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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
I pierini della Chiesa
I pierini della Chiesa
I mass media assetati di scandalo bramano nel fornire ai loro utenti un voyeurismo morboso che pretenda di rivelare la consolante verità del razzolare male di chi bene predica
Sabato 11 Agosto 2007
di l'Unità
in Focus

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Moni Ovadia

La Chiesa Cattolica è una grande e possente istituzione millenaria che ha molte anime vocazionali. Alcuni degli uomini migliori che conosco in questo Paese sono cattolici praticanti: preti da battaglia come don Ciotti, don Andrea Gallo, don Gino Rigoldi, padre Alex Zanotelli, don Giuliano Zatterin; esponenti politici come Rosy Bindi o l’ex presidente Oscar Luigi Scalfaro; anche prelati della gerarchia vaticana (non li nomino per non creare loro inutili imbarazzi). Io, pur criticando fermamente posizioni della Cei, o di altre istanze autorevoli della Chiesa su argomenti del nostro tempo, patisco quando i cattolici, laici o sacerdoti, vengono attaccati indiscriminatamente. La società dello spettacolo ha reso fragile anche lo scudo protettivo che tutelava il mondo ecclesiastico attraverso reti di celamento, di occultamento o di understatement, negli aspetti più scabrosi della fallacia e della debolezza che sono la verità più intima dell’uomo e dunque anche dell’uomo di chiesa. I mass media assetati di scandalo bramano nel fornire ai loro utenti un voyeurismo morboso che pretenda di rivelare la consolante verità del razzolare male di chi bene predica. Questo balsamo universale, nell’era berlusconiana, regno degli inquisiti impuniti e prepotenti, assurge poi a valore assoluto. I pierini della Chiesa Cattolica, con le loro intemperanze birichine, ci mettono la santa mano per mettere in difficoltà la loro Grande Madre con comportamenti goffi e imprudenti, nonché scarso senso di cristiana sopportazione. Il pierino nazionale di nome e di fatto, Don Gemini, si è lasciato andare ad insensati attacchi alla magistratura e ha farneticato su presunti complotti ad opera di lobby giudaico-radical chic dando prova di essere figlio di quella halbe-kultur del pregiudizio nei confronti degli ebrei che purtroppo inquina indegnamente anche le menti di certa sinistra ideologica e velleitaria. Detto questo è bene ribadire con forza, anche in questa circostanza, che le critiche rivolte alla politica del governo e dell’esercito israeliano, nel quadro dell’illegittima occupazione e colonizzazione delle terre palestinesi di Gerusalemme est e di Cisgiodania, sono sacrosanto esercizio di democrazia e non antisemitismo. Tornando alla Chiesa Cattolica, un altro dei suoi attuali pierini è certo padre Rydzyk, direttore di radio Maryja, un emittente dichiaratamente cattolica che si dà al poco edificante magistero dell’antigiudaismo e dell’antisemitismo. Il popolo polacco ha molto sofferto nella sua storia, in generale, a causa del nazismo che tentò di liquidare tutta la sua intellighenzia perché riteneva i polacchi dei sottouomini da destinare al ruolo di schiavi e anche a causa di Stalin che, disprezzando i polacchi, inflisse loro terribili sofferenze sia nel periodo dell’alleanza con i nazisti, sia in seguito. Dei 3.500.000 ebrei che costituivano la più florida e straordinaria comunità ebraica d’Europa, dopo che tre milioni di quegli ebrei passarono per i camini dei campi di sterminio, i 350mila superstiti, tornati alle loro case, si ritrovarono in un pesante clima antisemita e per colmo di oltraggio, videro consumarsi a Kielce l’ultimo pogrom della storia. In quella città, nel 1947, 40 ebrei furono assassinati da una folla inferocita che li defenestrò e, come se non bastasse, dulcis in fundo, l’ebraismo polacco subì nel 1968, l’ultima campagna antisemita d’Europa promossa dal governo «comunista» di Gomulka sotto il travestimento di campagna antisionista. 343.000 ebrei dopo essere stati espulsi dal lavoro, furono costretti a lasciare il loro Paese con un bagaglio di trenta chili di peso. Rimasero sul suolo polacco 7.000 vecchi ebrei fra cui il mitico comandante del Ghetto di Varsavia Marek Edelman che scelse di restare come custode della memoria.

Io concordo pienamente con il cardinale Achille Silvestrini quando dice che il dialogo cattolico-ebraico ha ben profonde radici e liquida radio Maryja con poche parole di sufficienza. Proprio per questo mi permetto di suggerire agli uomini illuminati della Chiesa di operare al fine di inserire nella catechesi la condanna di ogni xenofobia e in particolare dell’antisemitismo come crimine non solo contro gli uomini ma anche contro la parola di Gesù.

La chiesa del concilio ha affermato: «Gesù è ebreo e lo è per sempre». Papa Wojitila ha dichiarato: «Auschwitz è il Golgota del 2.000». Dunque due millenni or sono salì sulla croce un giovanotto ebreo di 33 anni e venti secoli più tardi salirono su quella croce il popolo ebraico, quello zingaro, gli slavi, i menomati, gli oppositori politici, i testimoni di Geova, gli omosessuali. Tutti costoro costituivano il Cristo dei popoli. C’è una sola conclusione da trarre: ogni razzismo, antisemitismo, xenofobia e discriminazione sono perversione luciferina della retta via per ogni etica dell’uomo ma soprattutto per la parola del Vangelo.

Malatempora

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