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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
CUS. Una corrente cattolica circondata dai dubbi
CUS. Una corrente cattolica circondata dai dubbi
Nessuno spazio per le mediazioni. La «corrente cattolica» del partito democratico continua ad aleggiare...
Sabato 14 Luglio 2007
di Corriere della Sera
in Focus

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La «corrente cattolica» del partito democratico continua ad aleggiare come un'ambizione destinata ad essere frustrata. E non tanto per un qualche boicottaggio da parte degli alleati. Più banalmente, il progetto deve fare i conti con una realtà mutata. Il microcosmo cattolico è frantumato dai personalismi; incapace di offrire leader alternativi. Ed è guardato con immutata diffidenza dalle gerarchie ecclesiastiche. L'incontro che sarebbe avvenuto giorni fa tra Dario Franceschini, vice di Veltroni nel Pd, il ministro Giuseppe Fioroni e il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, non ha cambiato di molto le cose.

In questa fase, agli occhi dei vescovi appare più affidabile il ministro della Giustizia, Clemente Mastella. La «mescolanza delle identità» che viene proposta come cifra del Pd, produce una perplessità di fondo. Non sono in discussione il concetto in sé, né le buone intenzioni dei singoli. Ma le gerarchie contestano ai cattolici del futuro Pd mediazioni culturali che, a loro avviso, spesso soddisfano solo la cultura altrui.

La durezza con la quale è stata accolta la variante della legge sui Dico, i cosiddetti Cus (contratti di unione solidale), lascia poco spazio a mediazioni. Fra l'altro, non è chiaro se per capire le possibili reazioni della Chiesa, i proponenti diessini dei Cus si siano rivolti direttamente all'episcopato: come se la tendenza all'arroccamento, che esponenti come Fioroni cercano goffamente di negare, delegittimasse la Margherita. Non a caso, uno degli intellettuali più accreditati in Vaticano, Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant'Egidio, definisce i cattolici del Pd «una minoranza che rischia di ridursi a pura testimonianza».

Riccardi arriva a dire che Walter Veltroni è meno autoreferenziale e più moderno come interlocutore di un certo mondo; e già vede la calamita berlusconiana risucchiare un pezzo di elettorato cattolico moderato. Pazienza se all'opposizione «declinano il linguaggio dei cattolici come una lingua straniera», aggiunge caustico Riccardi, intervistato di recente dall'Indipendente. Per il leader di Sant'Egidio, il bilancio del governo di Romano Prodi è fortemente deficitario. Non bastasse, si assiste alla competizione virtuale e alle polemiche vistose per la vice- leadership fra almeno cinque candidati della Margherita.

Queste tensioni sono vissute come l'emblema della divisione e della subalternità alla sinistra. Lo conferma lo scontro fra prodiani ed ex popolari sull'opportunità di dare vita alla «corrente cattolica». Si tratta di uno spettacolo litigioso che suona imbarazzante di fronte alla compattezza, seppure solo di facciata, offerta dai Ds intorno a Veltroni. Dietro si indovina un ritardo culturale, se non una vera inadeguatezza, che precede gli aspetti politici. E deriva dalla pretesa di rappresentare una realtà che non si riconosce né accetta di rientrare in schemi vecchi.

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