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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
Arcigay, la svolta:
Arcigay, la svolta: "È finito il tempo della delega alla sinistra"
Il 10 marzo si apre una stagione nuova
Giovedì 08 Marzo 2007
di Il Riformista
in Focus

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La Senatrice Binetti a Tetris il 3 Marzo 2007: "Gli omosessuali sono deviati"
Procede senza sosta la preparazione della manifestazione di sabato 10 marzo a Piazza Farnese, organizzata dal movimento lgbt italiano e che vede l'adesione di un amplissimo ventaglio di associazioni, sindacati, partiti, personalità, testate giornalistiche tra cui il Riformista. Sarà per il logo e lo slogan scelti, «Sveglia, è l'ora dei diritti!», o anche per la contingente fase politica, che i partiti sembrano un po' timorosi nel partecipare a un evento pacifico, colorato, certamente determinato a chiedere quella parità dei diritti, così difficile e allo stesso tempo necessaria. La politica, quindi, guarda con sospetto, a mala voglia partecipa, cercando possibili scappatoie («Sono fuori Roma», «Avevo già degli impegni precedenti»), scusanti poggianti sull'argilla pericolosa dell'ipocrisia. Per tante altre manifestazioni e appuntamenti abbiamo visto stravolgere le fitte agende dei leader dei partiti e dei ministri. Ma per i diritti civili ci vuole un profilo basso, un sussurro di solidarietà, che non sia impegnativo.

In piazza alla fine ci saranno in tante e in tanti, esponenti di tutti i partiti della sinistra, qualche esponente del centrodestra, ma l'approccio sarà guardingo perché troppe promesse sono state disattese, troppi anni spesi a condire i propri programmi con frasi reboanti che poi si sono infrante contro il muro della transitorietà e provvisorietà di alleanze fragili e incerte. In particolare l'Unione è composta da una tale varietà di ingredienti culturali e politici da essere un blob indistinto: si va dal "non possumus" di Mastella e Binetti al matrimonio gay dei Radicali, passando per i Dico targati Margherita e Ds, a pezzi che rimangono attestati sui Pacs. Insomma questa miscellanea delle buone intenzioni per ora ha prodotto un disegno di legge, che soltanto ieri è stato ripudiato dal presidente della commissione Giustizia del Senato, Cesare Salvi, che ha prodotto una polemica tutta interna ai Ds, la quale sembra più rivolta al dibattito interno congressuale che non tendente a risolvere i problemi concreti delle persone. Mentre Rutelli grida ai quattro venti che il tema non è centrale, i mass media ogni giorno lo smentiscono riportando pagine intere di notizie e storie legate alle convivenze. È da questa schizofrenia che vogliamo marcare una enorme distanza.

Ci rendiamo certo conto che il rischio del ritorno a breve di un governo di centrodestra composto da settori razzisti e omofobi non può farci felici, ma questo pietoso richiamo alla responsabilità per quanto tempo potrà funzionare? Dal famoso strappo del 9 febbraio 2006, quando l'Unione licenziò le sette frasi del programma dedicate alle unioni civili, molte cose sono cambiate. Avvertiamo dentro la comunità lgbt una sfiducia consapevole e ragionata sull'attuale ceto politico del centrosinistra, vecchio, ossificato nella difesa di un tempo che è già passato, che impedisce al nostro Paese una vera liberazione delle idee e delle organizzazioni sociali già esistenti, ma compresse e dileggiate.

Tanti esponenti della sinistra, soprattutto quella cosiddetta riformista, vagheggiano di famiglia, di figli, di aiuti per i giovani che vogliono sposarsi, in chiave ottocentesca, misurandosi con convinzioni che non hanno attinenza con la realtà concreta del vissuto quotidiano delle coppie, siano esse eterosessuali o omosessuali. Andreotti in questo senso rappresenta il paradigma di una classe dirigente ossessionata da un possibile vento rinnovatore che deve essere contenuto e sviato. Ma l'inganno non funziona, ed è per questo che soprattutto la sinistra si deve porre il quesito se oggi sia davvero un'area cui ci si possa riferire per ottenere diritti civili e libertà. I gay e lesbiche di questo Paese sanno bene che senza un cambiamento vero sarà quasi impossibile ottenere quel diritto alla cittadinanza riconosciuto nell'80% del vecchio continente, in vaste aree dell'Occidente e persino in alcune realtà africane e latino americane. Questi ceti politici della sinistra italiana devono sapere che il tempo della delega è definitivamente concluso e, questa manifestazione del 10 marzo vi metterà il sigillo.

Allo stesso tempo si apre una fase nuova, che intravede nella costruzione di una grande movimento trasversale ampio e in relazione con altri soggetti sociali, il vero terreno del confronto tra la politica e il movimento lgbt. Si tratta in pratica di ripartire da noi stessi con fiducia e fermezza, percorrendo strade nuove, tra cui un maggiore impegno per una più diffusa visibilità personale e collettiva, che faccia emergere un popolo che vive ancora troppo nell'ombra e nella paura. Ottenere, come intendiamo rivendicare con forza, la parità dei diritti, quindi le stesse prerogative coniugali degli eterosessuali, significa aprire una stagione di grande dialogo con la società italiana, al fine di far maturare, come è successo per i Pacs, una condivisione vera, scevra dagli inutili e chiassosi dibattiti televisivi e dichiarazioni stampa. La politica ricerchi, com'è il suo compito, sintesi e mediazioni, che siano convincenti e non solo evocate, noi svolgeremo la nostra azione, che nei fatti vuole dare la parola a generazioni cui stata negato il diritto ad esistere.





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