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| Articolo 29. Convegno. L'introduzione di Antonio Rotelli |
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| E' in corso alla Camera il convegno sulle manipolazioni alla Costituzione nel dibattito sulle unioni civili |
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| Giovedì 22 Febbraio 2007 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Focus |
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Intervento di presentazione del convegno “Famiglie nella Costituzione”.
A nome degli organizzatori del convegno ringrazio fin da subito coloro che sono intervenuti e le persone che seguiranno il convegno attraverso Radio radicale, alla quale va un ringraziamento speciale. Ringrazio tutti i relatori che questo pomeriggio ci aiuteranno ad approfondire il tema delle “famiglie nella Costituzione”. Ringrazio altresì le associazioni che hanno formalmente aderito al convegno e quelle che in forma diversa ci hanno fatto giungere il proprio sostegno, alcune delle quali sono qui presenti. Chiedo scusa se mi permetto di non citarle tutte ad una ad una, ma come è possibile leggere dal programma, abbiamo un pomeriggio davvero intenso e vorremmo lasciare dello spazio per il dibattito.
A me tocca presentare il convegno – e proverò a farlo nella maniera più concisa:
Nelle ultime settimane il dibattito intorno alle famiglie di fatto, alle unioni civili, ai PACS – tutte sigle che indicano in maniera più o meno differente lo stesso tema della regolamentazione delle convivenza famigliari ad di fuori del vincolo matrimoniale – è diventato il cuore del dibattito politico. I giornali sono pieni di articoli su questo tema, specie dopo che il governo ha presentato il proprio disegno di legge sui DICO.
Questo gran scrivere e parlare è ed è stato fatto spesso, troppo spesso, senza riflessione e approfondimenti. La politica peggiore ha preso il sopravvento, accompagnata e indotta da paure quasi millenaristiche: si è proclamato che siamo alla fine della famiglia – alla distruzione della società. Si è arrivato a contrapporre il bene al male e quelli che sono temi sociali e di diritto, sono stati condotti su un piano religioso. In questa bagarre pare che le istituzioni rappresentative vogliano abdicare alla propria funzione, alla propria autonomia e al proprio potere, rendendosi disponibili ad accettare dickat che provengono da stati stranieri.
Il dibattito pubblico, come abbiamo scritto nel titolo del nostro convegno, viene alterato, truccato, manipolato.
Anche il diritto e la giurisprudenza vengono truccati e manipolati a piacimento: poco più di due settimane fa, alla camera dei Deputati sono state presentate delle mozioni con le quali si voleva impegnare il governo ad intraprendere o a non intraprendere iniziative legislative in materia di unioni civili. In alcune di quelle mozioni troviamo casi emblematici di manipolazione: in una, per fare un esempio (Volontà n. 1-000071), si citavano in maniera selettiva e scorretta alcune sentenza della Corte costituzionale, in particolare la n. 8 del 1996 e la 166 del 1998, per affermare, come dato di fatto incontestabile posto in premessa, che la Corte avrebbe escluso in modo esplicito e inequivoco la possibilità di includere le famiglie di fatto tra le formazioni sociali riconosciute e garantite dall’art. 2 della Costituzione. Se il governo avesse voluto adottare un provvedimento con il quale la realtà delle famiglie di fatto veniva riportata nell’alveo dell’art. 2 – secondo il presentatore della mozione - avrebbe aperto un conflitto istituzionale e un vulnus alla Costituzione,. Invece se si leggono nella loro integrità proprio le sentenze citate, ci si accorge come la Corte affermi esattamente il contrario, cioè la rilevanza delle coppie di fatto tra le formazioni sociali previste dall’art. 2 della Costituzione.
Questo è un esempio di trucco, che poi è stato ripetuto tout court nel dibattito pubblico.
Il nostro convegno quest’oggi approfondirà queste problematiche giuridiche senza tralasciare alcune riflessioni politiche.
Quando parliamo dell’art. 29 della Costituzione, molteplici e distinte sono le fattispecie oggetto del dibattito e bisogna tenerle tutte presente.
Da un lato v’è la questione della possibilità nel nostro ordinamento, a Costituzione immodificata, di riconoscere l’accesso al matrimonio alle persone dello stesso sesso, coppie omosessuali.
Dall’altro c’è la questione della possibilità giuridica di creare un istituto diverso o alternativo al matrimonio – sul modello del Pacs o similare – aperto a coppie dello stesso o diverso sesso.
