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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
Lettera aperta di Bruno Pompa a Sergio Cofferati
Lettera aperta di Bruno Pompa a Sergio Cofferati
In qualità di primo cittadino di questo rossastro agglomerato urbano, ci si aspettava da lei un gesto di benvenuto durante la conferenza stampa del Pride tenuta a casa sua
Domenica 30 Marzo 2008
di La redazione di Gaynews
in Focus

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Gentile sig. Sergio Cofferati,



in qualità di primo cittadino di questo rossastro agglomerato urbano, ci si aspettava da lei un gesto di benvenuto, un segnale di presenza, una stretta di mano o qualsiasi altra iniziativa volta a mostrar amicizia e senso di responsabilità politica. Si era tutti e tutte nello stesso palazzo l’altro giorno, mi stava venendo da dire sulla stessa barca. Tra funerali e conferenze stampa, immagino che i suoi impegni siano stati molti. Eppure credo che un po’ tutte le persone affacciatesi alla presentazione del Pride nazionale che si terrà a Bologna il 28 giugno 2008, si aspettavano un accenno da parte sua. E invece il silenzio. L’assenza. Non solo, ma nel tardo pomeriggio, dopo che tutte le agenzie avevano riassunto in più lanci i contenuti di questo importante evento, il suo staff ha tenuto a precisare che mai si era parlato o concordato l’utilizzo di piazza Maggiore per quella data. D’altronde un acuto osservatore del suo staff fa notare che è già in programma una proiezione cinematografica.



La cosa che mi impressiona di più in questa sciocca vicenda è che da quella conferenza stampa gli organizzatori del Pride stavano dicendo che nonostante la disponibilità di piazza Maggiore avrebbero preferito piazza VIII agosto per motivi di miglior riuscita logistica della manifestazione. Che bisogno c’era di una precisazione tanto fuori luogo quanto di cattivo gusto!?



Siamo sicuri che questa città ha bisogno di un vigile che ci ricordi quale film è in programma in una piazza piuttosto che dare il benvenuto a 30.000 persone che rivendicano sacrosanti diritti civili?



Sicuramente abbiamo smesso di sognare tutti una Bologna governata da un sindaco di sinistra. Un sogno che pareva incarnarsi nella sua figura quando apparve all’orizzonte.



Durante la campagna elettorale che ha avuto come risultato l’assegnazione della poltrona di sindaco alla sua persona, ricordo con assoluta chiarezza il grado di apertura mostrato alla comunità gay: parlò di programmi scritti insieme, di richieste e proposte ragionevoli che sarebbero state ovviamente soddisfatte e parlò infine anche del valore che questa comunità aggiunge a questa città.



L’anno seguente mi presentai da lei a chiedere proprio piazza Maggiore per svolgervi una ormai celebre manifestazione di beneficenza, The Italian Miss Alternative; mi fu risposto “siete inopportuni per l’elettorato cattolico”, che diventò sulla stampa, in tutta fretta, un più mite e caricaturale “c’era già in programma la proiezione cinematografica”.



Ricordo con nostalgia quella polemica, che addirittura arrivò a far circolare la voce che una delle modelle avrebbe inscenato una decapitazione del sindaco. La cosa suscitò una morbosa curiosità da parte della stampa (e qui proverei a chiedermi anche perché), e invece la modella non fece cadere la sua testa, ma un semplice cavolo. Col senno e le conferme di poi non posso che elogiare la lungimiranza di quella modella.



Se prova a darsi uno sguardo intorno e verificare a quali principi e a quali manuali di bon ton si ispirano i suoi più cosmopoliti colleghi (sindaco di Parigi, sindaco di New York, sindaco di Berlino, etc) sicuramente proverà l’irrefrenabile istinto di lasciare dietro di sé un ricordo collettivo più gaio. La nostra passerella ha fatto miracoli, e sarebbe per lei un’ottima occasione di riscatto. Se crede di non farcela da solo, ci dica che numero di scarpe calza e al resto penseremo noi.







Con rispetto e legalità,







Agònia

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