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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
Amicone, pessima figura a difesa del clero pedofilo
Amicone, pessima figura a difesa del clero pedofilo
Il direttore di "Tempi" a Exit parla di eterosessualità discriminata e altri deliri in nome di dio e famiglia
Mercoledì 03 Ottobre 2007
di l'Unità
in Focus

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La versione di Amicone

di Fulvio Abbate

Mi sbalordisce il modo in cui alcune persone sanno distinguersi nel mestiere della difesa delle proprie idee e mondi correlati. Talvolta in modo così pervicace da dare l’impressione che lo stiano facendo, come si suol dire, «d’ufficio». Luigi Amicone, direttore di «Tempi», settimanale d’area Comunione e Liberazione, è indubbiamente uno di questi. L’ho verificato pochi giorni fa, quando, ospite di «Omnibus» su La7, ho avuto modo di assistere alla sua sfuriata dopo alcune mie riflessioni sul ruolo sessuofobico e antifemminista della chiesa cattolica lungo i secoli. È accaduto quando gli ho chiesto di fornire la data del Concilio che ha sancito il riconoscimento dell’anima alle donne.

Assodato che l’anticlericalismo debba avere lo stesso diritto di cittadinanza del suo opposto in sedia gestatoria, devo confessare che io, uno come Amicone, lo invidio, lo invidio sinceramente. Gli invidio infatti la veemenza antirelativistica che ne fa, forse, un monoblocco, un pezzo unico. Di pensiero e di fede. Infatti, non mi era ancora sbollito l’autorisentimento per non averlo mandato a quel paese, che lo ritrovo sulla stessa rete, il giorno dopo, ospite di «Exit» e della sua conduttrice Ilaria D’Amico. E qui urge subito un’autocritica: questa Ilaria D’Amico è brava, sa fare il suo mestiere, e si vede, infatti, nonostante stesse lì in veste di padrona di casa, nonostante le doverose leggi dell’ospitalità, che prescrivono di non accanirsi sui propri commensali, non ce l’ha proprio fatta a non puntualizzare lo stato delle cose, ovvero lo «scandalo» dell’omosessualità in Vaticano e dintorni. Se parlo di autocritica c’è una ragione, a Ilaria D’Amico avevo infatti dedicato una riga polemica in un mio pamphlet sul conformismo di sinistra. Stop. Tornando invece a Monoblocco Amicone, l’ho già detto che uno così non si può fare a meno di invidiarne la furia antirelativistica, la sensazione che l’uomo, il professionista, il militante, il folgorato abbia un forte senso del radicamento nei propri convincimenti? Dio e Famiglia. E questo nonostante certe sue argomentazioni siano talvolta, come dire, almeno a mio parere, deboli, apodittiche. Faccio subito un esempio: come si fa a dire che nella società attuale sono semmai gli eterosessuali ad essere discriminati? Monoblocco Amicone giunge a questa conclusione riflettendo su un certo costume spettacolare fra radical-chic e turbocapitalistico che indirizza proprio verso l’universo gay e lesbo la maggior parte dei suoi messaggi e messaggini pubblicitari. Una verità certamente incontrovertibile, ma che non tiene conto del fatto che l’omosessualità, checché ne pensi la chiesa cattolica di Ratzinger, non è una malattia, visto che sulla bilancia del vivere civile quotidiano ha più peso il parere in proposito dell’Organizzazione mondiale della sanità. Ma forse il punto sta proprio qui. Per Monoblocco Amicone, persona non particolarmente laica, e lo dico senza polemica, un conto è dire Chiesa e un conto è dire Oms. Nel senso che lui riconosce alla chiesa un mandato probabilmente superiore, trascendente, un compito immane, un compito, un ruolo da difendere a spada tratta. Fino al punto di minimizzare i fatti e il caso degli abusi di don Cantini a Firenze, perché appunto in questo come in altri casi potrebbe, mi corregga Monoblocco Amicone se sbaglio, una sorta di complotto che mirerebbe a screditare la chiesa, il suo magistero, il suo impegno, la sua necessità etica, la chiesa come presenza «rivoluzionaria» rispetto al conformismo suppongo dilagante. Ed è questo un ragionamento che talvolta piace anche a sinistra, o forse a una sinistra mai pervenuta neppure alle aste della laicità, una sinistra passata frettolosamente dall’entusiasmo per Mao all’applauso per Wojtyla, il papa che, è bene che si sappia, ha normalizzato la chiesa del Concilio, tarpando le ali alla riflessione teologica. Cui è succeduto, com’è noto, il capo del Sant’Uffizio. In breve, dalla padella alla brace. Santa, ma pur sempre brace.

Quanto invece all’anno in cui la generosa e magnanima chiesa cattolica si decise a concedere l’anima alla donna, attendiamo ancora una risposta da Monoblocco Amicone. Anche ufficiosa.

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