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| Ora di religione, fioccano i rifiuti. Anche per questo va abolita |
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| Il 90% di scelta “libera” sbandierata dalla gerarchia cattolica sta lasciando il posto ad una elevata percentuale di rifiuti . |
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| Domenica 28 Gennaio 2001 |
| di Franco Grillini |
| in Focus |
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Nelle scuole pubbliche vige l’ora di religione cattolica pagata dallo Stato in modo salato (1200 miliardi l’anno) per insegnanti scelti direttamente dalle curie vescovili. Nonostante la pervasività della presenza clericale nelle scuole di ogni ordine e grado la gerarchia continua a pretendere per i propri istituti privati altri 1000 miliardi dallo Stato in barba al divieto costituzionale. Forse perché i dati sulle scelte dell’ora di religione sono in netto calo in tutto il paese. La media nazionale dei rifiuti è del 7,1% che nelle scuole superiori diventano molti di più: a Torino il 38%, a Venezia il 41,8, a Bologna il 43,2, a Firenze il 51,5. Un po’ di meno a Roma, il 26,7% e a Milano con il 30,4. Non va meglio per la gerontocrazia vaticana nelle materne: a Livorno ha detto no il 47,8%.
Sono dati stupefacenti se si tiene conto delle pressioni al limite dell’intolleranza che si compiono su famiglie e ragazzi per costringerli a scegliere l’ora di ideologia e moralismo cattolico nella scuola pubblica, quella, per intenderci, pagata anche con i soldi delle tasse di tutti, compresi gay e lesbiche che vengono svillaneggiati di continuo proprio dagli insegnanti di religione cattolica (salvo rare e meritevoli eccezioni). La gerarchia vaticana pretende la botte piena e la moglie ubriaca ovvero tutti iscritti all’ora di religione nella scuola pubblica e quattrini pubblici alla scuola privata clericale. E’ del tutto evidente che l’ora di religione rappresenta un anacronismo che mal si concilia con la laicità dello stato, soprattutto nel momento in cui quote sempre più rilevanti di popolazione sono di religione diversa, di nessuna religione o di sessualità e identità che fanno a pugni con gli emissari delle curie nelle scuole pubbliche. Ed è sempre più intollerabile che in molti istituti prosegua la discriminazione di fatto di chi non sceglie l’ora di ideologia clericale. Lottare per l’abolizione dell’ora di religione nella scuola pubblica quindi rappresenta un obiettivo sempre più urgente. Nel frattempo occorre garantire una effettiva libertà di scelta collocando l’ora di religione all’inizio o alla fine delle lezioni, sì vedrebbe allora nel concreto l’adesione vera ad un insegnamento sempre meno condiviso dai ragazzi e sempre meno seguito anche da coloro che lo subiscono.
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