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| Solo in italia è concepibile un family day |
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| di Corrado Augias |
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| Martedì 08 Maggio 2007 |
| di la Repubblica |
| in Focus |
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Caro Augias, debbo prendere atto con dolore che il vero obiettivo del «Family day» previsto per sabato prossimo è, come dichiarato dal portavoce della manifestazione Savino Pezzotta al settimanale Famiglia Cristiana, «un chiaro NO ai Dico. Sono la negazione della centralità che la Costituzione assegna alla famiglia fondata sul matrimonio. Richiamano la fine della famiglia".
Ma perché soltanto la «famiglia» fondata sul sacramento del matrimonio, dev'essere il modo di convivere riconosciuto dalla legge? Cos'altro sono i Dico se non più famiglie, più figli, più cura per i nonni? E ancora: più amore, più giustizia, più libertà, più diritti per la donna, meno ipocrisia, meno menzogne?
Mi addolora fortemente costatare che il clima di scontro inaugurato dal cardinale Ruini ai tempi del referendum sulla fecondazione assistita si sia ulteriormente aggravato con papa Ratzinger. Oggi, come allora, le 25.852 parrocchie sono usate e strumentalizzate dalla Chiesa per indurre i cittadini a pronunciarsi su una legge dello Stato, ieri non andando a votare, oggi per impedire l'approvazione di una legge.
Da cristiano sono convinto che questa «strategia» della Chiesa, al di là di effimeri successi mediatici, sia destinata a produrre lacerazioni e scontri in una società, come la nostra, già divisa fra sinistra e destra, fra Nord e Sud, fra onesti e disonesti, fra evasori e contribuenti, fra occupati e disoccupati.
Io parteciperò alla manifestazione laica di Campo de' Fiori a sostegno dei diritti dei conviventi e non contro il matrimonio.
Giorgio Grossi
giorgiogrossi1935@libero.it L o slogan contro i Dico, basato sulla difesa della famiglia, è di natura rozzamente emotiva come lo fu quello di trent'anni fa, ai tempi del referendum sul divorzio, quando battevano le campagne per dire alle donne: attente, con il divorzio i vostri mariti vi lasceranno. Slogan bigotti studiati per spaventare gli ingenui.
La realtà della manifestazione contro i Dico ha poco a che vedere con la moralità, è di natura politica. La stessa 'politica' che ha fatto negare il funerale in chiesa all'eroe civile Piergiorgio Welby, la stessa che ha assicurato l'astensione nel referendum sulla procreazione assistita, anche lì con il pretesto di difendere la vita; con i bei risultati che vediamo, e di cui sarebbe molto utile parlare.
Vorrei fosse chiaro che uso l'aggettivo 'politica' perché si tratta in sostanza di un'altra prova di forza mediante la quale un'organizzazione potente come la chiesa cattolica misura il suo potere di contrattazione con lo Stato. Purtroppo può farlo solo in Italia, terra scelta per una possibile 'reconquista' in una fase di estrema debolezza con i seminari vuoti, i fedeli distratti, lo spirito cristiano lasciato alle tante organizzazioni di base insofferenti della linea di questo pontificato ma al momento in minoranza e per lo più silenti.
Gli organizzatori della manifestazione dovrebbero dire in che modo la famiglia verrebbe messa in pericolo dall'introduzione di un modesto riconoscimento di diritti reciproci ai conviventi. In che modo la famiglia è stata distrutta in tutti i paesi europei in cui i 'pacs'sono in vigore da anni, dove nessuno si è sentito turbato da alcunché e le nascite (vedi la Francia) sono in aumento.
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