Il Tg di La7 annuncia, il 4 marzo 2007 alle 20, la manifestazione del movimento gay
Benvenuti nel Campionato Nazionale dell'Omofobia. No, non ci troviamo ad un raduno di forze neonaziste o sulla curva di uno stadio. È la politica italiana, bellezza, è il nostro Parlamento ad essersi ridotto ad un ricettacolo di battutacce di pessimo gusto e di dichiarazioni discriminatorie. Il tutto, ovviamente, sulla pelle di quelle cittadine e cittadini italiani, gli omosessuali, che in queste settimane guardano alla discussione politica del nostro Paese con crescente sconcerto. Perché è di loro che si sta parlando, delle loro vite, dei loro affetti, della loro dignità, e non di questioni astratte. Ha iniziato il leader della sedicente Casa delle Libertà, Silvio Berlusconi, che qualche settimana fa ha pubblicamente esclamato di fronte ai suoi elettori che «I gay stanno tutti dall’altra parte», cioè la nostra, quella dell’Unione.
Forse a suo modo di vedere, voleva essere una battuta di scherno sugli elettori di centrosinistra, ma noi preferiamo interpretarlo come un buon auspicio per il (nostro) futuro. Ha proseguito Lady Mastella dichiarando che certo, i gay sono i benvenuti alla sua tavola, ce ne sono pure tra i suoi amici, compreso il suo parrucchiere, ma che di diritti da concedere loro, no, neanche a parlarne. Ma il culmine lo abbiamo toccato all’indomani delle dimissioni del premier, quando la senatrice dell’Ulivo Paola Binetti ha ringraziato il buon Dio per aver mandato la crisi giusto in tempo per affossare i Dico, e, dopo la replica di Prodi, il senatore Bobba ha esultato dichiarando che ora bisognava cancellare tutto e tornare al punto di partenza. Come se avessimo scherzato, come se la discussione di settimane e il prezioso lavoro delle ministre Bindi e Pollastrini non fosse mai esistito. D'altra parte - e lo ricordiamo a tutti quelli che si affannano a spiegarci che sarebbe stato meglio lasciare il tema nelle mani del Parlamento senza produrre un testo governativo - si tratta degli stessi senatori che alla vigilia del voto al Senato sulla Finanziaria scrissero una lettera alla loro capogruppo Anna Finocchiaro per minacciare di non votare la Finanziaria se fosse rimasto l’emendamento sui diritti dei conviventi nelle successioni, lettera che portò alla cancellazione di tale emendamento e alla contestuale presentazione di una mozione che impegnava il governo a elaborare un testo condiviso sulle unioni civili.
Riteniamo che le dichiarazioni di questi ultimi giorni stanno andando oltre e certo non ce la possiamo cavare col «benaltrismo» di certi nostri dirigenti che, non paghi dell’assenza dei Dico nel dodecalogo con cui Prodi ha riottenuto la fiducia dal Parlamento, non si rassegnano al fatto che il tredicesimo punto di quel dodecalogo, quello non scritto, è ormai diventata una questione ineludibile. E che quindi, anziché fare come gli struzzi, che nascondono la testa sotto la sabbia, bisogna saper mettere in campo una grande risposta culturale, consapevoli che in gioco è ben più che la concessione di qualche diritto a una minoranza, ma è l'idea stessa dell'Italia che vogliamo costruire.
Ecco quindi che nei giorni scorsi il senatore Andreotti (come direbbe Battisti "Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?") ha dato il meglio del peggio di sé, ricordandoci come sua madre l'avesse sempre messo in guardia da piccolo dall'andare al cinema da solo per non incorrere nelle molestie degli omosessuali. Proprio lui che negli ultimi decenni ha allietato la politica italiana con altre ben più pericolose frequentazioni e compagnie! E per tutta risposta la solita senatrice Binetti, in evidente competizione con Andreotti per la vittoria del suddetto campionato, ha affermato in tv che gli omosessuali sono dei deviati, che non sono persone normali. Di nuovo le equazione omosessuale uguale pedofilo molestatore, omosessuale uguale malato da curare.
Cara Binetti, caro Andreotti, cari tutti, non vi chiediamo il silenzio, è inutile e poi siamo persone estremamente democratiche. Ma sapendo che è inutile convincervi e presi da sfinimento, a questo punto vi prendiamo sul serio e vi chiediamo di aiutarci a "guarire". E allora ci piacerebbe sapere, però, qual è la branca della medicina a cui possiamo rivolgerci (psichiatria? malattie infettive?). Soprattutto a lei, senatrice Binetti, che è un medico, chiediamo: qual è la medicina? Perché sa, le multinazionali dei farmaci sono molto interessate al mercato, ma hanno bisogno di risposte precise. E comunque sappiate che se siamo veramente malati, allora, i Dico non servono più a niente e quindi tenetevi pure le vostre pensioni di reversibilità. Ma in cambio dateci almeno la pensione di invalidità.
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