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| Per fortuna che c'è il Pride |
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| di Rossana Praitano Presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli Portavoce Roma Pride 2007 |
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| Domenica 03 Giugno 2007 |
| di Libération |
| in Focus |
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Cosa accadrebbe se il 16 giugno non si svolgesse il Pride a Roma?
Ci sarebbe un buco tremendo per i diritti civili, da riempire con la lentezza di una politica tremebonda di tanto centro-sinistra, al contrario del trionfalismo annullante e famelico del centro destra. Opportunismo contro tatticismo confuso, e su tutto i Pezzotta e le Roccella a dipingere un Italia azzurro Madonna. Che blasfemia la politica divina, e che tristezza la politica arrancante.
Se in questi giorni non ci fosse il Pride, in Italia si parlerebbe solo del Family Day, trascinando nei mesi e mesi successivi un'irreale e stupefacente rappresentazione del nostro paese. La conseguenza ovvia è che l'appuntamento del 16 giugno nella Capitale non rappresenterà solo il corteo rivendicativo, orgoglioso e festoso, degli omosessuali e dei transessuali; sarà l'occasione unica e formidabile di dare una pronta risposta che riassesti lo stato surreale della discussione politica e culturale attuale. Per fare ciò c'è una sola possibilità: partecipazione massiccia e di valore. La solidarietà sulla cosiddetta questione lesbica, gay, bisessuale e transessuale non sarà un puro gesto di vicinanza o simpatia, ma l'opportunità per chiunque di testimoniare la scelta per un paese laico e plurale. Non solo. Sarà anche l'occasione d'oro per le forze politiche di centro-sinistra di chiarirsi le idee, di spiegare se le hanno e di che tipo sono. Non solo. Per tutte le persone di fede cattolica sarà un spunto per reagire ad un integralismo che li vorrebbe rappresentare e inglobare.
Grazie a Dio c'è il Pride, un dono gay per tutti gli uomini di buona volontà, per una sinistra smarrita da rinserrare, per ricordare che l'inno di Mameli canta anche della divisione fra Stato e Chiesa, per sottolineare ai credenti che Dio non parteggia a San Giovanni.
Per fortuna che c'è il Pride, per ogni singolo omosessuale e transessuale un giorno di liberazione da una strumentalizzazione orrenda, momento di reazione e di affermazione. Il Family Day è stato solo l'ultimo atto di un anno di polemiche capziose scatenate dal primo timidissimo tentativo di dare un riconoscimento minimo alle coppie di fatto, ma soprattutto alle coppie omosessuali. A ben vedere il topolino Dico, nato zoppo e moribondo, è stato partorito da un elefante cieco, immagine di uno stile di governo antico e pesante, che non sa seguire i mutamenti della società. Dall'altra parte la Chiesa, la destra, e vari spezzoni di centro hanno scatenato una reazione, anche con il Family Day, che è andata ben oltre la possibile legge. In effetti la ragione immediata di tutto ciò è bloccare qualsiasi tipo di riconoscimento giuridico e sociale alle persone omosessuali. Ma il fine vero e più generale è quello di creare da un lato una parvenza d'identità politico-morale alla destra, dall'altro una legittimazione per un nuovo soggetto politico cattolico. Gli omosessuali e i transessuali sono dunque stati usati per un puro disegno politico lontano dalle loro vite. C'è inoltre lo scopo, sempre più esplicito, di costruire mattoncino dopo mattoncino un nuovo percorso sui diritti civili, sui diritti delle donne, sulle questioni "private", che si identifichi sempre più con i canoni ecclesiastici. Un esempio di questi giorni, post Family Day, è la bozza di modifiche alla legge sull'aborto proposte alla conferenza sulla famiglia promossa dalla Bindi.
Per fortuna che c'è il Pride, una grande opportunità per dare una risposta da un lato all'immobilismo, dall'altro alla corsa verso un arretramento sociale simile alle vicende della Polonia. Cantando e ballando Raffaella Carrà si farà politica seria, stupirsene sarebbe da ingenui. Passeggiando accanto a carri colorati si potrà essere se stessi, ognuno diverso e quindi uguale, perché lo stile di vita unico, come la famiglia unica, non esistono. Sfilando immersi tra le bandiere rainbow del Pride si potrà reagire ai tentativi strumentali o finto mistici di stravolgere la sostanza libera e pluralista dell'Italia. Questi devono essere scopi della sinistra, ma anche i desideri della maggioranza dei cittadini.
Parità, dignità, laicità, non è solo lo slogan del Pride di quest'anno, è la bruciante necessità di ogni omosessuale e transessuale; ma è anche l'urgente identità da riaffermare per una nazione intera. E' incredibile che nel 2007 un articolo di giornale debba avere questi toni, questi contenuti, scriverli crea quasi imbarazzo, per la loro intrinseca ovvietà. Eppure dopo la massa di idiozie pseudo valoriali pronunciate, dopo i continui tremori sacri verso la modernità di parte del centro sinistra, dopo il Family Day, è necessario un appello al buon senso e alla reazione illuminata e illuminista.
Per fortuna che c'è il Pride. Venite pargoli di tutte le età, a riscattare un futuro che assomigli al presente vero e reale, e non ai rimpianti da medio evo. Questo articolo ha ricevuto 190 visite.
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