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| Family Day, ecco perchè non partecipare |
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| di Katia Bellillo Deputata del PdCI |
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| Lunedì 02 Aprile 2007 |
| di AprileOnline.info |
| in Focus |
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Se all'inzio la manifestazione aveva lo scopo di ricordare alle istituzioni l'importanza di una politica a sotegno della famiglia, oggi appare chiaro come sia soltanto un tentativo per imporre un unico modello - cattolico- di questa cellula base della società
Il giorno dopo la convocazione del 12 maggio ho dichiarato che avrei aderito con convinzione alla giornata per il sostegno sociale alla famiglia e che avrebbero dovuto esserci in piazza tutti, ognuno con la sua famiglia. Comprese le coppie di fatto, quelle omosessuali e quelle monoparentali come la mia, e quelle coppie che per scelta o per altri motivi non hanno figli.
La nostra Repubblica attraverso la sua Carta Costituzionale riconosce la famiglia come aggregazione naturale preesistente alla Stato che, attraverso l'istituto del matrimonio, le offre una opportunità di tutela, ma prima di tutto definisce e tutela i diritti individuali e fondamentali dei singoli. La libertà individuale sostenuta e rispettata dalle istituzioni ha permesso negli ultimi anni di cancellare tante odiose discriminazioni soprattutto rispetto alla libertà delle donne. La distinzione fra matrimonio civile e religioso con l'introduzione del principio di non indissolubilità per il primo, il diritto di scegliere la maternità, o di diventare madri al di fuori del matrimonio anche senza un partner stabile, o la convivenza more uxorio, sono le tappe di un percorso, lungo e travagliato, che però ha prodotto, fino a questo momento, un clima di civile convivenza, caratteristica indispensabile di una democrazia laica. Anzi è urgente eliminare le tante infami discriminazioni che sono ancora costretti a subire i cittadini omosessuali rispetto agli eterosessuali.
In Italia dunque coesistono già diversi modelli familiari, che lo Stato deve attraverso la norma sostenere e tutelare per rendere agibile la libertà di scelta e contemporaneamente deve salvaguardare i diritti individuali: il diritto di amare e di essere amato, di godere della propria sessualità, di controllo del proprio corpo, di essere rispettato. Non possiamo, come stanno facendo i cattolici fondamentalisti, confondere i diritti universali dell'uomo con le scelte differenziate dalla religione, dalle opinioni, o dalle diverse convinzioni.
Le diverse famiglie italiane sono state abbandonate dalle istituzioni. Smantellata la già limitata rete di servizi sociali per l'abdicazione della politica alle regole selvagge del mercato, famiglie cattoliche o ebree o senza dio, etero o omosessuali sono sole a gestire una quotidianità sempre più incerta. E' urgente rivendicare un inversione di marcia, richiamare la politica affinché recuperi il suo primato, questo non può che essere un impegno primario di una donna di sinistra e comunista come me.
Ma la manifestazione si sta delineando con contorni che devono preoccupare gli stessi organizzatori. L'intento non è quello nobile che si intravedeva nelle premesse, rinforzare un nuovo impegno sociale nei confronti delle famiglie italiane, ma la volontà di imporre la famiglia che si riconosce nell'istituto del matrimonio cattolico, come modello per tutti, da legittimare attraverso la legge dello Stato. Nel documento della CEI emerge uno spirito da crociata e un rigurgito di intolleranza fondamentalista che giudico molto pericoloso perchè può rafforzare solo le posizioni razziste sessiste e omofobiche di gruppi estremi di stampo neofascista, se non ci sarà un posizionamento democratico e laico della manifestazione la mia famiglia, di cui sono orgogliosa, non potrà partecipare e chi ci rimette saranno esclusivamente gli organizzatori della manifestazione.
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