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| A sentirli parlare di famiglia e valori, i nostri ulivisti sembrano i neoevangelici |
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| DI AURELIO MANCUSO |
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| Sabato 24 Marzo 2007 |
| di Il Riformista |
| in Focus |
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FAMILY DAY. LE PAROLE DI SERAFINI E BASSOLI DI AURELIO MANCUSO
A sentirli parlare di famiglia e valori, i nostri ulivisti sembrano i neoevangelici
Davvero questo Ulivo non ci risparmia proprio nulla. Pensavamo che dopo la manifestazione del 10 marzo si sarebbero tacitate quelle voci, tra cui i teodem, che continuano a contrastare quella timida e pasticciata proposta di legge che va sotto il nome di Dico. Invece le indiscrezioni sulla riunione dei responsabili welfare e d'alcuni rappresentanti dei gruppi parlamentari del nascente Partito democratico, ci sollecitano nuove riflessioni. Anna Serafini in prima linea ha perorato la causa di un'adesione al Pride cattolico del 12 maggio in piazza San Giovanni. Un'adesione sulla base di un'affermazione contenuta nel manifesto delle sigle promotrici «il sostegno alla famiglia così come viene definita dalla Costituzione, e la non equiparazione con altre forme di convivenza o relazione affettiva». Sembra di ascoltare i gruppi neo evangelici americani, quelli, per intenderci, che hanno contribuito alla vittoria di Bush. Cosa dire oltre a ciò? Come esprimere un disperante disgusto per un ceto politico così lontano dalla sua mission? Tenteremo di evidenziare alcune questioni. La prima è questa. Se parlare di famiglia equivale a utilizzare le categorie proprie della destra italiana (non quella europea, che ha altre opinioni) la colpa è della sinistra. Per usare altri termini: agli studiosi di scienze sociali non è mai venuto in mente di pensare che ci sia un unico tipo di famiglia, fondata sul matrimonio.
Siamo inoltre spinti a ricordare alla senatrice Serafini e alla sua amica Fiorenza Bassoli responsabile del welfare per i Ds (una novella Buttiglione in casa Ds) che da un punto di vista sociologico e culturale di tipologie di famiglie ne esistono molte, e non da oggi, ma da secoli. Che la famiglia è un valore, se la intendiamo come un'organizzazione umana basata sui legami affettivi, sensuali e sessuali forti, in cui si riconoscano diritti e doveri. È troppo per queste eminenti atee devote di sinistra? Beh, le invitiamo a leggersi testi internazionali e ricerche universitarie, invece di fermarsi ai provinciali ed estremisti documenti vaticani o alle furbette sollecitazioni dei loro prossimi amici di partito, tra cui Bobba e Carra. L'idea che l'Ulivo, ovvero la lunga e travagliata gestazione del prossimo Partito democratico, aderisca al Family Day evidenzia, quindi, due aspetti: che si intende nei fatti seppellire qualsiasi concreta disponibilità parlamentare a discutere e approvare qualsiasi tipo di provvedimento sulle coppie di fatto; il secondo che nel Dna di questo nuovo soggetto si fa spazio la convinzione ideale che l'unica famiglia degna di considerazione è quella nata dal matrimonio. Di più. Che solo con il contratto matrimoniale eterosessuale si può godere dello status sociale di nucleo accedente a tutti i diritti e tutele previsti dalla normativa. Dal punto di vista della cultura politica europea, un mostro medioevale. Non ci attendiamo che qualcuno replichi a queste nostre secche controdeduzioni, il nostro compito è solamente di registrare che il ceto politico della sinistra riformista (?) italiana sta per compiere una giravolta storica tale da renderla contigua non ai conservatori europei, ma alle frange estremiste della destra reazionaria.
Siamo noi, permalosi gay e lesbiche italiane a gridare nel deserto? Veramente è sufficiente ascoltare gli studiosi internazionali, invece che Ernesto Galli della Loggia, per accorgersi che, come dimostrano tutti i dati europei, la società è ben più avanti del palazzo. I motivi sono molteplici. Va forse messa in luce la profonda trasformazione che è avvenuta anche nei comportamenti eterosessuali: non soltanto una separazione sempre più diffusa tra sessualità e riproduttività (il senso stesso della sacralità del matrimonio religioso), ma anche la formazione di famiglie in cui convivono genitori biologici e genitori naturali. È quindi, ormai accettato dall'opinione pubblica che si possano avere figli anche senza avere un coito. L'importanza della consanguineità diminuisce, mentre aumenta l'importanza di tipi di parentela che si basano su altri legami. Questi fattori comportamentali erano già presenti nelle riflessioni del vecchio Pci (più laicamente e diffusamente nel vecchio Psi), perché si cercava sempre di ascoltare la complessità sociale con attenzione, senza tentare risposte etiche e liquidatorie. Invece il nuovo Pd sembra nascere su ben altre basi valoriali, dove la corporeità, la spinta emotiva, il sentimento, la costruzione autonoma dei progetti di vita, devono essere esclusi dal pantheon sociale, perché avversi ai codici ipocriti di una ristretta oligarchia, che ha paura che un vento liberatore, composto d'aria nuova e pulita, la spazzi finalmente via Questo articolo ha ricevuto 228 visite.
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