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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
Omofobia, sconfitta italiana
Omofobia, sconfitta italiana
E' stata impartita dall'Europarlamento una vera lezione di civiltà ai nostri deputati e senatori contrari a qualsiasi ipotesi minima di regolamentazione dei diritti di gay e lesbiche
Venerdì 27 Aprile 2007
di Il Riformista
in Focus

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Ci voleva il Parlamento europeo per condannare con durezza il dilagare dell'omofobia nei ventisette paesi dell'Ue, in particolare in Polonia e Italia. Ieri a Strasburgo è stata approvata una risoluzione contro «la discriminazione e l'odio sulla base dell'orientamento sessuale» alimentata da leader politici e religiosi. Il voto ha avuto anche una coda polemica tra i vescovi italiani e alcuni deputati italiani dell'estrema sinistra per una mozione presentata da questi ultimi contro monsignor Bagnasco, successore di Ruini alla Cei. La risoluzione ha due chiavi di lettura: una sociale, l'altra politica, entrambe però destinate a incrociarsi.

La prima riguarda i recenti casi di bullismo omofobico nelle scuole, culminati con la tragica vicenda di Matteo, il sedicenne che a Torino si è suicidato perché i compagni di scuola lo chiamavano gay. In merito il ministro Fioroni, democristiano doc, ha annunciato provvedimenti esemplari per gli episodi di violenza nelle scuole, ma non possiamo far a meno di notare che ciò non basta per influire sul retroterra culturale e spesso familiare alla base di questi atteggiamenti negativi. Non solo: quando Matteo si gettò dalla finestra lo stesso Fioroni evitò accuratamente di usare la parola omosessualità e questo la dice lunga sul grado di chiusura e di arretratezza che ancora oggi impedisce in Italia un approccio sereno e tollerante alla questione degli orientamenti sessuali. Di qui si arriva alla politica, dove ormai le pressioni e le ingerenze della Chiesa sono prassi quotidiana. Non a caso, nella risoluzione si auspica anche che gli «Stati membri facciano leggi per superare le discriminazioni». In questo, bisogna ammetterlo, il Parlamento europeo è stato più efficace di quello italiano dove ancora non si sa che fine faranno i famigerati Dico.

Già, i Dico. Al recente congresso ds, il cavallo di battaglia di coloro che poi sono andati via (in primis Mussi e Angius) è stato una decisa rivendicazione della laicità. Forse anche per questo i fondatori del Partito democratico dovrebbero leggere e rileggere il testo della risoluzione approvata ieri a Strasburgo, con la quale secondo l'Arcigay è stata impartita dall'Europarlamento una vera lezione di civiltà ai nostri deputati e senatori contrari a qualsiasi ipotesi minima di regolamentazione dei diritti di gay e lesbiche. Insomma, la questione è più che mai all'ordine del giorno e non può essere elusa dietro tatticismi e timori di ogni genere, dai numeri al Senato al tenersi buone le gerarchie ecclesiastiche. Roma dia un segnale, anche se Ruini è tornato alla carica dicendo ieri: «Meglio Roma che Strasburgo». Noi vorremmo che fosse il contrario.





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