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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
Se la sinistra ha paura dell'influenza dei geni sul comportamento
Se la sinistra ha paura dell'influenza dei geni sul comportamento
DIBATTITO. A PROPOSITO DELL'ORIGINE BIOLOGICA DEGLI ORIENTAMENTI SESSUALI
Giovedì 22 Marzo 2007
di Il Riformista
in Focus

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DI MICHELE LUZZATTO

Il determinismo genetico, seppur accennato, suscita una levata di scudi contro il predominio della scienza nello studio dei caratteri umani. Ma

È evidente che qualcosa di profondo si è rotto tra parte della sinistra e il mondo della scienza, in particolare della genetica. Probabilmente va letto in questa chiave anche il dibattito sull'origine biologica degli orientamenti sessuali ospitato dal Riformista nelle ultime settimane.

La miccia la accende, incolpevole, Anna Meldolesi con un articolo ironico, tutto sommato non troppo impegnativo, sul tema dei gay e della genetica. Evidentemente però tocca un paio di nervi parecchio scoperti perché ne segue una fiumana di interventi. A più riprese sulle colonne di questo giornale e altrove si alza il tiro. Tra dotte argomentazioni neoplatoniche, psicologismi d'antan e accuse di neonazismo o giù di lì, molti dicono la loro. Ormai ci siamo abituati, lo aveva già scritto tempo fa Armando Massarenti sul Sole 24 Ore: la "reductio ad hitlerium" è un topos inevitabile. Se fai appena cenno a un pur limitatissimo determinismo genetico, o anche solo all'esistenza di materiale genetico la cui presenza correla con certi comportamenti, ecco che salta fuori qualcuno che dice che l'eugenetica nazista è cominciata così. Anche solo accennare al fatto che l'uomo sia un rappresentante del Regno animale e che può pertanto essere compreso in termini biologici fa gridare al predominio della scienza e alla sinistra che ha perso il suo vitale senso di egualitarismo.

Peccato che la genetica umana faccia esattamente questo tutto il giorno. Allora che dobbiamo fare? Mettiamo fuori legge i laboratori di genetica?

I genetisti analizzano una caratteristica, cercano di isolare e neutralizzare meglio che possono gli effetti ambientali e focalizzano la loro attenzione sugli agenti interni, che certi signori in camice bianco per comodità chiamano "geni". Raramente si trova "un" gene responsabile, e ancor più raramente si riesce addirittura ad isolarlo, comprenderne il raffinato comportamento molecolare, l'azione biochimica e infine il risultato macroscopico, e questo per molte ragioni. La prima e più banale è che in sostanza i geni non sono quella catena di montaggio di caratteri che ci viene descritta da certa cattiva divulgazione. Il DNA si sta caratterizzando come una cosa sempre più fluida, dai confini incerti, immersa in un apparato cellulare che "fa" un sacco di altre cose, con altri tipi di molecole, dall'RNA alle proteine. Ma questo non dovrebbe trarre in inganno: la genetica non è certo morta, è solo progredita e si è fatta ancora più affascinante. Oggi si usa una buona dose di statistica, si isolano i fattori interni e si cercano correlazioni. Quando si trovano, si restringe il campo di indagine: può durare anni di duro lavoro di laboratorio, e se va bene si riesce in effetti ad identificare uno dei fattori (non "il" fattore) che probabilmente concorre alla manifestazione di un certo fenomeno. Qualsiasi fenomeno: la predisposizione al tumore alla prostata, il colore violetto di un petalo o la probabilità di sviluppare un comportamento che in piena sincerità, guardando dentro se stessi, si decide con una spesso sofferta operazione di coming out di definire "gay". Si badi che ho usato termini prudenti ("probabilmente", non "sicuramente"; "concorre alla manifestazione", non "causa") non per timore, ma perché la ricerca scientifica fa così: non dichiara come le cose stanno nella realtà, ma suggerisce cosa la ricerca reputa più probabile dato lo stato attuale delle conoscenze. E, per ora, il metodo funziona benone.

Una volta messo in chiaro questo, resta da capire perché una parte della sinistra preferirebbe che i geni non avessero alcuna influenza sugli orientamenti sessuali e sui comportamenti umani in genere. Tra tutti gli interventi del dibattito in corso ne scelgo uno, pubblicato il 16 marzo tra le lettere alla redazione, proprio per la sua chiarezza. Lo firma Isabella Faraoni, che risponde alla risposta alla risposta alla risposta alla Meldolesi (almeno credo, ma potrei aver perso il conto). Il bersaglio è la ricerca di ogni base genetica a qualsivoglia comportamento umano, bollata come «impostazione deterministica». Cito per esteso: «Personalmente anch'io sono "di sinistra" e mi piace condividere l'impostazione di una nascita uguale per tutti gli esseri umani, le differenze saranno nella capacità di immaginare e nel pensiero. Realtà psichica che ha origine da una realtà biologica che si trasforma senza essere più riducibile a elementi materiali». Se ho ben capito, la prima parte della frase sostiene che se io non penso che l'intera umanità sia costituita da una sorta di immenso clone di sei miliardi di gemelli monozigoti allora sono di destra. Quanto alla seconda parte, tenderei a pensare che sia il frutto di un taglio redazionale. Tuttavia, credo significhi che la cultura ha sì una base materiale, ma poi acquista chissà come un'anima e si mette a vagare, eterea, dalle parti del Vaticano. Però è di sinistra.





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