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| Libertà e giustizia. La famiglia non è in pericolo |
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| "In uno Stato laico nessuna Chiesa ha invece il diritto di imporre leggi" |
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| Venerdì 16 Marzo 2007 |
| di La Provincia Pavese |
| in Focus |
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Nelle settimane scorse il problema della regolarizzazione delle unioni civili, portato alla ribalta dal disegno di legge del governo Prodi sui cosiddetti Dico, è stato mediaticamente sommerso dalla questione più saliente della sopravvivenza stessa del governo. Nel contempo, ogni discussione sui Dico si è incentrata sull’aspetto politico del tema, ed in particolare sulla compattezza parlamentare dell’Unione, di fronte ai «niet» dottrinali da parte del Papa e dei Vescovi.
Naturalmente nessuno si sogna di togliere al Papa e ai Vescovi il diritto di parlare, nè quello di esigere da chi si professa cattolico una condotta conforme agli insegnamenti della Chiesa.
In uno Stato laico nessuna Chiesa ha invece il diritto di imporre leggi - o di imporre che una legge non si faccia - per vincolare e obbligare i non credenti. L’articolo 7 del Concordato prevede esattamente che Stato e Chiesa sono sovrani e indipendenti, ognuno nel proprio ordine: l’ordine temporale separato da quello spirituale.
Già Aldo Moro invitò a «difendere i principi e i valori cristiani al di fuori delle istituzioni e delle leggi e cioè nel vivo, aperto e disponibile tessuto della nostra vita sociale». La Chiesa si dovrebbe dunque battere nella società, non in parlamento o nelle urne, se vuole far sì che i giovani preferiscano il matrimonio religioso ad altre forme di convivenza.
A prescindere dagli aspetti politici, vogliamo spendere qui qualche parola sulla sostanza della questione delle unioni civili, e in particolare su una delle «argomentazioni» più ripetute da chi è contrario, ovvero quella secondo cui i Dico contribuiscono allo smantellamento del matrimonio e della famiglia tradizionali.
Riteniamo che questa «argomentazione», questo slogan, non sia corretta. Questo slogan sembra suggerire che i diritti e l’ambito di applicazione del matrimonio tradizionale vengano compressi a vantaggio della nuova forma di convivenza. È del tutto evidente come gli istituti del matrimonio civile e religioso non siano minimamente intaccati dalla disciplina dei Dico. Chi si sposasse dopo l’eventuale introduzione dei Dico, lo farebbe secondo le stesse condizioni che vigono attualmente.
Si potrebbe allora pensare che l’effetto «smantellante» dei Dico sui matrimoni tradizionali passi attraverso le scelte degli individui stessi, alcuni dei quali potrebbero decidere di non sposarsi ma di convivere secondo la nuova normativa, nel caso che questa venga introdotta. Se ciò accadesse, è vero che i Dico contribuirebbero alla diminuzione dei matrimoni tradizionali, ma si tratta per l’appunto di persone che scelgono una forma giuridica diversa per la loro convivenza, rivelando così le loro preferenze.
Da questo punto di vista, sostenere che i Dico smantellino il matrimonio tradizionale, equivale a dire che l’introduzione del contratto di leasing abbia distrutto il contratto di vendita.
Che problema c’è se alcuni individui preferiscono una nuova forma contrattuale per regolare i loro rapporti affettivi?
La tipica obiezione a questo ragionamento di carattere liberale è che gli individui non sono i migliori giudici delle proprie scelte, e che dare loro una possibilità in più possa produrre più danni che benefici. Ma non si tratta qui di permettere ciò che prima era proibito in quanto dannoso. Già oggi chi non vuole o non può sposarsi, resta single o convive, nel pieno della sua libertà. E i dati demografici Istat mostrano la popolarità crescente della scelta di convivere senza sposarsi. I Dico offrono una nuova tutela ai diritti reciproci di chi convive stabilmente ma non vuole o non può sposarsi.
Inoltre, la posizione di chi si oppone ai Dico risulta ancora più difficile da comprendere alla luce delle legislazioni oggi vigenti in buona parte d’Europa.
Il disegno di legge sui Dico avvicina la legislazione italiana a quella già in essere in quasi tutti i Paesi europei, dove con differenti modulazioni è comunque prevista una regolamentazioni giuridica delle unioni di fatto.
Questo disegno di legge testimonia la concreta possibilità del dialogo tra laici cattolici e laici non credenti con risultati concreti sulle questioni «etiche».
Testimonia la possibilità stessa della Politica, che è paziente mediazione tra posizioni differenti per individuare comuni regole di convivenza reciproca.
Libertà e Giustizia Circolo della provincia di Pavia
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