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| LA FAMIGLIA ANAGRAFICA DI PADOVA RISCUOTE SUCCESSO A STRASBURGO |
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| di Alessandro Zan |
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| Venerdì 30 Marzo 2007 |
| di Il Mattino di Padova |
| in Focus |
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La città di Padova è stata protagonista in Europa. Questa volta non per il tram o per il Premio Galileo, ma per il riconoscimento dei diritti civili. Si è tenuto, infatti, martedì scorso a Strasburgo il Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa, ovvero l’istituzione portavoce degli interessi delle Regioni e dei Comuni di tutto il vecchio continente. Sono stato invitato per relazionare ai componenti del Congresso sulle buone pratiche che un ente locale può realizzare per garantire la piena dignità e integrazione delle persone omosessuali e transessuali nelle città europee a partire dall’esito positivo della delibera sul riconoscimento formale delle famiglie anagrafiche basate su vincoli affettivi, di cui sono stato il promotore.
E’ stato emozionante. Portare a Strasburgo la positiva e coraggiosa esperienza di Padova mi riempiva d’orgoglio. Non era una semplice relazione ai componenti dell’assemblea, ma uno scambio di opinioni, un confronto serrato e costruttivo; ho risposto alle domande di Hilde Zach, sindaca di Innsbruck, di Adrien M. Zeller presidente della regione dell’Alsazia e di altri rappresentanti di enti locali europei. L’esperienza di Padova dove si sono realizzate molte iniziative per la piena e pari dignità di tutti i cittadini è stata presa a paradigma di come un’istituzione locale dovrebbe impegnarsi sul fronte dei diritti civili senza delegare tutto alle responsabilità nazionali.
Partendo dai due principi cardine della Convenzione europea dei diritti umani, il diritto alla libertà di espressione e il diritto alla libertà di assemblea, si è visto come l’affermazione delle istanze e dei bisogni della comunità omosessuale nel territorio sia più facile laddove si verifica una forte azione di mediazione e di sostegno da parte degli enti locali. Tutti concordavano su una cosa: tanto più si tutelano le minoranze e i vari gruppi sociali, tanto più si garantisce la tutela verso tutti i cittadini.
Nelle varie regioni d’Europa si riscontrano però dei buoni risultati per la riduzione dei casi di discriminazione e di omofobia solo se gli enti locali intervengono attivamente nel promuovere iniziative culturali e di sostegno verso le persone in difficoltà, contro il bullismo nelle scuole (di cui sono vittima molte volte i ragazzi gay e le ragazze lesbiche con frequenti casi di suicidio) fino alla realizzazione di corsi contro le discriminazioni per tutto il personale che lavora negli enti pubblici.
Purtroppo il pregiudizio nei confronti delle persone gay lesbiche e transessuali è ancora molto forte. Anche perché il pregiudizio è il prodotto di secoli di discriminazione, qualche volta latente e pronto comunque ad emergere non appena si abbassino le difese della convivenza civile.
A conclusione dei lavori il Congresso dei poteri locali e regionali ha approvato una risoluzione per favorire la piena dignità e integrazione dei cittadini omosessuali e transessuali che arriverà a tutti i Comuni d’Europa. E’ un grande atto di civiltà che per la prima volta non coinvolge solamente gli stati membri, ma chiede una piena responsabilità anche a tutte le istituzioni locali europee. Un risultato a cui Padova ha dato un grande contributo.
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