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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
Non si vuole ascoltare il trillo di piazza Farnese
Non si vuole ascoltare il trillo di piazza Farnese
di Alessandro Zan
Martedì 13 Marzo 2007
di Il Riformista
in Focus

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Caro direttore, la sveglia di piazza Farnese continua a suonare. Un trillo evidentemente fastidioso per chi non sente ragione. Un trillo forte, fortissimo, che ha costretto persino il presidente del Consiglio a tapparsi le orecchie. Non si vuole ascoltare quel trillo, si cerca di spegnere quella sveglia scomoda, magari lanciandola contro il muro, perché non dia più fastidio. E così dopo la grande manifestazione di sabato scorso si parla delle perplessità di Prodi sulla presenza dei ministri e della permalosità di Mastella che ultimamente sembra essere poco incline al confronto e al dialogo.

Sembra che delle istanze portate dalle cinquantamila e più persone presenti in piazza Farnese si sia persa traccia. È brutto dirlo, ma è segno di una profonda crisi: della politica nel suo complesso. Ormai alle domande non si danno più risposte. Piuttosto si preferisce eluderle. Eppure la forza e la bravura di un governo e di un primo ministro stanno nella sua capacità di ascoltare e non di distogliere lo sguardo.

Allora: driiin! Ecco che forse adesso lo sentiamo questo fastidioso trillo che riecheggia. Sentiamo che l'iniziativa di piazza Farnese non è stata un'esibizione, una "caciara anticlericale" o un semplice raduno: è stato piuttosto il tentativo di un dialogo tra il paese reale e le istituzioni, il governo e il Parlamento. Quando c'è una manifestazione di piazza solitamente la si guarda con diffidenza, sospetto. Qualcuno è sempre disposto a dichiarare che la piazza non è il luogo del dialogo, del confronto ma solo il ricettacolo di animosità, di radicalismo e di rancore. Così non è stato. Sul palco non sono prevalsi i comizi frontali, non vi sono stati discorsi retorici, non abbiamo dato il microfono solo alla politica; volevamo che il microfono fosse principalmente delle persone che oggi chiedono diritti, delle convivenze senza tutele, degli amori e degli affetti non riconosciuti. Volevamo che la piazza e la tanta gente che è rimasta a casa fosse rappresentata. Le coppie presenti sul palco hanno fatto domande e osservazioni a ministri e sottosegretari. È la vita reale che si è fatta politica, l'esperienza che si fa manifesto. Noi che chiediamo una buona legge sulle unioni civili (e sottolineo una buona legge) portiamo le nostre storie, le nostre vite, persino i nostri corpi come megafoni della necessità di questo provvedimento. Sono queste le vere sveglie che hanno suonato sabato in piazza Farnese. A Barbara Pollastrini, Alfonso Pecoraro Scanio, Paolo Ferrero, Luigi Manconi e Maria Chiara Acciarini abbiamo affidato il compito di portare il nostro trillo nelle stanze di palazzo Chigi. Ai capigruppo di Camera e Senato il compito di allargare il consenso affinché il Parlamento approvi una legge utile ai tanti cittadini che oggi continuano ad essere discriminati. Portare le storie e le esigenze dei cittadini nei posti dove si fanno le leggi e si governa il paese è il compito di qualsiasi persona che rappresenta le istituzioni: la loro presenza sul palco di "Diritti Ora" è un bene per la politica italiana. L'esempio di come si può costruire con il confronto. Un grande apporto alla laicità dello Stato, che si valorizza con il dibattito all'interno delle istituzioni e non con il continuo riferimento alle confessioni religiose.

Un uomo intelligente come Romano Prodi conosce tutto questo. E le sue dichiarazioni dopo la manifestazione sono infatti quelle di un leader politico che prova a "tirare a campare" piuttosto che a governare il paese partendo dai bisogni reali. «Possumus»: titolava sabato la tribuna da cui scrivo. Aspettiamo fiduciosi. È il caso però di non spegnere la sveglia.



Alessandro Zan



Coordinatore nazionale manifestazione "Diritti Ora"

Alessandro Zan

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