Infine v’è anche la questione delle coppie di fatto che intendono rimanere tali, nonostante abbiano creato un rapporto di tipo familiare stabile e duraturo. In questo caso, come la Corte costituzionale ci ha indicato, ogni intervento deve tutelare in primis la libertà delle coppie che non hanno voluto giuridicizzare il proprio rapporto, anche se ci sono questioni che chiedono una soluzione, come quella della tutela del partner debole al momento della rottura del rapporto. Questo dovremo ricordarlo in particolar modo al governo, che nel suo DDL DICO ha previsto un meccanismo automatico per il quale dall’iscrizione anagrafica derivano i benefici e i doveri che la legge vorrebbe introdurre.
La famiglia, come ci dirà tra poco il sociologo, non è un istituto giuridico. L’istituto è il matrimonio. La famiglia è un soggetto sociale che nel tempo ha assunto e assume fisionomie sempre nuove e diverse.
Qualcuno ha anche sostenuto che il matrimonio e la famiglia abbiano come finalità esclusiva ed unica quella di procreare. Se questo è certamente falso da un punto di visto giuridico, altrettanto lo è dal punto di vista sociologico e antropologico. Oggi si arriva a dire che non c’è famiglia se non ci sono figli e che la famiglia non è fatta dall’amore di due persone che stabiliscono un progetto di vita comune.
Niente di più falso: questa elaborazione della famiglia e del matrimonio, anche se sorretta qualche volta da tradizione, è puramente ideologica. Ci si ostina a non voler guardare la realtà e si ragione come se le famiglie di fatto, etero o omosessuali che siano, debbano essere inventate o create dalla legge e non solo tutelate in quanto effettivamente esistenti.
Quanto alle coppie omosessuali si è anche detto che sono sterili: a parte che anche quest’affermazione è solo frutto di ignoranza, perché molte famiglie omosessuali hanno figli e la presenza qui oggi delle famiglie Arcobaleno, associazione di famiglie omosessuali con figli, lo dimostra.
Le famiglie omosessuali, inoltre, non sono sterili per la società, anche quando non hanno figli: basti pensare, solo per fare un esempio, ai benefici che ne riceve la società e lo stato in campo sociale.
Nel dibattito di questi giorni c’è anche stato chi volendo a tutti i costi dissuadere il legislatore dall’approvare una qualsivoglia legge sulle unioni civili, si prodigava nella dimostrare del nefasto impatto sociale che riforme similari o il matrimonio aperto alle persone dello stesso sesso hanno avuto nei paesi dove sono state introdotto. Peccato che anche in quel caso i dati erano sempre e comunque alterati o falsi. È stata ripetutamente citata una ricerca-analisi sullo stato della società britannica, presentata a dicembre 2006 dal partito conservatore (David Cameron - Social Justice Policy Unit’s report Breakdown Britain. The report was the result of a year’s work examining the real social problems facing British communities, engaging with the voluntary sector and public services to establish what is working well and what is failing in the attempt to improve life chances for the most deprived.). Si è spacciato questo lavoro come un ricerca fondamentale e indipendente, e non per quello che era, ovvero il documento di una parte politica, e sulla sua base si è giunti alla conclusione che il grave stato di salute della famiglia e della società inglese, quale emergerebbe da quella ricerca, è frutto dell’introduzione della Civil Partnership: peccato però che non si sia mai detto che la Civil partnership è entrata in vigore in Inghilterra nel dicembre 2005 e che evidentemente nel giro di un solo anno non poteva provocare quello che gli si vorrebbe attribuire. Si tratta di un altro caso di manipolazione, se si considera che paesi dove esistono una pluralità di istituti giuridici che regolamentano le famiglie, lo stato sociale è avanzato e non ha problema di tenuta: si pensi alla Danimarca o alla dinamica Spagna.
La Corte d’Appello di Roma, lo scorso luglio, decidendo il caso della richiesta di trascrizione in Italia del matrimonio contratto in Olanda da cittadini italiani dello stesso sesso ha affermato – credo sia in assoluto la prima volta che una corte faccia quest’affermazione – che l’art. 29 della Costituzione “non costituisce di per sé ostacolo alla ricezione in ambito giuridico di nuove figure alle quali sia la società ad attribuire il senso ed il valore della esperienza “famiglia””, ma è giunta pur tuttavia a confermare il decreto negativo di primo grado perché – appunto – ha ritenuto non possano essere i giudici “con una forzatura in via interpretativa dell’istituto matrimoniale” a permettere l’apertura del matrimonio alle persone dello stesso sesso, ma che debba essere il legislatore. Mi chiedo come si possa affermare che l’art. 29 della Costituzione non contenga divieti al matrimonio tra persone dello stesso sesso, e ritenere allo stesso tempo che si tratterebbe di una forzatura interpretativa il suo riconoscimento per via giurisprudenziale.
Buon convegno.
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