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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
Baci alla romana
Baci alla romana
Falsa la notizia del rinvio a giudizio, si scatena la stampa
Mercoledì 12 Settembre 2007
di Il Manifesto
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di Gianni Rossi Barilli

Un fremito di malizioso raccapriccio ha percorso ieri il torbido mondo dell'informazione alla notizia (falsa) della richiesta di rinvio a giudizio per i due ragazzi gay che la notte del 27 luglio scorso furono fermati da una pattuglia dei carabinieri nei pressi del Colosseo e denunciati per atti osceni in luogo pubblico. Come molti probabilmente ricorderanno, l'episodio ebbe notevole risalto sui giornali in seguito alla denuncia di Arcigay, che, credendo alla versione fornita dai due ragazzi, accusò i carabinieri di omofobia per aver qualificato come «atto osceno» un bacio appassionato. Sulla vicenda presero posizione anche diversi esponenti del governo in carica, precisando che un bacio, sia pure tra due persone dello stesso sesso, non può essere considerato perseguibile. I carabinieri, appoggiati a priori dalla destra omofobica, sostennero tuttavia che non di un bacio si sarebbe trattato, bensì di un altro genere di rapporto orale compiuto a «slip e pantaloni scesi». Ieri poi, quando la procura di Roma ha messo a disposizione degli indagati gli atti prodotti dai carabineri, si è sparsa la voce che «quindi» il pubblico ministero incaricato delle indagini stava per chiedere il rinvio a giudizio dei ragazzi dando ragione ai rappresentanti dell'arma. Perciò: altro che bacio (con tutto quel che segue in termini di pensieri pruriginosi). L'avvocato Stoppello, che difende gli indagati, ha invece fatto sapere che i suoi assistiti non sono stati ancora neppure interrogati dal magistrato e che chiederà «l'archiviazione del procedimento anche alla luce delle prove che saranno offerte all'inquirente». Ci sarà da attendersi ora un goliardico congetturare sulla qualità di tali prove. Questo per quanto riguarda la cronaca, e senza trarre conclusioni su ragioni e torti delle due tesi contrapposte. Non si può fare a meno di notare, però, che in questa cupa epoca di tolleranze zero le forze dell'ordine vengono spesso impiegate in una ricerca di atti osceni il più delle volte gay.

Una ricerca che, soprattutto nella stagione calda, si concentra in anfratti, spiaggette isolate e parcheggi di tutta Italia. Anche le cronache locali estive di questo infuocato 2007 sono state inzeppate di gustosi fatterelli del genere da commentare gustosamente sotto l'ombrellone. E spesso vivacizzate dalle prese di posizione di sindaci sceriffi che non vedono l'ora di ergere palizzate e disseminare di telecamere le campagne, gli arenili e i cespugli di città a strenua difesa del comune senso del pudore.

Passi pure per il Colosseo, data la celebrità e visibilità del luogo (ma fermo restando che i baci gay hanno lo stesso diritto di cittadinanza di quelli etero che ognuno può osservare in quantità in ogni dove). Ma setacciare alla ricerca del peccato gay luoghi ben più appartati, preferibilmente nelle ore notturne, che modo è di dimostrare che le forze dell'ordine non sono omofobiche, nonché di impiegare il denaro dei contribuenti?

Curioso poi che tutto questo avvenga in uno dei pochissimi paesi dell'Europa occidentale in cui si continua a negare strenuamente agli omosessuali il diritto alla rispettabilità attraverso il riconoscimento delle loro unioni more uxorio. Consoliamoci comunque, perché siamo in buona compagnia. In certi paesi islamici la caccia all'atto osceno omosessuale non è meno puntigliosa ed espone a conseguenze penali ben più gravi. E anche nell'America puritana ci sono fior di agenti messi al servizio del buoncostume per pizzicare i gay in cerca di sesso veloce e anonimo in luoghi pubblici.

Come il poliziotto dagli occhi azzurri che ha stroncato la carriera politica del senatore repubblicano Larry Craig (costruita sulla difesa dei valori morali trazionali) facendosi abbordare in un bagno pubblico per far scattare le manette subito dopo. In quel caso però, come in diversi altri che recentemente hanno riguardato esponenti della destra americana, ci si può parzialmente consolare con il fatto che la caccia al gay si è per combinazione trasformata in caccia all'ipocrita.

Gianni Rossi Barilli

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