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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
È ANCORA PERMESSO DIRE CHE LA CHIESA SBAGLIA?
È ANCORA PERMESSO DIRE CHE LA CHIESA SBAGLIA?
di MINO FUCCILLO
Giovedì 03 Maggio 2007
di Trentino
in Focus

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In una parrocchia toscana per 17 anni un sacerdote ha molestato sessualmente giovani del suo gregge. I giovani, diventati adulti, hanno raccontato e denunciato, in primo luogo alla Chiesa del pastore, di anime e non solo. La Chiesa di Roma si è presa 10 anni per indagare. Poi, appurato che era tutto vero, ha spedito il sacerdote molestatore ad altro indirizzo, gli ha vietato di celebrare messa per un po’ e gli ha imposto preghiera quotidiana asserendo pubblicamente che ogni altra punizione sarebbe stata non conforme alla misericordia dovuta nei confronti del peccatore.

Se si dice che in questo documentato caso la Chiesa ha usato altro peso e misura, dolce e corporativa, rispetto a quelli, rigidi e non negoziabili, usati verso altri peccatori, si dice cosa terroristica? Secondo il metro del quotidiano del Vaticano la risposta è sì: simil pensiero, se espresso in pubblico, è terrorismo. Infatti, secondo lo stesso pulpito è terrorismo dire in pubblico che la Chiesa da secoli baruffa con la scienza sperimentale e oggi concede il rito dei funerali religiosi a Pinochet sì e a Welby no.

Terrorismo, non errore. Terrorismo, non superficialità. Terrorismo, non faziosità. Dire che la Chiesa sbaglia è azione assimilabile, culturalmente se non ancora penalmente, a quella di chi spara e mette bombe: è questa l’equazione stampata su carta vaticana. Si può dire, senza commettere crimine e consegnarsi ai sospetti della Digos, che è un’equazione drastica e culturalmente violenta? Si può dire che l’equazione tra aborto e olocausto, tra unioni civili e rischi di pedofilia sono o almeno appaiono discutibili e offensive almeno a qualche coscienza? O bisogna per non essere tacciati di terrorismo giurare con l’Osservatore che «la Chiesa parla sempre in nome dell’amore» e quindi ogni altra parola è guasta?

C’è da provare terrore no, ma di certo spavento in un tempo e in luogo dove tutto lo Stato e quasi tutta la politica e l’informazione considerano più o meno la stessa cosa un attentato armato, una busta minacciosa, una scritta offensiva e un dissenso pubblico dai precetti della Chiesa. Spavento per un tempo e un luogo in cui affermare che Darwin ha ragione e Bagnasco torto equivale ad un’iscrizione ad honorem alle Br. Spavento perchè si suggerisce e si consiglia la paura di dire. Spavento perchè a questa paura si dà il nome di rispetto e chi non prova paura è «scriteriato». Spavento perchè resta solo chi difende, insieme e sullo stesso piano, la libertà della Chiesa e anche di chi ha altra fede, valori e cultura. Solo, senza nessuna istituzione che lo difenda dall’accusa niente meno che di terrorismo.

Spaventa doverlo ripetere, è stato ripetuto milioni di volte, è un cardine della stessa civiltà europea: vale la pena di sacrificare la tua vita perchè chi ha fede, opinione e pensiero diversi dai tuoi sia libero di averli, manifestarli e diffonderli. Vale la pena, deve valere la pena per un non credente o un non cattolico fare e dare ogni cosa perchè la Chiesa sia libera.

E continua a valerne la pena, anche in un tempo e in un luogo in cui per la Chiesa la reciproca evidentemente non vale.

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