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| LA PAGLiUZZA E LA TRAVE |
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| di Paolo Hutter |
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| Lunedì 18 Giugno 2007 |
| di Libération |
| in Focus |
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I promotori non lo hanno annunciato fino a poche ore fa, per non rischiare di deviare l’attenzione dall’appuntamento nazionale di Roma. Sabato prossimo 23 giugno ci sarà un altro importante Pride, a Milano, al pomeriggio da Porta Venezia. Nella ex capitale morale, attuale capitale della destra italiana, sulla questione lgbt accadono cose inquietanti. E dall’annuncio del Pride a Milano partiamo per una breve analisi di presenze, assenze, pagliuzze e travi. Cominciamo dal Pride nazionale. Anche quello dell’anno scorso a Torino era stato un grande successo. Era il primo Pride del dopo Berlusconi, grandi speranze. Nella rassegna dei vip politici si erano distinte per la loro presenza la presidente della Regione ospitante, Mercedes Bresso, e la ministra Pollastrini, giunta apposta da Roma. Per la sua assenza deliberata il sindaco Chiamparino. Questa volta si può discutere se ci potevano essere più ministri, o se potevano trattenersi di più. Ma non è vero che la Pollastrini abbia ritirato una parte del suo patrocinio, quello politico. Si è trattato di un equivoco della vigilia.I patrocinii istituzionali non sono sulle piattaforme politiche ma sull’evento Pride come fatto antidiscriminatorio. Del resto dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma sono venuti aiuti al Pride ma nessun gesto politico. Mentre la povera ministra sempre tra due fuochi è stata attaccata per presunta tiepidezza di patrocinio (sottilissima pagliuzza) , nessuno si occupa di Veltroni che non si pone neanche più l’interrogativo se andare o no al Pride. Neanche i suoi colleghi di Berlino Parigi e Londra si pongono l’interrogativo, nel senso che ci vanno sempre. Pagliuzza un po’ più grande. Forse però non bisognerebbe concentrare l’attenzione sugli esponenti politico- istituzionali che in Italia sono quasi sempre espressione di maggioranze insidiate da componenti teodem o comunque democristiane. Più generosità e impegno ci si potrebbe aspettare dai personaggi e dalle espressioni della società civile che potrebbero aiutare, e molto, a superare le discriminazioni. Perché non è venuto al Pride, in un momento così importante e delicato, il segretario Cgil Epifani? In questi casi la pagliuzza diventa una stecca.
Ma le polemiche nel campo che potremmo definire del centro sinistra non devono far perdere il senso delle proporzioni. Siamo di fronte a un centro destra quasi completamente omofobo. A Milano sta succedendo una cosa che ha dell’incredibile. Il sindaco, cioè la Moratti, ha bloccato il patrocinio e il contributo (peraltro modestissimo) per il festival del cinema gay che si è appena concluso al Piccolo Teatro. Il patrocinio e contributo sono stati concessi ininterrottamente da 16 anni, cioè dalle amministrazioni leghiste e di Forza Italia (Albertini). Erano praticamente l’unica cosa che il Comune, per il resto gelido, faceva per il mondo lgbt.Il caso è aperto da due settimane, la Moratti non ha dichiarato nulla ma la delibera (predisposta dall’assessore Vittorio Sgarbi!) non passa. Non possiamo neanche ripetere la solita considerazione sulle destre laiche di altri paesi. Sarebbe il primo caso al mondo di un comune che si ritira dalla rassegna di cinema lgbt. E poi ci sono gli assordanti silenzi del Comune verso gli atti omofobici. Mentre al Family Day son andati tutti. Sabato prossimo a Milano è una importante occasione di presenza per chi non è venuto a Roma. Ma è anche l’occasione per una analisi completa, per non dimenticare dove sta la trave.
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