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Edizione di Martedì 22 Maggio 2012
Ingrao. Caro Ruini, le spiego perché sta sbagliando
Ingrao. Caro Ruini, le spiego perché sta sbagliando
Con la sua crociata contro i Dico il capo della Cei mette in discussione la sovranità dello Stato. E rischia di rilanciare l'anticlericalismo. Parola di un allievo di Giuseppe Dossetti »
Martedì 20 Febbraio 2007
di Panorama.it
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di Ignazio Ingrao

I Dico sono l'ultima frontiera.

La sfida all'Ok Corral del cardinale Camillo Ruini, giunto alla fine della sua ventennale parabola ai vertici della Chiesa italiana. Un epilogo travagliato, segnato prima dallo scontro con il segretario di Stato, Angelo Sodano, poi dalle incomprensioni con il successore, Tarcisio Bertone.

L'ultimo tradimento arriva dall'amico di un tempo, Romano Prodi, aiutato dagli ex di Azione cattolica e della Fuci (Rosy Bindi, Stefano Ceccanti e altri ancora), due organismi che proprio Ruini ha voluto rivitalizzare. Ecco come si spiega la veemenza nello scontro tra il governo e la presidenza della Cei sulle unioni di fatto, che non ha precedenti nemmeno nella battaglia contro il divorzio. Questa la tesi di Alberto Melloni, ordinario di storia contemporanea all'Università di Modena-Reggio Emilia e membro di quella «officina bolognese» fondata da Giuseppe Dossetti e Giuseppe Alberigo, che ha fatto del rinnovamento impresso alla Chiesa dal Concilio Vaticano II una ragione di studio e di vita.



Il cardinale Ruini ha annunciato una nota «ufficiale, impegnativa e chiarificatrice» sulle unioni civili. Non c'è più spazio per la mediazione?

Rullano i tamburi di guerra ma gli eserciti devono ancora scendere in campo. Aspettiamo di vedere il testo della nota e attendiamo gli sviluppi del dibattito parlamentare. Certo siamo di fronte a uno scontro senza precedenti nella storia dei rapporti tra la Chiesa e lo Stato italiano.

Anche contro aborto e divorzio la Chiesa schierò tutte le sue forze.

È vero. Ma in quei casi si trattava di battaglie «contro», per cancellare leggi che i cattolici non accettavano. Oggi invece assistiamo a una battaglia che tocca l'autonomia del potere legislativo, perché punta a impedire che una norma venga promulgata. È una questione delicata non solo rispetto al problema della laicità dello Stato ma anche riguardo al tema centrale del ruolo del laico nella Chiesa. Il cattolico impegnato in politica non è un terminale della gerarchia, mantiene intatta la sfera della sua libertà di coscienza. Perciò temo che in questo scontro vengano sacrificati due principi costituzionali: i parlamentari sono eletti senza vincolo di mandato; lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

In cosa gli interventi della Cei sarebbero lesivi della sovranità dello Stato?

Se allo Stato non compete il giudizio sulle materie che riguardano il diritto naturale, come ho sentito affermare da autorevoli esponenti della gerarchia ecclesiastica, vuol dire che gli si riconosce solo una sovranità limitata. Inoltre, nella posizione dei vertici della Chiesa colgo anche una profonda contraddizione: se davvero le convivenze sono una pericolosa minaccia per la società, allora andrebbero proibite. Se vengono tollerate, perché non legiferare per dare loro un assetto chiaro che definisca diritti e doveri? Mi viene il sospetto che dietro la posizione così rigida del presidente della Cei vi possa essere invece un'altra ragione.

Quale potrebbe essere?

Il cardinale forse ritiene che se il governo Prodi non riesce a superare lo scoglio delle unioni civili rischia seriamente di cadere. Non penso che Ruini abbia intrapreso la battaglia contro i Dico perché vuol far cadere il governo, ma sa bene che questa potrebbe essere una conseguenza non troppo remota.

C'è persino chi ascrive a Ruini il disegno di volersi opporre alla nascita del Partito democratico.

