento lgbt, sono stati per decisione “bipartisan”, cancellati dall’agenda politica dei due principali partiti italiani, Pd e Pdl, già per esplicita ammissione durante al campagna elettorale e poi in seguito per non rischiare pericolose spaccature interne ai partitoni contenitori dove si dice tutto e il contrario di tutto. E dove, soprattutto, ma ciò riguarda in particolar modo il pd, non è possibile quella sintesi tra laici e cattolici che avrebbe dovuto essere la forza motrice del novo soggetto politico. Non a caso a Bologna su ben 12 parlamentari del Pd non era presente alla manifestazione nemmeno uno.



Matrimoni per le coppie gay, il pacs, le norme antiomofobia, la tutela della genitorialità per le persone omosessuali, la lotta alle discriminazioni, l’informazione sessuale nelle scuole, la lotta alle malattie a trasmissione sessuale, sono leggi in vigore in 22 dei 27 paesi europei e hanno contribuito al benessere di quei paesi, al loro svuluppo civile e persino economico come in Spagna dove le riforme civili sono andate di apri passo con la riduzione della disoccupazione e l’aumento del Pil.



Ma anziché interloquire con il gay pride sul terreno della politica e delle proposte legislative il provicario Vecchi della curia di Bologna si è lamentato di alcuni, peraltro pochi, slogan anticlericali definendo al manifestazione “un segno di disintegrazione dei valori”, “un vero e proprio sgarbo alla città”, “una degenerazione del buon senso”, “una vergogna assoluta”, “una degenerazione del gusto”. Di più: secondo Vecchi la manifestazione deve essere ignorata perché non rappresenta nulla, i 50 partecipanti mila sarebbero niente ( in realtà al corteo ha partecipato ben più di 100 mila persone) e i politici dovrebbero stare attenti perché alle prossime elezioni perderanno voti. E in ogni caso il cardinale di Bologna Caffarra deve essere considerato il “primo cittadino” con buona pace del sindaco. Infine si compiace della scomparsa dal Parlamento dei partiti laici e di sinistra. Chi voleva un esempio palmare della trasformazione della chiesa romano cattolica in partito politico è servito. Ma Vecchi, e con lui gli altri esponenti della gerarchia, si sbagliano di grosso, perché la chiesa stessa è minoranza nella società come riconosce persino Ratzinger, e perché ormai nessuno nella vita di ogni giorno segue al morale cattolica nel sesso e nelle relazioni affettive. I numeri parlano chiaro anche quando la chiesa cattolica scende in campo direttamente come ha fatto l’anno scorso al family day, il pride fu decisamente più numeroso a riprova che in Italia sono ancora maggioranza come nel resto del mondo occidentale.











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