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| Storia dell'assassinio sul Dico express |
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| DI TOMMASO LABATE |
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| Giovedì 17 Maggio 2007 |
| di Il Riformista |
| in Focus |
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E se fosse stato tutto un grande bluff? E se i Dico - che una maggioranza al Senato non l'hanno mai avuta, nemmeno prima del Family day - fossero stati una bolla montata ad arte da teodem in cerca di visibilità e laici che volevano sembrare ancora più laici? La storia della nascita e della morte di quel ddl Bindi-Pollastrini usato per i fini più disparati assomiglierebbe a quell'Assassinio sull'Orient express in cui tutti sembravano colpevoli. E lo erano veramente. Il giallo inizia in una stanzetta del Senato, in una sera del dicembre scorso. Una delle chiavi per risolverlo va trovata con un salto indietro nel tempo. Per la precisione, fino all'anno del signore 1918.
La scoperta di Lusi. La storia inizia con un emendamento del governo alla finanziaria, che reintroduceva la tassa di successione. Qualche sera prima della discussione in commissione Bilancio, Luigi Lusi - tesoriere della Margherita vicino ai teodem - sfogliando il testo, nota quelle poche righe che prevedevano, oltre al «coniuge», anche le figura del «convivente». A quel punto, il senatore diellino segnala la scoperta alle colleghe Paola Binetti ed Emanuela Baio Dossi. Il fronte ultra-cattolico fa arrivare chiaro il messaggio a palazzo Chigi: «Se rimane l'emendamento, non votiamo la finanziaria». Ma in quell'emendamento c'era davvero la possibilità arrivare surrettiziamente i Pacs, come poi hanno ventilato sia gli ultra-laici che gli ultra-fedeli a Santa Romana Chiesa? La svolta arriva durante una riunione della cabina di regia della maggioranza, quando quella norma viene accantonata in cambio di un ordine del giorno - firmato anche dai teodem - che avrebbe poi impegnato il governo a tutelare le unioni civili.
La svolta in cabina. Racconta il ds Enrico Morando, presidente della Commissione bilancio che dirigeva la cabina di regia: «Non dimenticherò mai ciò che successe quella sera. Quando venne segnalata la questione del "convivente" mi informai su come era potuta finire in quel testo». Si tratta di un colpo di mano ultralaico per aprire una breccia in Parlamento a favore di una legge sui Pacs? «Nemmeno per sogno», risponde il senatore. Che inizia a raccontare un'altra verità.
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