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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
La scomparsa dei Dico dai 12 punti
La scomparsa dei Dico dai 12 punti
di Carlo Guarino Consigliere nazionale Arcigay
Martedì 27 Febbraio 2007
di Il Riformista
in Focus

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CRISI. ORA TUTTO È DIVENTATO PIÙ DIFFICILE  DI CARLO GUARINO

L'insistenza con cui il segretario dei Ds Piero Fassino e il ministro Rosy Bindi rassicurano che i Dico si faranno e che hanno già cominciato il loro - lunghissimo - iter che forse li condurrà alla firma definitiva del presidente Napolitano, non basta a fugare i sospetti di chi non ne ha trovato traccia tra i dodici comandamenti dell'Unione. Nemmeno la prospettiva che Prodi si assuma personalmente il compito di risolvere le controversie tra i partiti, ci fa immaginare che la senatrice Binetti, il senatore Bobba, il senatore a vita Emilio Colombo o i mastelliani schiaccino il pulsante verde se e quando in Parlamento si voterà il disegno di legge governativo.

La comunità lesbica e gay si divide su come e cosa fare, accanto ai pragmatici del «ho 67 anni e mica posso aspettarne altri nove per dare la pensione al mio compagno», ci sono le frange più ideologiche: a destra ci sono quelli del «portiamo a casa i Dico al più presto e non fa niente se devo mandare una raccomandata al mio convivente», a sinistra i Turigliatto del «nemmeno morto questa legge», e al centro, alla ricerca di una sintesi unitaria, i riformisti che dicono sì e intanto guardano con invidia alla Spagna di Zapatero.

Sono in pochi a pensare che l'allargamento della maggioranza parlamentare al Senato, grazie al voto dell'ex (seppur fugace) vicepremier del governo Berlusconi Marco Follini, possa produrre un'accelerazione del dibattito sulle unioni civili anche se si spera che il voto del senatore verde Gianpaolo Silvestri, che è stato tra i fondatori di Arcigay nel 1985, abbia comunque, un peso. Non a caso, fin da quando il Pacs non è stato inserito dall'Unione nel suo programma di governo, ci si è confrontati in un modo diverso con la proposta di legge Grillini. Inutile frutto di mediazioni partitiche? Formula innovativa? Battaglia di retroguardia?

La risposta è stata l'adozione di una piattaforma per i "pari diritti" che comprende tutte le richieste fatte dal movimento gay negli ultimi trenta anni: da una legge contro la discriminazione omofoba alla proposta di accesso al matrimonio civile anche per le coppie dello stesso sesso, passando per il riconoscimento delle coppie di fatto.

L'apertura al matrimonio gay, che sembrava essere il grande tabù della comunità lesbica e gay impaurita dall'inevitabile cortocircuito mediatico provocato dall'equazione matrimonio uguale figli, sarà tra i temi caldi del prossimo congresso nazionale di Arcigay che si aprirà l'undici maggio a Milano.

Aurelio Mancuso, il segretario nazionale di Arcigay che a dicembre ha restituito la tessera dei Ds dopo le dichiarazioni di Piero Fassino sulle adozioni ai gay, vuole aprire un confronto serrato con i partiti e con la società. Intanto il 10 marzo, in piazza Farnese a Roma si terrà la manifestazione nazionale Diritti Ora che ha lo scopo di dare una spinta decisiva ai Dico, la speranza di migliorarli, la prospettiva di fare di più. Chissà.

Mai come in questi giorni torno a pensare a quando, l'anno scorso, ho incontrato i responsabili del festival di cultura lgbt (lesbica gay bisessuale transgender) di Madrid, in viaggio di nozze in Italia: quando uno dei due ha indicato l'altro come suo marito, anch'io - in prima linea striscione alla mano a tutti i Gay Pride degli ultimi anni - ammetto di non aver capito esattamente che cosa volesse dire. Ma, allo stesso tempo, sento di sostenere che i Dico, il frutto più alto della mediazione del ticket Bindi-Pollastrini, sono poco, pochissimo, per chi, come me, a poco più di vent'anni, può certamente avere una aspettativa di vita tale da sperare di raggiungere tutte le tappe di quello che sembra un gioco dell'oca dei diritti, ma confida comunque di vivere le sue relazioni e programmare il suo futuro come tutti gli altri.

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