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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
Il male italiano è un tasso troppo alto di ‘bigottismo’
Il male italiano è un tasso troppo alto di ‘bigottismo’
"I leader politici e religiosi preferiscono costruire le loro campagne sui pregiudizi razziali, religiosi, sessuali piuttosto che su visioni moderne della società"
Martedì 27 Febbraio 2007
di la Repubblica
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di GIUSEPPE TURANI

A proposito del recente dibattito italiano su Pacs e Dico riceviamo un lungo contributo della nostra amica Irene Tinagli, che lavora alla Carnegie Mellon University Pittsburgh, nel quale si spiega perché tante cose in Italia non vanno come dovrebbero.

Ne riporto qui poche righe della parte centrale, ma abbastanza agghiaccianti: "Cavalcare paure è più facile che affrontare dibattiti critici e aiuta a tenere buone le masse, perché asseconda le loro fobie.

E' per questo che tante volte i leader politici e religiosi preferiscono costruire le loro campagne sui pregiudizi razziali, religiosi, sessuali piuttosto che su visioni moderne della società e informazioni corrette ed adeguate. Certamente questi fenomeni non si verificano solo in Italia, ma la situazione nel nostro paese appare forse più complessa e preoccupante che in altri paesi occidentali, come dimostra un recente studio in cui vengono elaborate delle misure di "Bigottismo" per una ventina di paesi occidentali. I risultati sono fin troppo chiari: l'Italia e' il paese con il più alto indice di Bigottismo (Bigotry Gap Ratio), seguita a ruota da Grecia e Irlanda del Nord. L'Indice, elaborato dai ricercatori Vani Borooahe (Universita' dell'Ulster) e da John Mangan (University of Queensland), è costruito sui dati raccolti dal Human Believes and Values Survey, un sondaggio condotto a livello internazionale, e si basa su domande che rilevano la disponibilità dei cittadini ad accettare come vicini di casa diverse categorie di persone: islamici, lavoratori immigrati, ebrei, omosessuali, o semplicemente persone di razza diversa". E l'essere bigotti non è che non costi nulla: impedisce infatti alla società di attirare nuovi talenti e di aprirsi alle nuove culture. E' un modo, insomma, per restare fermi invece di progredire.

Dove cena il potentissimo direttore di Vogue America, Anna Wintour, quando arriva a Milano per le sfilate? Da Peppino il ristorante di Via Durini guidato dal maitre Armando Sebastiani, ex St. Andrews. E chi incontra lì? Gli habitués, pezzi da novanta, come Umberto Veronesi, Guido Rossi, Domenico Siniscalco, Claudia Mori, Celentano, Teocoli e via discorrendo. Cosa mangia? Avocado e cotoletta alla milanese con acqua ferma.

Se è vero che la classe non è acqua, è vero anche il contrario. A Palazzo Reale a Milano, Sala delle Otto Colonne, i blasonati Chief di Saks Fifth Avenue, i dirigenti del Wall Street Journal e Mario Boselli, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, festeggiano e ricevono gli amici dalle 19.30 in poi. Si vedono Santo Versace, Carla Sozzani, Brunello Cucinelli, Luca Roda, e altri titolati. Le più affascinanti della serata sono Alberta Marzotto e l'attrice Rossella Gardini, la più intrigante, la cronista del Fashion Magazine Elisabetta Campana forte somiglianza con Luisa Corna con tanto di taccuino in mano a raccogliere notizie a destra e a manca e la più corteggiata è Flora Visocchi, pierre della designer Ilaria Nuti. Conversa fluenty in inglese oxfordiano con gli Executive di Saks. Coup de théatre alle 21.10. Le bollicine di Franciacorta sono finite, non erano un granché, come pure il catering, i numerosi invitati del circo moda accettano di buon grado l'acqua... e se ne vanno...

Come sempre, quando arrivano le settimane della moda, Milano si riempie di bellissime ragazze. Soprattutto in centro è uno spettacolo. Moltissime le feste e la guerra per avere gli inviti. Quest'anno, a detta un po' di tutti, la quota più elevata di belle ragazze per metro quadro c'è stata alla festa di Hugo Boss. Prendere nota per l'anno prossimo.

Hanno fatto "l'en plein" i ristoranti modaioli milanesi in occasione delle sofisticate sfilate dove spesso in alcuni si mangia bene, in altri così così e il cui servizio a volte lascia proprio a desiderare. Sono sempre gli stessi: Acanto, Bolognese, Carlo CraccoPeck, Girarrosto, Risacca 6, Peppino, Bice, Exedra, Paper Moon, Briciola, il valdostano Clochard e fuori porta, la trattoria dei Cacciatori a Peschiera Borromeo. Gli addetti ai lavori le top mangiano pochissimo non scelgono il ristorante per i suoi piatti bensì per vedere chi c'è e chi non c'è. Quest'anno, comunque, la curiosità deve essere salita di tono perché in questi ristoranti c'era un sacco di gente. E i clienti abituali hanno dovuto faticare non poco per trovare un tavolo.

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