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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
Il Pd, i gay e il sale della politica
Il Pd, i gay e il sale della politica
di Sergio Lo Giudice
Lunedì 16 Luglio 2007
di l'Unità
in Focus

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Il Partito democratico non sarà solo la forza maggiore del centrosinistra e forse del Paese. Sarà, sarà costretto ad essere, il luogo di frontiera della politica italiana verso le cittadine e i cittadini, perché non potrà comodamente sdraiarsi sugli elementi di identità che caratterizzavano i partiti del Novecento. Ne dovrà costruire di nuovi ascoltando le esigenze e i bisogni di una società in trasformazione, sempre più secolarizzata e attenta ai diritti di libertà. Frontiera verso nuove sintesi, quindi, perché trovare le mediazioni sui terreni più facili nascondendo le questioni più spinose è prassi nei rapporti di coalizione ma non vale all’interno di un partito.

Questo mi ha convinto ad individuare nel Pd il luogo in cui proseguire il mio impegno per la promozione dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (lgbt). A Torino Walter Veltroni ha inserito nella sua idea dell’Italia alcuni elementi significativi. L’individuazione dell’omofobia fra le spie di un possibile declino del paese, la riaffermazione netta della laicità dello stato repubblicano, la critica a chi pretenda di costruire proposte politiche basate su specifici valori religiosi, il riconoscimento che esistono nuove forme d’amore, e non solo di convivenza, da tutelare.

Veltroni fa suo il concetto laico per eccellenza: quello della ragionevolezza come criterio di un discorso politico non subordinato a principi religiosi ma orientato alla costruzione di sintesi rispettose della pluralità e dell’autonomia dei cittadini.

Ci sono qui i presupposti perché il Pd possa dare una risposta alla richiesta della piena parità di diritti delle persone lgbt, come ha chiesto a gran voce il milione di manifestanti al Pride di Roma. Manca però ancora l’individuazione di cosa il nuovo partito si impegnerà a fare per garantire un effettivo diritto alla cittadinanza fondato su un’idea profonda di libertà.

Il Pd non sarà un luogo semplice. Guai a farsi prendere da facili entusiasmi o a firmare cambiali in bianco. Le persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender del Pd – i gaydem come qualcuno li ha già ribattezzati con una formula efficace – avranno un grande lavoro da fare. Ma hanno anche un grande contributo da apportare alla definizione dell’identità del nuovo partito. Questo dà un senso forte alla nostra presenza.

Le battaglie del movimento lgbt hanno prodotto una mobilitazione sociale senza precedenti. Se il Pd non saprà dare risposte efficaci, non è a rischio solo il consenso di quella parte di elettorato ma la stessa credibilità dell’identità di una forza nuova e modernizzatrice.

In una fase di liberalizzazioni il matrimonio eterosessuale non potrà detenere a lungo il monopolio delle forme di relazione riconosciute. Il Pd dovrà misurarsi con questo tema, ma perché questo accada al più presto è importante che molti gay, lesbiche, trans decidano di partecipare direttamente a questa impresa, con la determinazione di sempre.

Il movimento lgbt italiano, quello che a Piazza San Giovanni ha chiesto non i pacs o i dico ma pari dignità e pari diritti, ha dichiarato la sua piena autonomia dai partiti e sta agendo di conseguenza rimarcando con determinazione le proprie parole d’ordine, semplici e irrinunciabili. Chi vorrà operare contemporaneamente per gli stessi obiettivi dentro le istituzioni o nei partiti avrà la funzione, non meno faticosa, di rintracciare i sentieri utili a favorire quei risultati.

Il lavoro da fare è già iniziato: animare di contenuti la fase costituente e incidere su quanto accadrà il 14 ottobre. Qualcuno ha proposto liste gay per l’elezione dell’Assemblea costituente, altri hanno accarezzato l’idea di liste laiche. Ma partecipare alla nuova avventura significa affrontare la sfida del mare aperto e pretendere di incidere sull’identità del partito, dotandosi di strumenti efficaci, anche sul piano organizzativo, ma senza ritirarsi in contenitori separati.

La pluralità delle liste in campo rappresenta un’opportunità di chiarezza: occorrerà chiamare ogni lista ad esprimersi su alcuni contenuti chiari come i diritti delle persone lgbt, le coppie di fatto, la laicità delle istituzioni, il testamento biologico per promuovere quelle che più condividono un’idea di politica basata sul principio di cittadinanza. Spargere per il Pd il sale di una politica nuova che riconosca nel valore della libertà e della responsabilità delle persone la sua causa e il suo fine: se contribuiremo a fare questo la rotta potrà essere quella giusta.

* consigliere comunale Ds a Bologna

già presidente nazionale Arcigay

www.sergiologiudice.it

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