 |
| Chi va in piazza contro il simil-matrimonio non si accorge di come cambia la società |
 |
| DI MARIA CHIARA ACCIARINI |
 |
| Venerdì 27 Aprile 2007 |
| di Il Riformista |
| in Focus |
|
 |
|
In Italia non c'era mai stato un ministero per le politiche per la famiglia. Adesso c'è e i colpi già messi a segno dal suo titolare, il ministro Rosy Bindi, non sono certo pochi né di piccola entità: dall'aumento delle detrazioni per coniuge e figli a carico all'incremento degli assegni familiari sino al piano straordinario per gli asili nido. Vale inoltre la pena ricordare che a fine maggio si svolgerà a Firenze la «Conferenza nazionale della famiglia», il cui obiettivo è quello di porre le basi del primo Piano nazionale per la famiglia nella storia del nostro paese.
Che senso ha dunque, e proprio nel momento in cui il tema della famiglia non è né sottovalutato né tanto meno ignorato dall'agenda politica, un Family day la cui proclamazione - tra l'altro e forse non a caso - è avvenuta subito dopo la presentazione in Parlamento del disegno di legge governativo sui Dico? Inconsistente l'ipotesi che i suoi organizzatori abbiano voluto esprimere incoraggiamento alle scelte del governo. Capire il vero obiettivo del Family day non è difficile. Più complicato è comprendere perché molti esponenti politici dell'opposizione e anche qualcuno della maggioranza si siano ostinati a ignorare il collegamento tra l'iniziativa del 12 maggio e il tentativo palese da parte delle massime gerarchie ecclesiastiche - nonché del loro braccio secolare, i teodem - di influenzare il dibattito parlamentare sui diritti e i doveri delle coppie di fatto.
Finalmente, però, siamo usciti dall'equivoco. Finalmente qualcuno ha cominciato a parlare in modo chiaro: «Saremo inflessibili - ha affermato Savino Pezzotta, uno dei principali organizzatori del Family day - io prenderò un block-notes e segnerò i nomi di deputati e senatori presenti, e poi chiederò loro conto di quel che faranno, così capiremo se la partecipazione è stata autentica o solo di facciata. A chi dichiara la sua adesione ricordiamo che la manifestazione dice no ai Dico e a ogni forma di simil-matrimonio. Non si può far finta che quel no non ci sia». Pezzotta esplicita insomma quello che in tanti avevamo già capito. Non si tratta di sottolineare l'importanza della famiglia ma di attaccare quello che per le gerarchie cattoliche e per i teodem è ormai una vera ossessione: il simil-matrimonio.
Non intendo, in questa sede, mettermi a disquisire sull'effettiva portata dei Dico e sull'impossibilità di considerarli una specie di matrimonio. Il testo è noto, attribuisce una serie di diritti e facoltà a coloro che fanno parte di una coppia di fatto regolarmente registrata; ha dei limiti, certo, ma rappresenta in ogni caso la risposta a esigenze assai diffuse nel paese e corrisponde a una parte del programma con cui l'Unione, compresa la Margherita e con essa anche i teodem, si è presentata agli elettori e ha ottenuto i voti che le permettono di governare.
Quello che mi sembra importante sottolineare è che il 12 maggio si scenderà in piazza contro qualcosa di ben preciso: una visione del modo di stare insieme che non si esaurisce nella pur importante articolazione della famiglia tradizionale, composta da un uomo e da una donna e finalizzata alla procreazione. Senza tenere conto del fatto che la visione tradizionale della famiglia è entrata in crisi, tanto che addirittura si arriva a parlare, come fa Roberto Volpi, della sua fine. L'espressione trova fondamento non in astratte posizioni ideologiche, ma nell'analisi della tipologia delle famiglie italiane che ci rimanda l'Istat: 25% di famiglie unipersonali, 10% di famiglie monogenitoriali, 22% di coppie senza figli, 43% di coppie con i figli. Quindi, meno della metà, cioè 43 famiglie su 100, possono rientrare nella visione più classica della famiglia e la tendenza a una riduzione sembra inarrestabile. Non solo, ma si tratta spesso di famiglie in cui la figura di riferimento, quella che una volta si chiamava il capofamiglia, è una figura matura: ha più di 45 anni in più di due famiglie su tre. Sono poche le famiglie giovani, con la conseguenza che siamo di fronte a un vero e proprio crollo delle nascite, che ci colloca all'ultimo posto in Europa per il tasso di natalità.
Le cause di questa tendenza sono molteplici e note: precarietà del lavoro, difficoltà a trovare una casa, scarsi sostegni a coloro che vogliono conciliare la maternità e la paternità con la vita lavorativa. È indubbio che sia necessario un intervento della politica per la famiglia per favorire un'inversione di tendenza ed è quello che si è cominciato a fare. Ma occorre anche riconoscere che nella nostra società sono tante le forme attraverso cui le persone si donano reciprocamente, anche in modo stabile, amore e solidarietà. Ci sono nuclei con un solo genitore, persone che convivono, famiglie allargate, anziani soli. Continuare sempre e solo pensare alla donna e all'uomo che si uniscono con il fine prevalente della procreazione impedisce di cogliere la ricchezza del vivere quotidiano di tanti cittadini e ostacolare pervicacemente un'evoluzione che in altri paesi è tranquillamente accettata, con conseguenze positive anche per il loro futuro. Basti pensare alla Francia, dove, accanto ai Pacs, sono state messe in atto politiche di sostegno alla maternità e alla paternità.
Può l'Italia restare l'unico paese in cui una parte del mondo cattolico si accinge a stilare l'elenco dei parlamentari buoni e cattivi, dichiarando l'irrinunciabilità, la non negoziabilità dei valori a cui si richiama e chiedendo che la legge li imponga anche a coloro che non li condividono? Si tratta di valori a cui si deve il più grande rispetto, come si deve il più grande rispetto a coloro che li praticano coerentemente nella vita di ogni giorno. Ma può lo stato italiano rinunciare a garantire e tutelare la possibilità degli individui di costruire liberamente la propria personalità e di compiere le proprie scelte esistenziali nella diversità delle formazioni sociali?
Come scriveva recentemente Stefano Rodotà su Repubblica ci sono numerosi articoli della Costituzione che verrebbero messi in discussione dall'affermarsi di queste posizioni oltranziste. Della Costituzione non si può leggere solo l'articolo 29, quello relativo alla famiglia fondata sul matrimonio. Nella Costituzione viene affermata anche la laicità dello stato, quel «luogo di valorizzazione» di tutte le libertà, compresa quella religiosa. Uno Stato laico non può ignorare il valore delle differenti scelte di amore e di solidarietà attraverso cui si realizza la vita delle persone. Nel cantiere che si è aperto a sinistra del Partito democratico ci si avvia a un confronto su molti temi cruciali, del lavoro, del welfare, dei diritti civili. Diritti che devono trovare una piena affermazione nel rispetto del pluralismo nelle scelte di vita e nella lotta contro ogni discriminazione. Diritti che devono trovare una declinazione nuova, lasciandosi così alle spalle equivoci retaggi e anacronistiche invadenze del secolo passato.
Consideriamo il Family day per quello che è e, mentre ci auguriamo che Pezzotta riponga block-notes e matita, continuiamo a lavorare perché in Italia si affermino il rispetto delle scelte degli altri, la solidarietà, la fiducia nel futuro.
Sottosegretario del ministero per le Politiche per la Famiglia, Mozione Mussi
Questo articolo ha ricevuto 167 visite.
|
|
 |
|
| APPUNTAMENTI |
 |
|
|
|