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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
Il Pd e la scissione dell'Arcigay
Il Pd e la scissione dell'Arcigay
di Gianni Rossi Barilli
Sabato 12 Maggio 2007
di Il Manifesto
in Focus

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Questo congresso di Arcigay completa un cerchio, aperto nei primi anni '80 dalla politica di dialogo con alcuni movimenti dell'allora Pci e chiuso oggi con l'approdo nel Partito democratico degli attuali Ds, che come nel suo piccolo testimonia il tema dei diritti gay si configura come una netta svolta a destra. Negli anni '80 nacque pure l'Arcigay, che è stata fino a ieri la principale testimonianza del proficuo rapporto di scambio tra il maggiore partito della sinistra italiana e il movimento di liberazione degli omosessuali. Per i gay il marchio Arci e i buoni rapporti intrecciati nel tempo con molte amministrazioni rosse hanno significato un'importantissima fonte di legittimazione politica e uno strumento efficace per conquistare più ampi margini di consenso nella società. Per il Pci e i suoi discendenti, in cambio, la partnership con il principale gruppo politico gay ha rappresentato una credenziale permanente di modernità, con costi tutto sommato modesti. Senza contare che i legami con Arcigay hanno di fatto consentito al Pci prima e ai Ds poi di esercitare una certa influenza sulle rivendicazioni del movimento glbt italiano, tradizionalmente molto moderate.

La compianta proposta di legge sui Pacs è uno dei risultati della concorde mitezza rivendicativa di Arcigay e Ds, all'insegna del chiedere poco per ottenere almeno quello. Le cose però sono andate come sono andate e dai Pacs ci siamo ritrovati ai Dico, ulteriore mediazione al ribasso sui diritti glbt, e infine al liberi tutti in parlamento, dove salvo colpi di scena non ci sono i numeri per approvare nessuna legge che riconosca le coppie gay e lesbiche. Intanto dai Ds si sta passando al partito democratico, di cui la metà o quasi ha posizioni in materia molto più arretrate di quelle oggi prevalenti nei Ds.

È evidente che non ha più ragione di esistere alcun rapporto privilegiato tra la maggiore associazione gay italiana e l'ex maggior partito della sinistra in fuga verso un centro moderato fortemente venato di omofobia. Nei mesi e nelle settimane scorse si sono consumate rotture storiche tra Ds/Pd e dirigenti di primo piano di Arcigay, a cominciare dal segretario nazionale dell'associazione Aurelio Mancuso, ora candidato presidente, al presidente onorario Franco Grillini che ha annunciato la propria intenzione di non entrare nel Pd e di iscriversi a Montecitorio al gruppo di Sinistra democratica.

Per Arcigay il nuovo scenario politico è un'occasione per cambiare marcia, rivendicare un'autonomia totale e fare meglio il proprio mestiere senza farsi carico in anticipo di mediazioni e compatibilità. Lo si nota già al congresso, dove non si inneggia né ai Pacs né ai Dico ma si chiariscono concetti di fondo: «Pari diritti e pari dignità» e «Siamo famiglie».

Per il centrosinistra è un segnale su cui riflettere. Non ci sono più rendite di posizione da sfruttare ed è ora di chiedersi come mai la sinistra italiana, come ha osservato ieri il presidente uscente Sergio Lo Giudice facendo un paragone con la Francia, abbia sul tema dei diritti glbt una posizione più moderata non solo di quella dei socialisti francesi ma anche dei centristi e perfino del destrissimo presidente Sarkozy.

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