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| Moni Ovadia: Signore e signori: la destra! |
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| La croce del nostro Paese è la destra che ci ritroviamo. Basta seguire anche con sguardo benevolo i comportamenti, le dichiarazioni e le esternazioni dei suoi esponenti sui giornali e nelle television |
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| Sabato 15 Marzo 2008 |
| di l'Unità |
| in Focus |
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Moni Ovadia
La croce del nostro Paese è la destra che ci ritroviamo. Basta seguire anche con sguardo benevolo i comportamenti, le dichiarazioni e le esternazioni dei suoi esponenti sui giornali e nelle televisioni. Ciò che ci viene servito giorno dopo giorno con un incalzante crescendo, è un cocktail di volgarità, indecenza, cialtroneria, aggressività, protervia, insensatezza, ridicolaggine, populismo, farneticazione. Questo cocktail di ingredienti indigesti e maleodoranti, viene colorato con un liquore artificiale nerastro i cui componenti sono fascisti, fascistazzi, fascistucoli e criptofascisti ridicolmente sinistri e pericolosi. Cominciamo dal ceronato, liftato ed infoltito Dux del Duemila. Notiamo l’eleganza del suo menu politico: strappo del programma dell'avversario, vero esempio di galateo democratico, segue esempio di serietà politica: "il Ciarra ci serve perché ha i giornali" e si fottano i popolari europei che di fascisti non vogliono sentire parlare tanto sono solo "burocrati che si occupano di balene" (Mussolini Alessandra) e, dulcis in fundo, una lezione di politica sociale: la raccomandazione rispettosa e commossa rivolta ad una precaria: "sposi uno con la grana lei che c'ha un bel sorriso!". Ma la risposta alle critiche è stato il suo capolavoro: "mancano tutti di sense of humor, era solo una battuta no?". Sì, una battuta che rivela una cultura da bar dello sport e un esprit da casino di cui il nostro è verosimilmente un nostalgico. Ma forse l'uomo che ha ridicolizzato il nostro paese agli occhi del mondo intero e ha governato disastrosamente è solo un buontempone un po' rozzo. Fortunatamente a moderarne le intemperanze c'è il suo delfino. Il rinnovato Fini lo abbiamo visto a Ballarò, ne abbiamo visto la coda di paglia lunga quanto l'intero Stivale. È partito con il garbo nel quale deve con diligenza e pena esercitarsi davanti allo specchio per ore per trattenere la sua natura di dottor Jekill-Stranamore che però prende il sopravvento non appena viene toccato sul suo debole. Nella fattispecie, appena un pacato Franceschini gli ha ricordato che aveva dato un giudizio "vagamente" razzista sulla inadeguatezza di uno dei due candidati democratici ad essere eletto presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in quanto nero, Fini-Stranamore è stato sopraffatto dalla sua natura vocazionale di gerarca e ha cominciato ad impartire ordini ad un visibilmente imbarazzato Floris perché leggesse dichiarazioni e documenti, spiegando che il suo era un commento da osservatore che legge la stampa internazionale (complimenti!!!). La sfuriata è stata chiusa da un colpo di fioretto di Franceschini che a braccio suonava così: "bene, adesso sappiamo che non sei un uomo politico ma un anchorman" e da un gesto astutamente candido di Floris che è andato nella parte opposta a quella di Fini e ha detto "per non dar fastidio". Ma con quale faccia uno come Fini pretende di prendere per i fondelli noi e se stesso? Chi o che cosa legittimano una simile arroganza? Non è forse l'uomo che solo pochi anni or sono ha definito Mussolini il più grande statista del Novecento e che in tempi più recenti voleva interdire dall'insegnamento gli omosessuali? E non è lui lo stesso politico che sfruttando un efferato crimine commesso da un rom rumeno, ha approfittato per arringare la folla contro tutti i rumeni e gli extracomunitari colpevoli di essere poveri. Aggiungete a questa compagnia i colonnelli Gasparri, il reggi televisione di sua Emittenza e La Russa che da truce fascista si è trasformato in una servizievole dama di compagnia che con sussiego scusa le intemperanze della sua signora. Non dimenticate la finanza allegra del genio Tremonti, i leghisti alla Calderoli artefice della "porcata", disastro istituzionale il cui solo scopo era quello di avvelenare le acque al governo Prodi. Infine, fermatevi a pensare al nitore politico delle facce nuove del Pdl: "Mi definisco un radical-socialista anarchico, anche se sono vicino ai ragazzi di Cl" (Santo Versace, "La Repubblica", 14 marzo 2008), considerate da ultimo la Mussolini che ci ammorba con il suo nonnino Benito, criminale di guerra e genocida. È da questa eletta schiera chevogliono essere governati gli italiani moderati? Non si stupiscano poi se i loro figli e nipoti li guarderanno come dei mentecatti o, nel migliore dei casi, come degli sprovveduti.
Malatempora
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