Sarebbe ancora più grave poiché non è compito della Chiesa pronunciarsi su quale partito debba nascere. Certo anche questa potrebbe essere una conseguenza dell'azione della presidenza della Cei. Ma c'è un pericolo, che forse le gerarchie ecclesiastiche non hanno debitamente messo in conto: così facendo si annaffia giorno per giorno la pianta dell'anticlericalismo. È una pianta carnivora, che oggi appare insignificante ma cresce silenziosamente e domani potrebbe divorare tutto, come è accaduto in Spagna.

In realtà non solo il capo dei vescovi italiani, ma anche il Papa e gli episcopati di altri Paesi si sono pronunciati contro le unioni di fatto. Sono tutti contro Prodi?

Certamente no. Ma invito a cogliere importanti sfumature di accenti e di tono. Il Papa parla della funzione pedagogica della legge e del pericolo che questa incoraggi le giovani coppie a non seguire la strada del matrimonio. A differenza di Ruini, Benedetto XVI non si è rivolto ai parlamentari, non ha mai cercato di condizionare l'atto positivo di approvazione di una legge. Anche nel suo recente viaggio in Spagna ha sempre parlato a favore della famiglia mai contro il governo Zapatero. Così gli episcopati di altri paesi del mondo, Canada, Francia, Germania, hanno criticato il riconoscimento delle unioni civili ma si sono anzitutto concentrati sulla richiesta di azioni concrete a tutela della famiglia tradizionale. Mi sembra che questo sia anche l'atteggiamento di una fetta consistente dell'episcopato italiano, che non condivide i toni da battaglia finale della presidenza della Cei, ma per ora è ridotto al silenzio.

Lo scontro è condizionato anche dalla fine del mandato del presidente della Cei?

In questi mesi Ruini ha cominciato a fare i conti con la prospettiva della fine del suo mandato ai vertici della Chiesa italiana. Sa che, chiunque sarà il suo successore, non avrà mai il suo stesso carisma, la sua stessa lucidità, la sua stessa passione nel misurarsi con la politica italiana. Perciò è possibile che viva la battaglia sulle unioni di fatto come l'ultima spiaggia, l'eredità spirituale che lascia al Cattolicesimo italiano.

Qual è invece il progetto del cardinale Tarcisio Bertone sulla Cei?

Negli ultimi vent'anni con Ruini i vertici della Chiesa italiana sono stati interlocutori dei partiti prima che della società. Probabilmente il cardinale Bertone, fedele alla visione di Benedetto XVI, per il futuro pensa a una Chiesa italiana capace di farsi interlocutrice della società prima che della politica.

Questo potrebbe significare che la Segreteria di Stato riprenderà in mano a poco a poco i rapporti con la politica italiana, che Wojtyla aveva delegato a Ruini, lasciando alla Cei più libertà ed energie per la missione pastorale, cioè annunciare il Vangelo.



AVVENIRE: "MINACCE SUL CONCORDATO, PER FAR TACERE LA CHIESA"



"Certi settori laici sviluppano un ragionamento strumentale per mettere in crisi le relazioni tra Chiesa e Stato".

L'Avvenire rileva con preoccupazione che dopo il referendum sulla procreazione medicalmente assistita ed ora il ddl sui Dico alcuni gruppi politici chiedono con grande insistenza di rivedere il Concordato per abolire "le forme di finanziamento delle confessioni".



Alla vigilia dell'annuale ricevimento all'ambasciata italiana presso la Santa Sede per l'anniversario dei Patti Lateranensi, il quotidiano dei vescovi affida al professor Carlo Cardia un editoriale di prima pagina intitolato: "Il Concordato non può comprare il silenzio".

"Chiunque vede che siamo di fronte ad una specie di ritorsione censoria che chiama in causa questioni che non hanno alcun rapporto tra di loro. Quasi che il Concordato e le Intese possano comprare il silenzio delle chiese. Un salto indietro - si legge - verso l'Ottocento in controtendenza nei confronti dell'Europa".



La libertà della Chiesa così come quella di altri culti, ha aggiunto Cardia, "non è oggetto di concessione da parte di alcuno, ma ha fondamento nella Costituzione elaborata col contributo di tutti e nell'ispirazione giusnaturalistica della democrazia politica".

Morale: "Forse l'agitarsi di alcuni gruppi vuole raggiunger un risultato obliquo, quello di sventolare la bandiera della laicità per non doversi confrontare nel merito con le idee e le proposte dei cattolici".





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