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Diciamo che l’operazione sta facendo il suo decorso. I due tubicini nei reni ce li ho ancora ma domani viene il muratore e mi faccio fare una cappella votiva coi calcoli. Peccato perché sarei andata volentieri al Family Day. Avevo già preparato un enorme gonfalone con su scritto: «Mogli e buoi dei paesi tuoi». Che emozione vedere quella piazza piena di politici separati e divorziati a sfilare per la famiglia. Tutti così accaniti. Ma perché? Vuoi sposarti e farti una famiglia classica? Liberissimo. Sono felice se tu sei felice. Ma perché non lasci la stessa libertà agli altri? Come puoi pensare che la tua famiglia venga minacciata dalle unioni di fatto? E’ come dire che se in un condominio viene ad abitare una coppia gay, il capofamiglia del piano di sopra per contagio si mette la minigonna. L’amore non è mica un virus contagioso. Se La Russa incontra Luxuria in ascensore, non è che esce in top ed estension. Sono un po’ stufa, di sentire che le unioni di fatto minacciano la famiglia. Anzi dire «stufa» non è corretto, ne avrei due balle così. Madama Binetti? Monsieur Casin? Lo volete sapere, perché la famiglia è in crisi? Ve lo dico io. La famiglia è in crisi perché le corna una volta una se le teneva e tirava avanti tutta la vita e adesso invece manda a stendere il marito, perché una volta a cinquant’anni si appendeva il pisello al chiodo e adesso si balla la rumba fino a novanta, perché per comprare una casa e sposarsi bisogna avere soldi e lavoro che invece non ci sono, perché i figli vedendo che fine han fatto i genitori che sono sposati e si odiano da 40 anni non hanno nessuna intenzione di fare la stessa fine. Altro che «Dico». Toccherebbe farsi suora. Peccato che questa settimana siano state redarguite anche loro. In un convegno ecclesiastico importante le alte sfere del Vaticano hanno invitato le suore a fare a meno delle comodità, a coltivare di più la dimensione mistica, e a non farsi coinvolgere troppo dai problemi della vita quotidiana e soprattutto a rifuggire dagli agi e le comodità. Guarda che ci vuole un bel becco. Ma agi e comodità cosa? Ma se c’è qualcuno che sta zitto, prega e lavora sempre sono le suore! Vestite di nero con la cofana in testa anche in agosto che deve essere come stare in una fornace delle acciaierie, strette strette sulla Simca 1000 col radiatore che fuma. A spaccarsi la schiena nelle missioni, a spalare la fanga e ad accudire i poveretti. Tutto senza i contributi. Chi è che sta vicino ai malati, li lava, li pettina, li accarezza? Le suore! Io non ho mai visto un gesuita cambiare la padella a qualcuno. Vedo solo ’ste suore far girare le padelle come al Cirque du Soleil. E’ proprio vero che sotto l’abito talare i preti sono come tutti gli altri uomini. Che van dalla moglie che è lì che cambia il pannolino al piccolo, fa fare a calci i compiti al grande, intanto gira il sugo, svuota la lavatrice, pulisce le trote e per non star ferma coi piedi passa lo straccio e dicono «eh ma sei nervosa, non ti agitare, rilassati… sembra che fai tutto tu». Peccato che noi ci siamo emancipate e i mariti li mandiamo anche a stendere mentre le suore hanno fatto pure voto di obbedienza e quindi non hanno neanche quella soddisfazione lì.
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