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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
Se il realismo perde di vista i diritti
Se il realismo perde di vista i diritti
di Guido Compagna
Martedì 22 Maggio 2007
di Il Sole 24 ore
in Focus

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L'apertura di Piero Fassino alla piazza di San Giovanni è un cedimento alla gerarchie della Chiesa o l'estremo tentativo di fare comunque qualcosa che ricompatti il centro sinistra ( teodem compresi)e riconosca in qualche modo qualche diritto alle coppie di fatto omosessuali e non? Probabilmente è tutte e due le cose insieme.

Il segretario dei Ds si rende conto che in Parlamento una maggioranza sui "dico" così come li hanno messi su carta i ministri Bindi e Pollastrini, non c'è. E allora, alla vigilia della nascita del partito democratico, non vale la pena di avere motivi di frizione con Rutelli. Meglio cercare di fare un accordo con chi, come l'ex sindacalista della Cisl Savino Pezzotta, si è fatto portavoce di coloro che si sono ritrovati a San Giovanni. Del resto proprio Fassino aveva da subito preannunciato la sua disponibilità all'ascolto della piazza ipercattolica.

La scelta ha un suo fondamento logico: con un centrodestra che in ogni momento denuncia derive laiciste, con Mastella e i teodem che di "dico" parlano soltanto per pronunciare indignatissimi rifiuti, con un prezzo altissimo (ma già pagato) con l'uscita dal partito delle due componenti di minoranza, arroccarsi fino all'ultimo nella difesa di una proposta di legge senza maggioranza avrebbe soltanto il senso di una testimonianza di principio senza sbocchi politici concreti.

Eppure il realismo di Fassino qualche crepa la mostra. Prima di tutto c'è un'errata valutazione della piazza cattolica. Una piazza, messa insieme soprattutto dalle organizzazioni cattoliche con il sostegno concreto delle parrocchie, che dietro la facciata della difesa della famiglia era soprattutto contro i " dico". Su questo i portavoce Pezzotta e Roccella sono stati espliciti. Insomma quella piazza aveva l'obiettivo di dire no ai diritti per quelle coppie che non hanno necessariamente lo stesso modello di vita di quello indicato dalla Chiesa romana e dai suoi tifosi.

È vero che le questioni di principio non servono a costruire azioni politiche. In politica esse sono spesso dannose, soprattutto se cozzano contro robuste maggioranze. Ma questa volta sono in discussione dei diritti civili (quelli delle coppie non sposate)che una piazza (che si ritiene maggioritaria) vuole negare.

E quando sono in discussione i diritti forse una questione di principio si può anche fare. La questione che hanno posto quei molti o pochi, che in occasione del grande raduno dei cattolici e dei loro tifosi, si sono trovati, su iniziativa di radicali e Rosa nel pugno,a piazza Navona: in pochi come sempre, senza le bandiere né della Margherita né dei Ds. Qualcuno ha detto che quell'appuntamento è stato un errore perché è servito a mettere in chiaro l'enorme differenza numerica tra le due piazze. Insomma i Ds in quella piazza hanno preferito non esserci per non dare la sensazione di essere con una parte «minoritaria».

Certo se fosse stato a piazza Navona oggi Fassino e gli altri dirigenti del futuro Pd avrebbero qualche difficoltà in più a rivolgersi a Pezzotta per cercare di fare insieme una legge sulle unioni di fatto.

Ma al contempo avrebbero collocato il futuro partito nel solco della tradizione di un'Italia di minoranza fatta di laici e cattolici pronti a resistere anche ai "non possumus" di oltre Tevere. Ai tempi dell'operazione Gedda a Roma, come a quelli del referendum sul divorzio. Ora i tempi sono diversi, c'è il rischio di apparire «minoritari» e allora, come ha osservato Furio Colombo sull'"Unità" di domenica scorsa, dinanzi all'opposizione del mondo cattolico organizzato ai "dico", è meglio «prendere e lasciare». Magari in attesa di tempi migliori.

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