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| PER USCIRE DALLA CRISI IL GOVERNO COL CILICIO |
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| La Binetti lo indossa per scelta religiosa. Ora è pure il simbolo dei sacrifici per salvare il governo |
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| Lunedì 26 Febbraio 2007 |
| di la Repubblica |
| in Focus |
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di FILIPPO CECCARELLI
Il tema è delicato, quaresimale, penitenziale. Il cilicio è un mezzo e un abito di dolore: una stoffa ruvida, una cintura molto stretta, un laccio con delle punte. Tante cose diverse per un unico scopo. Ce ne sono di vario tipo, sul motore di ricerca "Google Immagini" ne è rappresentato un vasto e fantasioso campionario. Ma il cilicio esiste da millenni. Una delle statue della Fontana dei fiumi del Bernini, a piazza Navona, indossa ad esempio un visibile cilicio sulla coscia.
L´antica storia del cilicio l´ha visto addosso a santi, papi, asceti, profeti. Ma lo portano anche persone "normali", per quanto l´aggettivo suoni povero. E´ una scelta, una ricerca, una disciplina, una preghiera insieme alta e bassa, spirituale e corporale. Se ne può pensare tutto il male possibile, ma chi lo usa ci crede. E va rispettato.
Il fatto è che il cilicio accende anche la fantasia, tanto che Dan Brown lo ha applicato a uno dei più sinistri personaggi del Codice da Vinci, il gigantesco albino Silas, una specie di schiavo-killer dell´Opus Dei. E´ una classica soglia. Divide e attizza curiosità. Così, per dire, alla fine di gennaio i Comunisti italiani hanno presentato una interrogazione parlamentare deprecando tale pratica. Ma poi, come segnala Dagospia, di cilicio si finisce a parlare e a spettegolare tra confessioni e recriminazioni nei salotti della più frivola mondanità romana.
Sul piano agonistico la crisi di governo ha un unico vincitore, anzi un´unica autentica vincitrice: Paola Binetti, senatrice teo-dem, esponente del "Partito di Dio" (è il titolo di un volume di Marco Damilano, Einaudi), persona di fiducia del Cardinal Ruini, eletta nel campo del centrosinistra. Su Magazine di qualche mese fa è uscita una sua intervista (di Vittorio Zincone) significativamente intitolata: "Meglio il cilicio dei tacchi a spillo". Ora, lei porterà pure il cilicio, ma ha fatto 2 a 0 fuori casa.
E si sa: fra i tanti sconfitti della crisi, con gran sollievo della Binetti, c´è la legge sui Dico. E anche questa è una faccenda delicata. Le norme sulle unioni civili sono improvvisamente sparite dal dodecalogo di Prodi: niente corsia preferenziale, andranno in Parlamento. Forse non è una tragedia, forse è anche meglio, Cacciari voleva così dall´inizio, ma peccato.
Magari il Portavoce Unico dell´imminente governo qualcosina al riguardo dovrà pur dire. Seppur incerta e ambigua, quella legge riconosceva una questione e in qualche modo offriva delle soluzioni - e di questo fa fede l´impegno di una delle due autrici, Rosy Bindi, che per scriverla ha messo in gioco tutto il suo entusiasmo civile e tutte le sue tribolazioni. Ora anche lei risulta estensivamente "inciliciata".
La parola cilicio ha infatti pure un uso figurato. Così si può dire che, per mettere una pezza alla crisi, un emblematico cilicio se lo sono dovuto mettere diversi leader e ministri del centrosinistra. Ma con loro anche un pezzo d´Italia, che a quella legge aveva creduto. Gay e non solo.
La Binetti è una donna intelligente e ha una ammirevole saldezza di fede. Nella sua intervista, che ovviamente non riguardava solo l´uso di quello strumento, ha risposto con parole oneste e dignitose: "La mortificazione è un esercizio di volontà", "è un´offerta per un valore". Ha spiegato pure: "I fioretti fino a qualche anno fa li facevano tutti". Ma lei, hanno chiesto, lo porta sempre? "No. Ci sono giorni in cui il quotidiano ci dà abbastanza mortificazioni". Ci ha poi tenuto a puntualizzare: "Ma guardi che nell´Opus Dei nessuno ti costringe a fare nulla"; al che il giornalista ha soggiunto: "Ci mancherebbe altro". E lei: "Il Fondatore Escrivà diceva sempre che l´argomento più forte per fare qualche cosa è: porqué me da la gana, perché mi va".
Chi si sia un po´ dedicato alle tematiche del corpo sa che la mortificazione della carne non è mai uno scherzo. Al giorno d´oggi, le modalità più o meno consapevoli sono varie: diete, digiuni, smettere di fumare, chirurgia plastica o estetica che dir si voglia. La Binetti ha aggiunto anche la palestra ("per ore") e i tacchi a spillo: "Scomodissimi. Queste cose io non le farei nemmeno spappolata. Non capisco perché socialmente si accettino le motivazioni individualistiche di mortificazione e non quelle religiose".
Sennonché, tra l´individuo e la religione ci sarebbe anche la società, con i suoi crucci, le sue speranze. Qui s´incastona la storia delle unioni civili. Certo la senatrice Binetti mostra di avere una concezione molto forte, molto teologica, dei rapporti fra Stato e Chiesa. Così forte e teologica che in un´intervista a Flavia Amabile della Stampa ha così commentato il Mercoledì delle ceneri del governo Prodi: "Abbiamo innanzitutto ringraziato il Padreterno perché solo da lui poteva giungere una mano così inaspettata. Merito suo la fine dei Dico".
Che dire? Forse si può solo rispondere evocando il sapiente appello di Emilio Colombo nel massimo bailamme di un Consiglio nazionale della Dc: "E io vi dico: prudenza! Prudenza! Prudenza!". Se il cilicio è un´offerta, non si impone, nemmeno nella Quaresima del centrosinistra. Perché d´accordo i Sacri Principi, ma alla politica starebbe anche qualche volta di ammorbidirli. Questo articolo ha ricevuto 161 visite.
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