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| Pride: Orgoglio e Libertà |
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| E la sinistra che pensa? |
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| Lunedì 09 Giugno 2008 |
| di Liberazione |
| in Focus |
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di Angela Azzaro
I Pride di quest'anno hanno dato grande risalto, ancora più di altre edizioni, ai temi della laicità, dei diritti, dell'antifascismo. La risposta di gay, lesbiche, trans e di tanti etero dimostra che il paese non è assuefatto al clima intollerante e violento. C'è un Paese che non ci sta, vuole e chiede altro. Lo ha fatto al Pride oggi e negli appuntamenti dell'orgoglio omosessuale che seguiranno (Biella, Bologna, Catania), lo ha fatto nella manifestazione milanese sull'ambiente, lo farà oggi alla prima manifestazione italiana organizzata dai rom. E' il risveglio che viene dal basso e che non si riconosce più in una politica che ha perso il contatto con le aspettative, i bisogni, i desideri della sua gente.
Ed è proprio qui che entra in gioco il ruolo della sinistra. Di quali aspettative, di quali bisogni, di quali desideri stiamo parlando? Qui ci si divide, qui nasce lo scacco o la scommessa a seconda del punto d'osservazione.
Partiamo dallo scacco. Le persone che ieri erano in piazza in poche hanno dato il loro voto alla sinistra. Ne condividono spesso i contenuti, gli ideali, ma non si sentono rappresentate. Non hanno creduto che una forza di sinistra potesse rappresentare la loro istanza di libertà. Che non è solo libertà dallo sfruttamento come forza lavoro. E' anche questo, ma molto di più. E' una libertà che attiene al desiderio, ai costumi, alla sessualità, alla libertà di decidere con chi stare e come stare.
In molti, a sinistra, pensano che queste richieste siano scontate, di serie B. Nel migliore dei casi mere appendici della lotta di classe, per altri un vizio, una deviazione dal percorso. Perché dopo la sconfitta elettorale tutti si sono accaniti a sottolineare che gli operai non hanno votato la Sinistra Arcobaleno, mentre quasi nessuno si è chiesto e ha chiesto perché non lo hanno fatto le donne, non lo hanno fatto gay, lesbiche e trans? Li hanno messi in contrapposizione: come può un operaio votare un partito che parla di gay e di rom? Si potrebbe rispondere che anche gli operai possono essere gay. Ma la domanda è mal posta e il problema è un altro: che ne facciamo nel futuro della battaglia per la libertà. Pensiamo che vada subordinata all'uguaglianza o che non ci sia vera uguaglianza senza libertà? La domanda è cruciale, ne va del futuro della sinistra, anche un po' del futuro del Paese. Il Pride, che ci piaccia o no, ce la consegna in tutta la sua urgenza. Questo articolo ha ricevuto 163 visite.
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