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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
Attenzione, i gay non sono più soli
Attenzione, i gay non sono più soli
di Delia Vaccarello
Martedì 19 Giugno 2007
di Delia Vaccarello da "1,2,3...liberi tutti de l'Unità"
in Focus

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La grande affuenza del Pride del 16 giugno ha dimostrato che gli omosessuali in Italia non sono più soli e che può capitare loro di essere in buona compagnia e non tra mille «musi».

Il corteo del pride 2007 ha riempito piazza san Giovanni. Quanti erano i manifestanti? Secondo la Questura 300 mila. Erano tutti omosessuali e trans? No. Al Family Day, manifestazione per la «Famiglia» e «contro i dico», le forze dell'ordine contarono 240mila partecipanti. Va detto che quella piazza aveva dalla sua una potente macchina organizzativa. Nei giorni precedenti navigando per i siti si poteva leggere di viaggi in bus e colazione gratis offerti a chi volesse partecipare. Nonostante questo al Pride, secondo la Questura, è andata più gente che al Family day.

Se confrontiamo i numeri di ieri e del 12 maggio, e li leggiamo obbedendo al gioco dei fronti contrapposti che tanto piace ai sostenitori della «famiglia giusta», potremmo dire che in Italia gli omosessuali sono di più di coloro che vivono nelle famiglie tradizionali. Fermiamoci qui: la vita delle persone non è affare da pallottoliere. E facciamo un esperimento: guardiamo i «musi».

Mi spiego: gay e lesbiche sono tenaci. E anche se di recente mal giudicati e aggrediti più di prima, sanno di essere nel giusto nel momento in cui costruiscono le loro vite sulla base di ciò che sentono più autentico, e cioè il proprio orientamento sessuale. Non c'è giudizio che tenga: se uno è omosessuale e non vive da omosessuale sta male, s’incupisce. E molta gente nei secoli ha deciso di vivere bene. Queste persone fanno parte «naturalmente» del popolo del pride.

Ma c’è una novità. Prima, numerosi tenaci si credevano «gli unici al mondo». Oggi molti sanno di non essere gli unici al mondo ad essere gay. E in più hanno visto che tanti «non diretti interessati», tifando per la libertà, sostengono anche loro. Hanno constatato che per tante persone la libertà è fatta di diritti fondamentali: il diritto di voto, il diritto di manifestare, il diritto al lavoro, ecc., e anche il diritto a vivere alla luce del sole il proprio orientamento sessuale. Che cosa ha determinato questo sostegno? Senza dubbio le trasformazioni in atto nel mondo, a partire da Francia, Inghilterra, Spagna, che ci sono vicine di casa. Ma il sostegno è stato dato in un certo senso anche dall'aggressività. In una parola: dal «grugno».

Attenzione: il grugno può trasformarsi in un boomerang. Troppo spesso di recente ci si è scagliati contro la libertà di scegliere con chi e come vivere. Le aggressioni agli omosessuali si sono moltiplicate in nome di un modello di famiglia rigido, sponsorizzato come l'unico giusto. E il pensiero unico ha un effetto immediato, facilmente verificabile: il muso. La cupezza del volto.

Al family day la percentuale dei musi era stupefacente. Non al pride 2007. Perché ad essere tenaci non sono solo le lesbiche, i gay e le persone trans. Tenaci sono coloro che vogliono sentirsi liberi e padroni delle proprie scelte di vita, che non vogliono acquistare da nessuno il «bignami» degli affetti «normali». Non vogliono che qualcuno ti suggerisca chi guardare in cagnesco e chi no. Ciò non vuol dire che dopo il 16 giugno siamo tutti aperti. Ma sappiamo che ci sono molte persone disposte a scendere in piazza per una libertà che include il diritto alla felicità amorosa. E al sorriso.

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