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| I VALORI CHE FONDANO LA DEMOCRAZIA |
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| L'idea di democrazia di JOAQUÍN NAVARRO-VALLS |
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| Lunedì 17 Dicembre 2007 |
| di la Repubblica |
| in Focus |
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Vorrei fare alcune osservazioni relativamente ad una questione che è emersa scottante in questi giorni, anche sulle pagine di Repubblica, con riferimento al tema della libertà di coscienza e della pari dignità sessuale dei cittadini. Attenti: non sto parlando di omosessuali. Sto parlando di persone. In effetti, questioni come queste riguardano i veri valori della democrazia: valori cui, mi pare, non vuole rinunciare veramente nessuno.
E´ molto importante, per questo, che ci fermiamo un momento a riflettere sul significato delle cose dette e sui termini che sono stati impiegati. Prima di tutto, vivere in uno Stato democratico ha un significato molto particolare, perché coinvolge e reclama una condivisione vasta di valori partecipati, come la libertà dei cittadini e la loro espressione reale nella società. L´assetto democratico, infatti, è una forma di governo che obbliga i cittadini a non accontentarsi di qualche diritto e di qualche libertà concessa ogni tanto da qualcuno.
Le nostre democrazie si reggono, per contro, sul solido riconoscimento di una serie di diritti inalienabili e su un´eguale dignità umana, vissuta profondamente da tutti.
Il carattere generalissimo di questi valori in Italia è affermato solennemente negli Articoli 2 e 3 della Costituzione, e non si tratta di un´affermazione astratta, formale e scontata. Anzi, la dinamica della vita sociale ed economica di un grande Paese mette continuamente in discussione i valori di riferimento della sua democrazia, perché tratta questi ideali come modi concreti di attuare, pensare e ripensare il valore centrale dell´uguaglianza.
Tale principio stabilisce che tutti i cittadini godono originariamente di un eguale diritto alla libertà. Tale prerogativa ha ovviamente dei gradi, e si attua progressivamente nel tempo.
La prima forma di uguaglianza consiste, però, sempre nel riconoscimento che tutte le persone sono libere di esercitare la propria libertà, anche l´obiezione di coscienza, quando lo ritengano moralmente opportuno. Si tratta, naturalmente, di non permettere che le differenze economiche, politiche, sessuali e culturali formino disuguaglianze sociali tali da impedire l´esercizio libero e permanente del diritto di scelta per ogni membro della comunità.
Oggi molti rilevano presente nel corpo sociale una crisi di questa idea di uguaglianza, che si esprime con atteggiamenti di discriminazione e d´intolleranza verso le minoranze. Ma noi sappiamo veramente di cosa parliamo, quando nel dibattito corrente usiamo questi termini?
Ora, mi sembra, in questo caso, molto importante che non perdiamo di vista cosa significhi realmente per noi parlare di "pari dignità delle persone" e di "diritti inviolabili dell´uomo". Con tali enunciati, infatti, si esprime il valore di una certa forma di uguaglianza, ritenuta fondamentale per la democrazia, la quale richiede due precisazioni importanti.
In primo luogo, affermare che uno Stato democratico si definisca in relazione ad una certa uguaglianza tra i cittadini non significa ammettere un´equivalenza totale di tutti i cittadini in tutto. Dire che "tutti i cittadini hanno pari dignità" implica, semmai, che abbiano qualcosa in comune. Gli uomini non sono, cioè, tutti eguali in tutto, ma tutti eguali in "qualcosa". Il "qualcosa" che li mette alla pari, non solo come membri di uno Stato, ma idealmente come parte di tutto il genere umano, è appunto la dignità personale di ogni individuo, che deriva per ciascuno dall´appartenenza comune alla natura umana.
In effetti, nessuno di noi può far valere una propria qualità specifica – sia essa sessuale, razziale, linguistica o religiosa – utilizzandola per sopprimere la dignità di un´altra persona. Tale dignità ogni singolo uomo la possiede per natura, cioè non concessa da altri e non contro gli altri.
In secondo luogo, il principio di uguaglianza è il fondamento di una serie molteplice di differenze, che sono distintive della natura stessa degli uomini che compongono uno Stato democratico. Cosa vuol dire veramente questo secondo punto?
Significa che noi non soltanto continuiamo ad essere uomini, malgrado le differenze di sesso, età e condizione sociale, ma che siamo tutti egualmente cittadini grazie alla tutela di molte di queste differenze. L´uguaglianza delle dignità personali è un valore chiave della democrazia, proprio perché con tale affermazione di principio non soltanto è esclusa ogni discriminazione e ogni violenza, ma è esclusa anche la distruzione di molte differenze naturali, tra le quali figura, non da ultima, anche la differenza sessuale.
Detto in altri termini, non si può discutere sulla validità di tali differenze fondamentali, perché esse sono il presupposto naturale e comune su cui cresce l´uguaglianza che rende possibile la vita stessa della democrazia.
Le differenti modalità di vivere e di esprimere la natura umana si basano, in effetti, sul rispetto dell´eguale dignità e libertà delle persone. Le singole persone sono, però, unite nei loro percorsi individuali, culturali e sessuali, dalla comune appartenenza alla natura umana, secondo differenze che sono costitutive del genere umano. Certo, noi non sappiamo definire fino in fondo che cosa s´intenda per natura umana. Quello che conta è, però, che tale condizione naturale sia sempre sottratta al gioco delle opinioni e delle interpretazioni correnti, facendo riferimento ad un´idea universale e valoriale di essere umano, la cui salvaguardia si accompagna alla salvaguardia della democrazia stessa.
Distinguere quanto è naturale da quanto in politica è negoziabile non è una scelta facile in democrazia, ma è l´unica vera scelta non democratica necessaria per la vita della democrazia stessa.
Altrimenti, anche i nostri diritti, i nostri doveri e il nostro essere saranno affidati al bon ton di una maggioranza parlamentare. Questo articolo ha ricevuto 305 visite.
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