 |
| Il coraggioso gesto del signor Campagna |
 |
| I complimenti di Fulvio Abbate per il coming out di un mezzobusto del Tg1 |
 |
| Mercoledì 05 Settembre 2007 |
| di l'Unità |
| in Focus |
|
 |
|
di Fulvio Abbate
Confesso candidamente di non avere presente il né volto né la voce di Stefano Campagna, e me ne scuso con il diretto interessato, parlo del giornalista del Tg1 (conduce l’edizione delle 9) che ha appena dichiarato di essere gay, attraverso un cosiddetto «coming out», e cioè una pubblica dichiarazione di identità, di scelta sessuale.
«Coming out» e non «outing», come in molti, erroneamente, sono portati a dire. Ovvero è proprio la parte in causa, il diretto interessato, e non i vicini, per simpatia o talvolta per crudeltà, a mettere le cose in chiaro. Esprimendo così un gesto liberatorio, ma anche, visti i tempi di omofobia, decisamente politico, umano, un gesto, l’ho già detto, liberatorio, dunque civile. Molto civile per un paese che conosce la tolleranza a corrente alternata, soprattutto assodato il peso che la sessuofobia ad ampio spettro di matrice e credo cattolici. Tutta roba che non ha mai favorito certe prove di libertà. Di vera tolleranza. Stefano Campagna, come leggo su un’Ansa, «raggiunto telefonicamente in Spagna dove si trova in questi giorni, afferma di non poter aggiungere altro senza l’autorizzazione della Rai». E poi, a corollario del suo gesto aggiunge: «Io vivo la mia vita con la quotidianità di chiunque altro, sono una persona che lavora e che non ha nulla da nascondere. Mi stupisce che la cosa stupisca. E spero che smetta di stupire». Punto e basta.
Questa rubrica, come sempre accade, poteva essere dedicata a molti altri argomenti, probabilmente assai più significativi dal punto di vista della sostanza «pubblica», planetaria, che so, l’intenzione di Bush di ridurre le truppe in Iraq, o magari, restringendo il campo, l’evidente fallimento del progetto della Sinistra democratica con Gavino Angius che s’allontana da Fabio Mussi per raggiungere Boselli, o ancora, restringendo ulteriormente la prospettiva pur restando nelle cose d’interesse umano, le parole pronunciate da Richard Gere secondo cui «gli americani si sentono eletti da Dio», e invece, nonostante tutto questo ben, appunto, di Dio di notizie, mi è sembrato che il caso di Stefano Campagna meritasse più attenzione. La merita sotto il segno della considerazione e dei semplici cosiddetti complimenti, al di là d’ogni considerazione intorno al coraggio e all’importanza di offrire chiarezza a se stessi, come obbligo morale. E ancora una volta politico. Perché un conto è «l’applauso» (scontato) che giunge dell’onorevole Vladimir Luxuria o quello del presidente di Arcigay Roma, F. Marrazzo, roba fatta in casa, ben altro invece credo sia che altri che non appartengono al contesto militante delle organizzazioni gtlb - e cioè gay trans lesbiche e bisessuali - spendano una parola appunto per complimentarsi con una scelta di libertà, di democrazia, e forse perfino di lotta. Complimenti allora a Stefano Campagna, insieme alle doverose scuse per il fatto, come ho già detto, di non averne in mente né il volto né la voce, ma forse, pensandoci bene, anche questo è un bene, qualcosa che attiene a un dato di «normalità», non nel senso che a questa parola danno coloro che continuano a ritenere che l’omosessualità sia una «malattia» (come da tempo è negato dall’Organizzazione mondiale della sanità) o piuttosto una «condizione di disordine morale» (è il caso della Chiesa cattolica), bensì in quello dell’acquisizione di un dato di fatto, un dato umano che coesiste nel mondo al di là dei generi definiti, ma qui il discorso si farebbe fin troppo lungo, e chi scrive non ha neppure tutti gli strumenti necessari per addentrarsi con pertinenza. Cosa resta (e soprattutto cosa insegna) allora della vicenda del «telegenico» Stefano Campagna, così come tempo addietro, a proposito di una storia di retrocessione dell’Arezzo, lo definiva il sito de Il Giornale? Per ciò che mi riguarda restano i semplici complimenti che mi sono sentito di fargli. Visto che, pensandoci bene, non è cosa da poco con un gesto molto personale, sia pure coraggioso, surclassare molte altre notizie che, l’ho già accennato, hanno dalla loro il peso del destino planetario. Si vede però che anche il destino e la felicità dei singoli non è roba da buttare via. Complimenti ancora.
Questo articolo ha ricevuto 234 visite.
|
|
 |
|
| APPUNTAMENTI |
 |
|
|
|