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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
Eminem, perché è giusto contestarlo
Eminem, perché è giusto contestarlo
A San Remo gay e lesbiche protestano per l’esibizione del rapper omofobo
Lunedì 26 Febbraio 2001
di Franco Grillini
in Focus

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Ma è giusto contestare Eminem e criticare la RAI per una operazione di cinismo da audience? Non si rischia di cadere nella trappola della pubblicità involontaria? O, peggio ancora, di essere antipaticamente troppo politically correct? In realtà tutti questi rischi sono piuttosto concreti. La RAI ha fatto una operazione furbesca la cui natura non ci è certamente sfuggita: invitare il discusso rapper bianco, idolo dei giovanissimi che acquistano i sui dischi a milioni, per avere attraverso le prevedibili e inevitabili polemiche una pubblicità pressoché gratuita per un festival che, a detta di tutti, è ingessato e privo di vere novità. In un primo tempo si erano annunciate manifestazioni e cortei di protesta. Poi l’esibizione di Eminem con Elton Jhon e persino qualche precisazione sulla questione gay hanno un po’ smussato le ire delle organizzazioni omosessuali cosicché oggi ci sarà solo un “presidio” con la presenza a San Remo di alcune personalità del mondo gay italiano che cercheranno di entrare all’Ariston durante l’esibizione di Eminem per esibire il “triangolo rosa” sulla giacca in una presenza silenziosa e significativa. Non prima, però, di aver ribadito davanti all’Ariston un no forte all’omofobia. Una presenza discreta, civile, ma visibile per ribadire che l’uso spregiudicato del linguaggio violentemente omofobico e ai limiti del razzismo non può essere considerato produzione artistica “neutra”. Nessuna censura, quindi, ci mancherebbe. Ma la par condicio sì. Vedremo se la ben nota disponibilità della Carrà verso le persone omosessuali si spingerà fino a consentire ai gay presenti di poter esprimere le proprie opinioni contro l’omofobia i Eminem e soci in un contesto adeguato. Vedremo se ai gay e alle lesbiche presenti sarà consentito di manifestare pacificamente e civilmente le proprie opinioni. Per ora di sicuro si sa che lo stesso Eminem si esibirà con una canzone dove si parla dell’attrazione di un uomo per un altro uomo e “dell’antidoto” che il nostro avrebbe a disposizione (sic!). In realtà aveva ragione Curzio Maltese nel suo commento su Repubblica di lunedì: Eminem è un furbetto che usa cinicamente pregiudizi e luoghi comuni largamente in voga non solo tra giovani e giovanissimi. Un tempo era sconveniente parlare di certi argomenti, nella tv di Bernabei era persino vietato. Si diceva che non si doveva parlare di omosessualità per non fare propaganda al “turpe vizio”. Più tardi non se ne parlava male perché da parte degli omofobi c’era la consapevolezza di poter incorrere nelle ire, sacrosante, del popolo di sinistra. La novità degli ultimi tempi sta proprio nel fatto che parlar male degli omosessuali sembra, invece, diventato un sport nazionale. Un cantante che nelle sue canzoni avesse inneggiato all’antisemetismo non sarebbe certo stato invitato all’Ariston (vogliamo scommettere?), mentre un omofobo patentato non solo ci sarà, ma è pure chiamato a risollevare le sorti auditel della TV di Stato. Qualcuno ha detto, e chi scrive lo condivide, che è peggio Bossi (o Buttiglione o Fini, non c’è che l’imbarazzo della scelta, ahinoi) di Eminem in quanto a pericolosità. Tuttavia quando un “cattivo maestro” come Eminem parla a milioni di giovani attraverso il linguaggio musicale, che è il più diretto e il più efficace dei linguaggi, soprattutto nell’età dell’adolescenza, allora si capiscono certi fatti che succedono dentro e fuori le scuole. Proprio venerdì scorso eravamo ad Orbassano alla manifestazione di solidarietà allo studente di 17 anni che avendo osato difendere le regioni del gay pride e degli intellettuali omosessuali si è visto sequestrare e seviziare da una banda di naziskin. In piazza sono venuti anche 20 ragazzi orgogliosi di essere “fascisti”. Uno come Eminem ha colto “l’aria che tira” e ha deciso di dar voce all’omofobia e alla violenza verso i diversi. Auguriamo a chi lo chiama, lo paga e lo coccola di non doversene pentire.

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